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Tutto quello che non torna su Federica Torzullo: il corpo dissanguato, il rogo e l’ombra di un aiuto

Gli inquirenti hanno posto sotto indagine il marito, ma restano numerosi interrogativi sulle circostanze della sua scomparsa e sul possibile coinvolgimento di altre persone

Tutto quello che non torna su Federica Torzullo: il corpo dissanguato, il rogo e l’ombra di un aiuto
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È una colonna di fumo, ripresa all’alba del 9 gennaio dalle videocamere di un’azienda confinante, a indirizzare le indagini sul destino di Federica Torzullo. Le immagini mostrano un rogo provenire da un cassone appartenente alla ditta del marito, Claudio Carlomagno, ad Anguillara Sabazia. Proprio lì, nascosto sotto uno strato di terra e rovi sistemati ad arte, i carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia hanno individuato il punto in cui scavare. Sotto quel terreno era sepolto il corpo della donna, scomparsa da giorni.

Il tentativo di cancellare le tracce

Secondo quanto riferito da Carlomagno durante l’interrogatorio di garanzia, dopo l’uccisione avrebbe caricato il cadavere della moglie nel cassone insieme al suo telefono e ai teli utilizzati per ripulire il sangue in casa. Avrebbe poi dato fuoco a un sacco di plastica, accorgendosi solo in un secondo momento che le fiamme stavano coinvolgendo anche il corpo, già gravemente martoriato. A quel punto avrebbe cercato di spegnere l’incendio gettando sabbia e colpendo con una pala. Per l’uomo sono scattate le accuse di femminicidio e occultamento di cadavere.

Il sospetto della Procura, qualcuno lo ha aiutato?

La Procura di Civitavecchia, guidata da Alberto Liguori, non esclude che il 44enne possa aver ricevuto un supporto esterno. Gli inquirenti attendono l’analisi forense del telefono dell’indagato per verificare eventuali messaggi inviati dopo il delitto, alla ricerca di contatti che possano averlo aiutato a gestire il corpo. Sotto la lente anche i movimenti del padre, rimasto nella villetta del figlio per appena nove minuti quella mattina, un tempo ritenuto insufficiente per collaborare attivamente, ma che non dissolve del tutto i dubbi investigativi. Anche gli spostamenti successivi verso un cantiere a Prima Porta non coincidono perfettamente.

La versione che non convince

Continuano intanto le ricerche dell’arma del delitto, un coltello che Carlomagno sostiene di aver gettato in un corso d’acqua lungo la Braccianese Claudia. L’uomo parla di un gesto impulsivo e colloca l’omicidio alle 6.40 del mattino del 9 gennaio, mentre la moglie stava entrando in doccia. Dice di averla colpita al collo con un coltello usato abitualmente per sturare il bidet, infierendo con 23 fendenti.

Dove è stata uccisa Federica?

La ricostruzione dell’indagato, però, non convince chi indaga. Nel bagno non sono emerse tracce di sangue compatibili con un’aggressione così violenta. Il luminol ha invece restituito evidenze significative nel soggiorno al piano terra. Per questo gli investigatori ipotizzano che l’omicidio sia avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, lasciando all’uomo molte più ore per ripulire la scena e organizzare l’occultamento del corpo.

Un corpo senza sangue

L’autopsia ha rivelato un elemento inquietante, nelle vene di Federica non era rimasta nemmeno una goccia di sangue. Un dato che va oltre i colpi mortali inferti alla regione cervico-laterale sinistra e che apre allo scenario di ulteriori tagli praticati dopo la morte, forse nel tentativo di smembrarla. Una circostanza che rende ancora meno credibile la finestra temporale indicata dall’indagato.

L’ora della morte

Stabilire con precisione il momento del decesso sarà estremamente difficile. Il corpo è rimasto sepolto per dieci giorni, in condizioni tali da impedire anche l’esecuzione del cosiddetto “dna da contatto”, che avrebbe potuto chiarire se altre persone abbiano toccato la salma. L’ultimo messaggio inviato da Federica al nuovo compagno, un bartender di Ancona, risale alle 22.30 dell’8 gennaio.

Il motivo scatenante dell’omicidio

Sebbene non sia stata contestata la premeditazione, gli inquirenti non escludono che l’omicidio possa essere stato pianificato. Federica aveva annunciato al marito l’intenzione di lasciare la casa coniugale al ritorno da un viaggio in Basilicata.

Una decisione che potrebbe aver innescato una violenza maturata nel tempo, alimentata dal timore di perdere la quotidianità con il figlio. Una paura che, oggi, potrebbe essersi trasformata in una perdita definitiva.

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