Che cosa sono le residenze sanitarie assistenziali e come funzionano

Le rsa, finite al centro dell'attenzione pubblica dopo l'emergenza coronavirus, sono state introdotte in Italia negli anni Novanta e al loro interno vengono ospitate persone non più in grado di gestirsi e che hanno bisogno di cure mediche

Le residenze sanitarie assistenziali sono state introdotte in Italia negli anni Novanta e, da quasi 30 anni, non sono soltanto gli spazi in cui è ospitata la popolazione più anziana, ma rappresentano anche una casa per tutte quelle persone che non sono più autosufficienti e non hanno un’assistenza domiciliare adeguata. All'interno delle rsa gli anziani trasferiscono tutto ciò che resta della loro esistenza. I ricordi, quel che resta della loro memoria e, a volte, anche tutta la loro solitudine. Sono strutture non ospedaliere, ma comunque di tipo sanitario, che ospitano per un periodo variabile, che va dalle poche settimane a un tempo indeterminato, persone non in grado di gestirsi e che necessitano di cure mediche, di un'articolata assistenza sanitaria e di più specialisti. Non sono ospedali e né case di cura, luoghi rivolti principalmente ai pazienti sofferenti di una patologia acuta. E soprattutto non sono case di riposo, dove gli ospiti sono almeno parzialmente autosufficienti.

Come funzionano le rsa?

Le rsa sono gestite da enti pubblici o privati che offrono ospitalità, prestazioni sanitarie e assistenziali, aiuto nel recupero funzionale e nell'inserimento sociale e prevenzione delle principali patologie croniche. Di solito, in queste strutture vengono garantite l'assistenza medica e infermieristica, quella riabilitativa, l'aiuto per lo svolgimento delle attività quotidiane, una sorta di animazione e socializzazione e prestazioni "alberghiere", come il servizio ristorante, la lavanderia e la pulizia.

Come si accede a questo servizio?

Per poter usufruire di questo servizio è necessario rivolgersi all'azienda sanitaria locale territorialmente competente o al servizio sociale del comune di residenza, per avere riconosciuta la condizione di non autosufficienza (essenziale per poter accedere a questo tipo di struttura). Le spese, stabilite dagli enti (che gestiscono le rsa in accordi con il comune) sono suddivise tra il Servizio sanitario nazionale, il comune stesso e l'utente.

Perché ne parlano tutti?

Nelle ultime settimane, le residenze di questo tipo, che ospitano principalmente persone molto anziane, sono finite al centro dell'attenzione pubblica per la gestione dell'emergenza legata al coronavirus che, in alcuni casi, almeno secondo quanto riportano alcune testimonianze e denunce dei familiari degli ospiti, è risultata lacunosa. Le varie responsabilità, tutte da accertare per quanto riguarda i singoli casi, sono diverse e vanno dalla poca disponibilità dei materiali di protezione individuale alle modalità di contegno dei contagi da Covid-19 tra gli anziani.

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Commenti
Ritratto di El Presidente

El Presidente

Gio, 16/04/2020 - 11:42

Questo articolo è un capolavoro. Avete dato una definizione di RSA senza tirare in ballo le regioni, come se non c'entrassero nulla. Stupendo! Saniamo la mancanza prendendo le informazioni DIRETTAMENTE DAL SITO DELLA REGIONE LOMBARDIA. In merito a chi paga e sulla base di quale rapporto: "Nelle RSA, sia pubbliche che private che sono accreditate e che hanno un contratto con la ATS, una parte dei costi viene sostenuta dal FONDO SANITARIO REGIONALE, l’altra dalle persone ospiti o dai Comuni dove esse risiedono. Nelle RSA che non hanno un contratto con la ATS, i costi sono totalmente a carico delle persone ospiti o dei Comuni di residenza.". Le ATS sono organismi controllati dalle regioni ma questo credo lo sappia chiunque sia mai andato a farsi una visita o a fare un esame.