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Chi è Amir Ali Haydari, il 17enne ucciso diventato simbolo della protesta in Iran

Il racconto dei familiari: "Colpito al cuore durante le manifestazioni". Nel video diffuso da Sky News agenti in borghese sparano contro i manifestanti

Chi è Amir Ali Haydari, il 17enne ucciso diventato simbolo della protesta in Iran
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Decine e decine di cadaveri, uomini e donne alla ricerca dei propri cari di cui non hanno notizia da giorni. Le proteste in Iran vanno avanti e nelle ultime ore è diventata virale sui social la foto di Amir Ali Haydari, 17 anni, indicato da attivisti e media internazionali come una delle giovani vittime della repressione del regime e ora diventato simbolo della rivolta.

Il cugino Diako, residente a Cardiff, ha fornito alla rete britannica Sky News una ricostruzione di quanto appreso dalla famiglia nel Paese. Secondo il suo racconto, il ragazzo avrebbe preso parte alle manifestazioni dello scorso giovedì insieme ai compagni di classe a Kermanshah, nell’area occidentale dell’Iran. Durante quelle proteste, riferisce il parente, Amir sarebbe stato ucciso dalle forze di sicurezza. Diako sostiene che in quella stessa zona “centinaia di persone” sarebbero state uccise.

È stato colpito al cuore, e mentre esalava l'ultimo respiro lo hanno colpito alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra” la ricostruzione dell’uomo all’emittente britannica. A suo dire, all’obitorio sarebbe stato poi rilasciato un certificato di morte che riportava come causa una “caduta da una grande altezza”. E non è tutto: segnala l’esistenza di un video girato lo stesso giorno a Kermanshah che mostrerebbe uomini in borghese intimidire e sparare contro i manifestanti. I familiari di Amir Ali Haydari riferiscono inoltre che diversi compagni del diciassettenne sarebbero rimasti gravemente feriti. “Due sono in coma e hanno ucciso molti dei suoi amici. Proprio come lui. Li hanno fucilati. Molti amici di Amir Ali sono morti”: racconta ancora Diako. Lo stesso parente aggiunge che lo zio del ragazzo, recatosi a riconoscere la salma, avrebbe trovato “circa 500 cadaveri in ospedale” e avrebbe dovuto individuare il corpo del figlio tra quelli presenti.

La situazione è particolarmente delicata. Secondo quanto riferito, i corpi senza vita dei manifestanti sarebbero stati così tanti che le autorità avrebbero requisito due autobus per trasportarli all’obitorio dell’ospedale Taleghani.

"Non ho dormito stanotte, io e mia moglie non abbiamo dormito. Non c'è niente che possiamo fare" conclude lo zio del diciassettenne, colpito dal regime come Mahsa Amini, Rubina e tutti gli altri ragazzi a caccia di libertà.

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