Vogliono toglierci pure il crocifisso dalle scuole

La Cassazione chiamata a pronunciarsi sul ricorso di un insegnante contrario al crocifisso nelle aule. I cattolici temono l'effetto domino

Vogliono toglierci pure il crocifisso dalle scuole

É un singolo episodio concreto, ma per qualcuno il vero rischio è l'effetto domino. Quello che può succedere dal giorno dopo. La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane è stato spesso al centro di discussioni politico-culturali.

Certa sinistra ha sempre riproposto la questione, specie quando altri cavalli di battaglia perdono in significato. A fasi alterne, insomma, ma con continuità. Si tratta di una polemica sempre verde. Le Sezioni unite della Corte di cassazione dovrebbero riunirsi nella prima metà di luglio per decidere sul ricorso di un docente che è incaricato in Umbria. Non è un periodo semplice per le identità in generale, figurarsi per quelle religiose. Lo sappiamo. Forse è anche per questo che il Centro Studi Rosario Livatino ha iniziato a puntare i riflettori sulla vicenda.

Succede, secondo quanto raccontato a IlGiornale.it dal professor Filippo Vari, vice presidente del Livatino e professore ordinario di Diritto costituzionale presso l'Università Europea di Roma, che "un professore, vicino alla Unione Atei Agnostici Razionalisti" inizia a rimuovere durante le prime fasi delle sue lezioni "il crocifisso dal muro, contro la volontà espressa dagli studenti e contro un provvedimento del dirigente scolastico che chiedeva di rispettare tale volontà". A questo punto, sempre stando al racconto del costituzionalista, la "mancata osservanza del provvedimento" comporta la sospensione di trenta giorni delle funzioni e dello stipendio del docente. La faccenda però non passa in sordina, e il professore, dopo aver perso in primo grado ed in Appello, presenta ricorso in Cassazione. Arriviamo così ai giorni nostri, ossia in prossimità di una decisione che può fare notizia.

Sono tempi, questi, in cui si fa un gran parlare della libertà d'espressione e, più in generale, del concetto stesso di libertà. Da un punto di vista culturale, attorno al crocifisso le posizioni sono cristalizzate da decenni: c'è chi lo percepisce proprio come un simbolo di libertà e che invece interpreta la presenza del Cristo sui muri delle aule scolastiche come una intollerabile imposizione nel contesto di uno Stato, che è laico. Gli anni trascorrono, ma i fronti restano in campo e più o meno ripetono sempre le consuete motivazioni. Anche per questo c'è curiosità per la pronuncia della Corte di cassazione. Un mesetto fa è intervenuto pure padre Federico Lombardi, che ha detto la sua su La Civiltà Cattolica. Ecclesiastici ed ambienti cattolici non possono che sperare che l'orientamento sia quello favorevole alla persistenza del crocifisso. Padre Lombardi ha parlato di "simbolo di prezioso contributo alla costruzione di una società fraterna". La Chiesa non può che fare la Chiesa. Un po', con le dovute proporzioni, come nel caso dei dubbi posti sul Ddl Zan.

Il professor Vari dice che, con una sentenza favorevole alle istanze del professore, la Cassazione "finirebbe per affermare che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche dia vita a una discriminazione nel mondo del lavoro a carico dei non credenti, vietata dalla normativa antidiscriminatoria in vigore". L'effetto domino, appunto. "Facile immaginare - aggiunge il costituzionalista - che di fronte a una decisione delle Sezioni Unite della Cassazione si aprirebbe un dibattito pubblico sulle ragioni o sulla opportunità della esposizione dei simboli religiosi nelle scuole, nei tribunali, nei locali pubblici. Non è pensabile che su questi temi la parola definitiva sia ancora una volta quella del giudice, per quanto autorevolissimo". Il sottotesto è che la palla dovrebbe essere tra i piedi della politica. Che il legislatore dovrebbe farsi carico, forse una volta per tutte, di una preminenza in materia d'identità.

Poi ci vengono esposti una serie di precedenti che potrebbero essere tenuti in considerazione dalle Sezioni unite: la compatibiltà dell'esposizione del crocifisso con la CEDU dichiarata dalla Corte d'Europea - sottolinea sempre il professor Vari - e le pronunce in merito del Tar e del Consiglio di Stato. La giurisprudenza, ci pare di capire, non è contraria al crocifisso sui muri delle scuole italiane, tutt'altro. Qualche giorno ancora e sapremo. L'udienza dovrebbe essere fissata per il prossimo sei luglio. Poi sapremo se sarà polemica.

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