"Così scopro come agiscono gli assassini sulla scena del delitto"

Un mestiere per pochi ma fatto con passione. Così il medico legale riesce a scoprire importanti informazioni sui decessi avvenuti in circostanze misteriose. Il dottor Alberto Alongi rivela qualche dettaglio a IlGiornale.it

"Così scopro come agiscono gli assassini sulla scena del delitto"

Si trova a operare sulla scena di un delitto o di quelle morti che presentano, almeno inizialmente, diversi lati oscuri. È il medico legale, una figura professionale che un po’ tutti iniziamo a conoscere sin da piccoli perché al centro di film e serie televisive in cui si intrecciano misteri legati a omicidi di difficile soluzione. Una figura fondamentale per scoprire le modalità di un decesso avvenuto in circostanze contrassegnate da aloni, e che diviene in alcuni casi di primaria importanza in ambito processuale per definire colpevoli e innocenti.

Ma come lavora nello specifico il medico legale sulla scena del crimine? “Non bisogna mai dare nulla per scontato” dice a “IlGiornale.it” il dottor Alberto Alongi, specialista in Medicina Legale e Cultore della Materia in Medicina Legale all’Università degli Studi di Palermo. Il dottor Alongi ci rivela qualche segreto del suo lavoro.

Quali sono le prime cose che fa il medico legale sul luogo in cui viene rinvenuto un cadavere?

"Prima di esaminare la scena del crimine e procedere con l’ispezione cadaverica, è importantissimo raccogliere quante più informazioni possibili dalla polizia giudiziaria che ha già iniziato le indagini su disposizione dell’autorità giudiziaria. Non bisogna mai dare nulla per scontato. Non è il ritrovamento di un semplice biglietto di addio a dirci che si tratta di suicidio. Molto spesso, i decessi avvenuti in circostanze apparentemente pacifiche, sottendono dinamiche molto più particolari e complesse, che contemplano l’intervento di terze persone, talvolta insospettabili a un primo approccio. A dare una risposta a tutte le domande rimaste inizialmente irrisolte ci pensa poi il medico legale. I primi momenti sono rappresentati dallo studio dell’ambiente e dall’ispezione cadaverica".

Cosa deve essere notato nell'immediato?

"Poiché si tratta di accertamenti non ripetibili, in quanto reperti alterabili nel tempo, è importantissimo cogliere sin da subito tutti gli elementi d’interesse. Si procede dunque allo studio delle lesioni sul cadavere, della posizione di rinvenimento, alla datazione dell’epoca di morte e a indentificarne la causa. Ciò al fine di verificare la sussistenza di reati correlati al decesso. Quando la causa di morte non emerge con il solo esame esterno, si procede poi con l’autopsia".

Quanto può inficiare sull’esito dei rilievi la contaminazione del luogo a causa dell’accesso dei non addetti ai lavori?

"La scoperta di un cadavere è un evento che desta molta curiosità. Ciò non di rado può condurre all’intromissione di non addetti ai lavori. Se l’isolamento dell’ambiente ove viene rinvenuto il cadavere non è tempestivo ed efficace, si rischia talvolta di perdere elementi di valutazione altrimenti irrecuperabili. Troppo spesso accade, ad esempio, l’immediata apertura delle finestre di un appartamento per il ricircolo d’aria - questo solitamente è conseguente all’azione dei primi soggetti che rinvengono il cadavere. Se da un lato tale reazione istintiva è umanamente comprensibile, dall’altro questa semplice azione può inficiare la serena valutazione dello studio della temperatura cadaverica in rapporto alla temperatura ambientale, presupposto utile per la datazione dell’orario del decesso".

E nei casi di suicidio?

"Oppure, nei casi di suicidio, non raramente accade che, nel tentativo di occultare le modalità del gesto, qualche parente del deceduto proceda alla rimozione dei mezzi con cui si è realizzato il gesto autolesivo. In genere comunque si tratta piccole modificazioni, che non destano alcuna problematica ai fini della risoluzione del caso".

Quanto può influire la tempistica del ritrovamento del cadavere ai fini di una precisa valutazione delle circostanze di morte?

"La tempistica del ritrovamento è molto importante. In linea di massima, più 'fresco' è il cadavere e più informazioni esso è in grado di fornire. La progressione dei fenomeni putrefattivi e il conseguente disfacimento dei tessuti, soprattutto nei cadaveri particolarmente datati, rende la valutazione delle circostanze della morte più complessa. In questi casi, oltre all’esecuzione di un minuzioso esame esterno e dell’autopsia, sono di particolare ausilio branche come ad esempio la radiologia e l’entomologia forense".

Quando il cadavere presenta lividi e sangue sul corpo, prima di arrivare all’autopsia c’è un modo di capire se si sia trattato di morte per via accidentale o omicidio?

"Più che di un modo specifico, parlerei di metodologia specifica. Questo perché ogni morte presenta modalità e circostanze uniche, che difficilmente possono sovrapporsi tra più casi, se non per linee generali. Nel cadavere che presenta lesività traumatica, come ad esempio contusioni, escoriazioni o ferite di varia natura, è di grande importanza, in primis, valutare la compatibilità delle stesse con il mezzo di produzione sospetto (arma tagliente, arma da fuoco, corpo contundente e così via). Per fare ciò, oltre allo studio delle lesioni, bisogna realizzare uno studio approfondito delle caratteristiche dell’arma. Importantissimo valutare anche la presenza di ferite presenti in sedi impossibili da raggiungere da soli, così come la presenza di lesioni correlabili a tentativi di difesa dall’aggressore. Le macchie cadaveriche, cosiddette ipostasi, possono dirci se un cadavere è stato spostato. Si potrebbe andare avanti ore, ma non vorrei svelare troppi trucchi del mestiere per ovvie ragioni".

Nel caso di avvelenamento?

"Nei casi di avvelenamento solitamente le macchie cadaveriche assumono colorazioni del tutto caratteristiche che permettono una presunzione diagnostica ancor prima di effettuare l’esame autoptico. Per esempio nell’intossicazione da monossido di carbonio le macchie diventano di un tipico colore rosso ciliegia. Nell’avvelenamento è anche importante acuire l’olfatto. Per esempio il cianuro odora di mandorla amara".

Nel caso di omicidio, come si fa a risalire all’autore del delitto?

"Le indagini vengono realizzate e condotte dall’autorità giudiziaria. Il medico legale è un consulente tecnico che, essendo in possesso di particolari conoscenze tecnico-scientifiche, le mette a disposizione della giustizia. Durante il percorso d’indagine si possono intersecare ulteriori competenze di varia natura. Nei casi di omicidio, il medico legale può dare importantissime informazioni ai fini d’indagine. Oltre all’identificazione di una causa di morte, ricostruisce la dinamica dell’evento traumatico, identifica il tipo di armi da ricercare quando queste non vengono trovate, il numero di persone intervenute. Se trattasi di soggetto destrimane o mancino, il numero dei colpi, la loro direzione, la distanza dei colpi (quando si tratta di colpi d’arma da fuoco) tali evidenze scientifiche vengono assunte da chi conduce le indagini per risalire all’autore materiale del delitto".

Quali sono i passi falsi che spesso i killer commettono e che poi lei rileva?

"L’omicidio perfetto non esiste. Ogni assassino lascia sempre qualche traccia del suo operato. L’omicidio, in genere, è un evento che implica una grande violenza; ciò comporta la realizzazione di inevitabili sbavature nell’esecuzione della missione omicidiaria e la conseguente disseminazione di elementi, anche piccoli, dirimenti ai fini della risoluzione del caso. La vittima, se in stato di lucidità, tende a scappare e a difendersi. Anche un millimetrico segno di agopuntura non sfugge all’attenzione del medico legale scrupoloso".

Quali sono le caratteristiche principali che secondo lei deve avere un buon medico legale?

"È un lavoro molto particolare che richiede, in primis, una fortissima passione per la materia. A causa della crudeltà di certe scene, non credo sia un lavoro adatto a tutti. È molto importante saper mantenere la lucidità in ogni situazione, proprio al fine di carpire tutti gli aspetti d’interesse per la risoluzione del caso. Come dicevo prima, non bisogna mai dare nulla per scontato e indagare ogni singolo caso con la stessa attenzione e scrupolosità. Tuttavia il medico legale non tratta solamente di cadaveri, ma anche di questioni a minore impatto emotivo, come il contenzioso in tema di responsabilità sanitaria, invalidità, assicurativo e altro, aiutando a risolvere le diverse problematiche di tipo sanitario".

Ci può raccontare qualche caso di difficile soluzione in cui si è imbattuto?

"Nel mio lavoro ho avuto l’opportunità, dal punto vista professionale, di imbattermi in diversi casi singolari. Dico opportunità perché ogni difficoltà è una sfida e ogni sfida è un’occasione di crescita e arricchimento personale. Sicuramente la tragedia che si è consumata pochi giorni fa a Ravanusa, in cui hanno perso la vita ben nove persone, sarà per me difficile da cancellare. Si tratta di un evento che ha sconvolto l’intera comunità e che mi ha richiesto e richiederà, in qualità di medico legale incaricato dalla procura fin dal primissimo sopralluogo nei pressi del disastro, un notevole impegno di energie per accertare ogni elemento utile ai fini di giustizia. Per il resto mi è capitato di esaminare, ad esempio, casi complessi di cadaveri depezzati e contemporaneamente inficiati dai morsi di animali selvatici, rinvenuti di notte in aperta campagna, in cui gran parte delle strutture anatomiche non erano più riconoscibili. Per il resto, altri decessi insoliti che ho avuto l’occasione di analizzare sono stati ricollegabili ad asfissie da pratiche autoerotiche, come il 'bondage', ove sono stati utilizzati maschere, cappucci neri, oggetti e legature particolarmente complesse, che hanno richiesto un’attenta valutazione per giudicare se le stesse fossero realizzabili autonomamente. Certi nodi e legature richiedono una certa esperienza da parte dell’esecutore".

E poi?

"Ho inoltre avuto l’occasione di osservare e indagare anche su rari casi di suicidio in cui sono stati utilizzati più mezzi lesivi (arma da fuoco-impiccamento, arma tagliente-impiccamento); questi sono casi particolari che, all’occhio dei non esperti, possono facilmente indurre l’impressione erronea che si tratti di omicidi. Non posso anche non citare il rinvenimento di un piccolo feto all’interno dell’utero di una giovane donna accoltellata per futili motivi, ritrovata di notte e nascosta nei pressi di un terreno di campagna. Ci sarebbero molti casi interessanti da citare, ma non credo basterebbe una sola intervista".

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