Gli attivisti della Flotilla che sono stati fermati ad aprile da Israele in acque internazionali al largo di Creta e due di loro, Thiago Avila e Saif Abukesheck, sono stati trattenuti in Israele fino a sabato pomeriggio, quando sono poi stati espulsi. Le accuse nei loro confronti mosse inizialmente da Tel Aviv erano molto forti e sono state necessarie diverse verifiche prima di procedere al rilascio. Nel frattempo la Flotilla è ripartita e prima di dirigere la prua verso Gaza, dalla Grecia, ha fatto una sosta in Turchia per congiungersi con le altre imbarcazioni. Sono in tutto 60 le barche che dovrebbero partire alla volta di Gaza, al netto di quelle che sono state già intercettate da Israele che invece, sono ferme in Grecia. Da Marmaris, dove si trova ora la maggior parte delle barche, il viaggio verso Gaza senza soste avrebbe una durata di diversi giorni, quindi è plausibile che per l’ultima sosta le barche si fermino a Cipro. I tempi per la nuova partenza non sono ancora stati scanditi ma è plausibile che avvenga entro la settimana.
Nessuna fretta di ripartire, ovviamente, da parte della Flotilla, che probabilmente aspetterà a Marmaris anche Abukesheck, che appena sbarcato a Barcellona dopo il rilascio israeliano ha annunciato l’intenzione di voler tornare sulle barche della Flotilla. “Non ci arrenderemo, lavoreremo un giorno dopo l'altro, perché le lotte richiedono sacrificio. Sono a Barcellona per preparare la valigia e unirmi di nuovo nei prossimi giorni ai miei compagni in Turchia”, ha dichiarato al suo arrivo all'aeroporto della città catalana, dove risiede. “Non siamo eroi né vogliamo esserlo. Ciò che vogliamo è che si parli e si racconti quanto accade ogni giorno in Palestina”, ha aggiunto parlando con i giornalisti. Israele ha già definito Abukesheck e tutti gli altri attivisti “provocatori professionisti” e non è chiaro quali potrebbero essere le conseguenze di un secondo fermo.
La Flotilla non arriverà a Gaza, la marina israeliana agirà come fatto lo scorso autunno e bloccherà le barche prima che possano varcare il confine delle acque controllate direttamente da Tel Aviv. Benché le navi siano numerose, non ci sono grandi possibilità che possano superare il blocco israeliano e l’epilogo è già scritto: le barche verranno sequestrate, alcune saranno affondate, gli attivisti fermati e trasferiti nel porto di Ashdod.
Qui verranno svolte le pratiche burocratiche mentre gli attivisti saranno in stato di fermo e successivamente verranno tutti espulsi. Un copione già visto, che però potrebbe complicarsi per chi, come Abukesheck, ha un fermo recente. O per chi, come l’attivista sudcoreana, si è vista revocare il passaporto dal proprio Paese.