I messaggi segreti dei partigiani di "Bella chat"

Da De Benedetti alla Bortone, il 25 aprile di "lotta" degli intellettuali di sinistra

screen da Otto e Mezzo / La7

Questa, anzitutto, è una lista di proscrizione. Nella «chat» antifascista di cui andiamo a parlare c'è chi l'aveva previsto: è Aldo Cazzullo, oracolare collega che il 25 aprile, in un listone di WhatsApp, già avvertiva tutti: «Gli iscritti a questa chat sono palesemente destinati a una lista di proscrizione». Aveva ragione: qui volano manganelli e la lista rischia di inceppare giovani promesse come Carlo De Benedetti, Romano Prodi, Massimo D'Alema, in particolare il giornalista Massimo Giannini (ideatore della chat, consacrato come futuro capo partito) più altri come Giuseppe Sala, Stefano Bonaccini, Pierluigi Bersani, Bruno Tabacci, Fausto Bertinotti, Valter Veltroni, Marco Follini, Elsa Fornero, Roberto Zaccaria; e poi astri nascenti del giornalismo come Bianca Berlinguer, Sigfrido Ranucci, Massimo Gramellini, Concita De Gregorio, Sergio Rizzo, Luisella Costamagna, Corrado Formigli, Giovanni Floris, Donata Scalfari, Francesca Fagnani, Mario Orfeo, Andrea Vianello, tanti altri da noi già segnalati all'Ovra. Stiamo parlando di qualcosa come 905 soggetti spalmati su un'intera giornata.

Ma passiamo la parola a Lilli Gruber, che dopo la chat, la sera del 25 aprile, a Otto e mezzo, aveva infine invitato Giannini: «Tu», gli ha detto, «questa mattina ti sei svegliato senza l'invasor , ma ora rischi di andare a dormire da leader politico Hai messo su un gruppo su WhatApp e in poche ore centinaia e centinaia di messaggi, anche chi ti voleva leader di un nuovo partito di centrosinistra». Il partigiano Gionnini ha confermato, anzi gonfiato: «Hanno aderito migliaia di persone (sic) che vanno da persone comuni a leader politici come Prodi, Bertinotti, Letta, Renzi, D'Alema, Veltroni non era mai accaduto». Altri nomi fatti da Giannini: «Luca Zingaretti, Nicola Piovani scrittori e cantautori, da Baglioni a Venditti, da Nina Zilli a Paola Turci». Anche Paola Turci. A quel punto il punto di Paolo Pagliaro spezzava l'atmosfera.

Ma vediamo che cosa si erano detti, i «migliaia e migliaia» della chat antifascista. Prima in ordine sparso.

La dirigente sportiva Evelina Cristillin, riferita a Giannini: «Grande Max, oggi e sempre antifascisti»; Donata Scalfari: «Felice anch'io di essere nella lista di proscrizione, visti i tempi bui». L'ex magistrato Armando Spataro: «Andiamo avanti, prima o poi si uscirà dalla nebbia». Sergio Rizzo: «Stanno governando col 24 per cento e vorrebbero smontare la costituzione approvata dal 90 per cento degli italiani». Certo Tiz si è rivolto a De Benedetti: «Ingegnere, ci faccia sognare, riprenda Repubblica con Giannini direttore». Francesco Er (speriamo non fosse Errani di Repubblica) ha paventato una «svolta autoritaria figlia delle pulsioni neofasciste esplose a piazza Fontana e alla stazione di Bologna». Antonio Scurati, il censurato più letto del mondo, si era limitato: «Grazie a tutti per la solidarietà di questi giorni». Diceva invece tale Barbara rivolta a Giannini: «Massimo, stai fondando una comunità di cui c'è tanto bisogno». Il comico Dario Vergassola, l'unico che sembrava contestualizzato. «Se marca male ci vengono a prendere tutti». Il dirigente sportivo Attilio Romero: «Questo uragano democratico che il direttore Giannini ha messo in moto non deve disperdersi: studiamo qualcosa che lo razionalizzi, il capo ce l'abbiamo già (Giannini, ndr) e non abbiamo bisogno di Primarie». Una pensosa Serena Bortone: «La cosa più angosciante in questi casi è la solitudine», diceva pensando ai suoi ascolti, «ma c'è un'Italia intera, popolare e libera, che aspetta di essere stappata. Quindi stay tuned».

Pausa e domanda: che cosa stava montando? Risposta: se fosse qualcosa di antifascista non sappiamo, ma pareva sicuramente qualcosa di sinistra perché (detto in slang italiese) a un certo punto hanno scazzato. Irrompeva Moni Ovadia con la delicatezza di un orso kodiak: «Caro Massimo, questo patrimonio è stato disperso da una falsa pseudosinistra che ha abbandonato il valore della radicalità nel difendere i principi inderogabili come l'antifascismo per diventare piaciona e salottiera. E da questa finta sinistra non c'è da aspettarsi nulla di buono se non fare ammucchiate di governi non legittimati o lasciare il paese in mano alla destra». Al che Vergassola si chiedeva: «Possiamo iniziare a prendercela anche con qualcuno dell'opposizione che ha fatto scappare gli elettori?». Poi, nostro limite, non siamo in grado di comprendere e riportare un bisticcio tra Alessandro Dalai (editore) e Alessandro Burioni (un medico, che pareva utile). Altra benzina sul fuoco pioveva con un video che preoccupava la sefardita Andrée Ruth Shammah: «Questo video per me fa solo capire i pregiudizi negativi nei confronti della brigata ebraica». Seguivano litigi vari, con Massimo Giannini a intervenire per placare gli antifascismi: «Amiche ed amici, non so cosa sarà di questo bel gruppo, ma per favore evitiamo di trasformarlo in un altro sfogatoio di mutui di rancori». Bravo. Si meritava l'elogio di Carlo De Benedetti: «Giusto Massimo!». Poi lo stesso Ingegnere veltroneggiava: «Bisogna distinguere Netanyahu dal popolo ebraico, così come è idiota parlare di palestinesi e riconoscerti in Hamas».

Altra pausa, perché Giannini a un certo punto è corso dalla Gruber a Otto e mezzo, come detto. E l'ha messa così: «Questa iniziativa.. valuteremo anche se farne qualche cosa, ma è questo che mi ha colpito: la straordinaria adesione e voglia do testimoniare di un'altra Italia, rispetto a quella rappresentata di chi (sic) ci governa che chiede solo di potersi manifestare e di poter rappresentare un'altra idea del Paese, e questo secondo me è un patrimonio fondamentale che non c'entra niente con la politica è bello che venga dalla società civile». L'antifascismo. La società civile. Il punto di Paolo Pagliaro.

Nella serata del 25 aprile la chat era ancora viva. Il giornalista Luigi Irdi: «Qualcuno sa come si chiama il gruppo di cui parlava Giannini dalla Gruber?». Il forse pittore Valerio de Filippis: «È questo, Luigi». Ancora Irdi: «Ma come? Ha parlato di migliaia di iscritti». Precisava Sergio Rizzo. «In effetti siamo 0,9 migliaia».

La chat era ancora viva anche ieri sera, poco prima delle 20.00, quando il collega Enrico Mentana ha scritto un lungo messaggio che siamo costretti a sintetizzare: «Ho seguito con passione e curiosità. Ma ora che sembra delinearsi una sorta di fase costituente di un soggetto politico-culturale vi dico che l'impegno a cui ho dedicato la vita è un altro, l'informazione». Ancora Mentana: «La destra ha vinto, e governa Io credo che sia anche dovuto al fatto che la sinistra ha smesso di elaborare futuro, vive di eroico passato ma non dà alcuna ricetta Sul lavoro, sulle migrazioni, sull'ambiente, sulle guerre ci sono posizioni spesso inconciliabili. E questa chat, appena è entrata nel merito, ne ha mimato la divaricazione».

Precisazione finale.

Il collega Antonello Piroso, ieri, nella sua trasmissione su Radio Virgin, ha confermato che le chat di WhatsApp non possono superare il migliaio di persone e che nella chat di Giannini comparivano molti nomi che erano stati «invitati» ma che non hanno partecipato, non sono cioè intervenuti. Piroso lo sa perché avevano invitato anche lui.

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