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Lovati: "Ho preso solo i miei soldi. Sempio? Lo aspetto a braccia aperte"

Le rivelazioni a Quarto Grado di Massimo Lovati, fino a un mese fa avvocato di Andrea Sempio, come lo era stato nella seconda indagine a suo carico nel 2017

Screen Quarto Grado
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Vorrei dire che è stata una bella partita, quella che ho giocato al fianco di Andrea Sempio dal 2017 a pochi giorni fa, ma non è finita qui. È una partita che è stata sospesa per me”. Così Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio - che aveva seguito anche in occasione della sua seconda indagine nel 2017, non solo in questa del 2025, in cui è stato sostituito da circa un mese con Liborio Cataliotti - ha esordito in un’intervista esclusiva rilasciata a Quarto Grado, trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi.

Il nodo dei contanti e della corruzione

Lovati è al centro della cronaca non solo per le indagini a carico di Andrea Sempio sul delitto di Garlasco, ma anche per un’indagine per presunta corruzione condotta dalla procura di Brescia. Tutto è partito da un appunto trovato in casa dei Sempio, con la scritta “Venditti gip archivia x 20.30. euro”, ma anche altre note con cifre in migliaia. E sui conti dei Sempio nel 2017 sarebbero stati movimentati circa 43mila euro.

Lovati ha sostenuto di essere stato pagato in contanti dalla famiglia del suo assistito, ma cosa è accaduto per i suoi colleghi? A difendere Sempio c’erano nel 2017 anche gli avvocati Federico Soldani e Simone Grassi. “Io ho ricevuto quanto mi spettava dalla famiglia Sempio nel corso di otto mesi di attività professionale - ha chiosato Lovati - […] Andavo a prendere la mia parte, il mio terzo, nello studio Soldani e non ho mai chiesto niente a Sempio, non ho mai avuto rapporti di richiesta di soldi con Sempio. […] No, quando loro portavano la busta, Soldani o Grassi mi telefonavano, io andavo da loro e prendevo la mia parte”.

Lovati smentisce seccamente che lui o i suoi colleghi possano aver fatto da tramite per corrompere qualcuno nel corso delle indagini del 2017, e ha invitato Soldani e Grassi a dire la verità: “Che dicessero la verità. Perché è inutile nascondersi come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Tanto non è che c'è granché, se non hanno fatturato va bene, che problema c'è? Se loro dicessero la verità, loro 15 più 15 più 15 fa 45. […] Io ne ho presi 15 o 16 mila, una roba del genere”.

In un’intercettazione, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, genitori di Andrea, parlano di un “modo per pagare quei signori lì”, e secondo Lovati si riferirebbero al corrispettivo per i legali. L’avvocato afferma di aver visto una sola nota durante la perquisizione: “C'era una colonna di cifre, tutte espresse in migliaia. Fra le quali mi sembra di ricordare che c'erano 6.400 euro, quello che è, della fattura per Garofano. […] Non le mie, ma quelle che sono andate agli avvocati”.

Lovati, smentendo inoltre di aver mai avuto informazioni prima dell’interrogatorio al suo assistito, spende un pensiero per Giuseppe (“dire la verità mi sembra alleggerisca la sua posizione”) e per Andrea Sempio (“lo riprenderei a braccia aperte”).

La consulenza Linarello

C’è un altro punto che gli inquirenti dovranno chiarire. L’indagine del 2017 fu riaperta a seguito della consulenza che Pasquale Linarello aveva realizzato per la difesa di Alberto Stasi, condannato nel 2015 per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Nella consulenza veniva individuato un Dna maschile sul margine ungueale della vittima, Dna che, nell’ipotesi investigativa, potrebbe appartenere ad Andrea Sempio.

Tuttavia anche i legali dell’indagato sarebbero stati in possesso di quella consulenza, che sarebbe stato un atto secretato. “Prima di tutto non era un atto secretato - precisa Lovati - perché già dal 24 dicembre tutta la stampa lo sapeva. Siccome non era un atto proveniente dalla Procura della Repubblica, ma un atto privato non può essere un atto secretato”. Lovati aggiunge inoltre di averla ricevuta lui la consulenza e di non essere tenuto a dire chi gliela abbia data, ma parla di un contatto con “gli organi di giornalismo” e “a mano”.

Nel 2017 la difesa di Sempio chiese una consulenza al generale dei Ris Luciano Garofano proprio per contrastare le accuse, ma quella consulenza non venne mai depositata: “La consulenza Garofano sconfessava completamente la consulenza Linarello.

Io me la son tenuta nel cassetto perché non c'è stata necessità di depositarla, visto che De Stefano, chiamato dal dottor Venditti aveva già chiarito la questione e la procura non aveva ritenuto di fare una conferenza tecnica propria”, conclude Lovati.

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