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Sempio: "Mai conosciuto Stasi, ma per me è carnefice"

Il neo indagato per l'omicidio di Chiara Poggi in un’intervista a Dritto e Rovescio risponde sull'alibi. E sul condannato Alberto Stasi: "Nelle carte non c'è nulla che smonti le vecchie condanne"

Sempio: "Mai conosciuto Stasi, ma per me è carnefice"
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Andrea Sempio è lapidario. Per lui Alberto Stasi, condannato nel 2015 per il delitto di Garlasco, è “carnefice” e non vittima. Lo afferma in un’intervista rilasciata ieri a Paolo Del Debbio durante la trasmissione “Dritto e rovescio”. Non dà un giudizio immediato ma poi risponde. “Ogni volta che mi chiedono di lui io ho un problema: io le carte dei processi che l'hanno portato alla condanna non le ho viste, e non credo neanche che basti leggerle così e dire: ‘Va', le ho lette, le ho capite’. Non credo, se no non ci sarebbero 5 gradi di giudizio, Cassazione, non è materia così semplice. Vedendo quello che io ho visto nella parte che ho potuto seguire, non ho trovato nulla che smonti le vecchie condanne. Quindi io ad oggi quella condanna non la vedo come ingiusta, non vedo nulla che le vada a smontare per ora. Quindi sì, per me è il carnefice”.

Poi fa delle precisazioni. Sempio dice di non aver mai conosciuto Stasi, né di averlo frequentato o di averci mai parlato. Ricorda solo un momento in cui l’avrebbe incrociato in un locale: "Eravamo in un locale di Garlasco a cena io e i miei amici e c'era lui in un altro tavolo. Noi eravamo col Marco e allora abbiamo cercato con il proprietario di cambiare tavolo in modo che non si incrociassero. Quella è stata l'unica volta che io l'ho incrociato dal vivo. Però non ci ho mai parlato, mai scambiato una parola, niente”.

Si riferisce a Marco Poggi, fratello della vittima Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Nelle tre diverse indagini che l’hanno coinvolto - le prime due sono state archiviate mentre la terza è in corso - ad Andrea Sempio è stato chiesto cosa abbia fatto la mattina del delitto. Il 38enne ha sempre raccontato di essersi recato a Vigevano per acquistare un libro, ma di non ricordarne il titolo. Trovata la libreria chiusa, ci sarebbe tornato anche il giorno successivo.

“Semplicemente non me lo ricordo - ha spiegato a Del Debbio - A me sembra che ormai ci si stia attaccando a ogni virgola. Cioè, se io dico: ‘Quella mattina lì vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa, faccio un giro della piazza, torno a casa’. In un'altra intervista dico: ‘Quella mattina vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa, torno a casa’. Ah, non ha più detto che ha fatto il giro della piazza.

Cosa vuol nascondere? Perché cambia versione? Se l’è dimenticata? Sono inezie. O adesso mi tiri fuori: ‘Io ho un filmato di te che vai nel vicolo dei Poggi, esci fuori coperto di sangue’. Allora va bene, lì c’è un problema, ma se no, non me lo ricordo, semplicemente”.


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