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Francesco Pazienza, la spia con la vita da film

Francesco Pazienza ha conosciuto personaggi incredibili: dai peggiori criminali alle star di Hollywood, da membri di governo a spie di mezzo mondo

Francesco Pazienza, la spia con la vita da film

Storie incredibili, dalla seconda guerra mondiale alla Prima Repubblica, tra depistaggi, doppiogiochismo, fiumi di denaro e morti sospette. Professione 007 è la serie podcast nata dalla collaborazione tra Dark Side – storia segreta d’Italia e ilGiornale.it. Una nuova puntata qui ogni martedì alle 14.

Settembre 1982: un uomo prende possesso di una suite all’hotel Hilton di Panama. Dopo essersi fatto una doccia afferra il telefono. Dall’altra parte il generale Manuel Noriega, capo dei servizi segreti e futuro dittatore. Sono amici. Noriega lo invita a cena e dopo un’ora, una macchina attende il nostro uomo fuori dall’hotel.

La villa del generale è bellissima; a cena c’è mezzo governo di Panama. Il padrone di casa fa sedere il nostro uomo accanto a un ragazzone che gli viene presentato come un importante finanziere industriale colombiano. Il suo nome è Pablo Escobar. Tra una portata e l’altra, il colombiano va dritto al sodo: “So che sei bravo con le finanze, perché non collabori con noi? Certo, all’inizio non possiamo pagarti molto, saresti in prova”. L’uomo è curioso: “Quanto mi paghereste?”. Escobar si stringe nelle spalle: “Per iniziare dieci... quindici milioni di dollari”. Nonostante la proposta allettante, il nostro uomo declina gentilmente l’offerta, ricordandosi che in Colombia le controversie non si risolvono attraverso gli avvocati.
Francesco Pazienza ha vissuto una vita degna di un film. Ha conosciuto personaggi incredibili, dai peggiori criminali alle star di Hollywood, da membri di governo a spie di mezzo mondo. Sempre elegantissimo e con la faccia tosta, dopo una laurea in medicina, giovanissimo si getta a capofitto nel mondo della finanza stabilendosi a Parigi. Viaggia per affari in tutto il mondo e nel 1980, affascinato dal mondo delle spie, diventa consulente del generale Giuseppe Santovito, l’allora capo del Sismi, il servizio segreto militare italiano. In questa veste, arruola lo spione per eccellenza – Federico Umberto D’Amato – ed entra e esce dal Vaticano. Qui, viene incaricato di incastrare Paul Casimir Marcinkus, direttore dello IOR, ma Pazienza non ci sta: lascia il suo incarico al Sismi, aiuta Marcinkus a tenere saldo il potere e diventa consulente personale di Roberto Calvi, patron del Banco Ambrosiano.

In un documento eccezionale sinora inedito, che ilGiornale.it pubblica per la prima volta, Pazienza redige un memorandum in qualità di consulente personale di Roberto Calvi, patron del Banco Ambrosiano.

Scritto nell’81, la data precisa non è chiara, ma sicuramente si tratta di un memorandum scritto a ridosso dell’esplosione dello scandalo P2, nelle cui liste figurava il nome di Calvi. In questo documento, con particolare riferimento al punto d) appare evidente come il rapporto tra Pazienza e la P2 di Licio Gelli fosse quanto meno di competizione e non certo di affinità o collaborazione come più volte è stato sostenuto in diverse sedi giudiziarie.

Dal 1984 comincia il suo calvario: accusato di aver avuto un ruolo centrale nel crack dell’Ambrosiano e di aver contribuito al depistaggio sulle indagini per la Strage di Bologna, viene arrestato a New York. Estradato con modalità ben poco ortodosse, passerà nelle patrie galere circa tredici anni, assaggiando anche il 41bis.

Nel documento inedito, che ilGiornale.it presenta qui in anteprima, si può leggere la richiesta di estradizione redatta dai magistrati Vito Zincani e Libero Mancuso il 15/11/1986 per estradare Francesco Pazienza da New York, dove si trovava al momento recluso presso il carcere federale della Grande Mela.

Il documento, scritto in una camera di albergo, punta sul coinvolgimento diretto di Pazienza nel depistaggio per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Nello specifico, come si legge, Pazienza viene accusato di aver ideato la cosiddetta “pista internazionale”. Francesco Pazienza ha sempre sostenuto con forza – anche nel suo ultimo libro La versione di Pazienza (Chiarelettere, 2022) – la falsità del documento in questione. Condannato e assolto per calunnia nei confronti dei due pm firmatari, il presente può essere oggi considerato un documento di grande interesse.

Ad avvalorare la tesi di Pazienza sulla falsità, in effetti, diverse cose risultano non vere. Al punto n°2 - a) del documento si legge, per esempio, che Pazienza avrebbe conseguito la sua laurea in medicina in soli 3 mesi grazie all’intercessione del professor Aldo Semerari (arrestato a seguito dell’attentato a Bologna). Documenti alla mano, Francesco Pazienza ha dimostrato altresì l’assoluta regolarità del suo percorso di studi, verificabile presso gli archivi de La Sapienza di Roma. Altro punto dolente, secondo quanto riportato da Pazienza nel suo ultimo libro (particolare mai smentito dai diretti interessati), le informazioni contenute in questo documento – redatto con una macchina da scrivere americana (si noti la mancanza di accenti e apostrofi) – proverrebbero dall’attività informativa svolta da un operatore della Digos di Bologna, tale Francesco Modica. Ebbene, sentito in aula a Bologna il 10 giugno 1987, il questore Modica disse che tali informazioni mai erano state da lui conosciute prima e, conseguentemente, non era stato lui a trasmetterle ai magistrati.
Certo è che Pazienza è entrato in relazione con alcune figure chiave della storia “oscura” del nostro Paese, prima fra tutte Federico Umberto D’Amato, il potentissimo capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale.

In un altro documento inedito che ilGiornale.it presenta in anteprima, si può leggere una trascrizione di un’intercettazione operata clandestinamente da Pazienza nel corso di un colloquio tenutosi il 2 marzo 1982 proprio d’Amato presso l’Hotel Bernini Bristol, a Roma.

Nello specifico, i due stanno parlando di una comune conoscenza: il magistrato Domenico Sica. D’Amato (V1) racconta a Pazienza (V2) di come il magistrato abbia cercato di incastrarlo, ma di come sia poi a sua volta finito in trappola, venendo ricattato per alcune sue discutibili abitudini.

Tra le sue operazioni, forse la più celebre è quella denominata BillyGate.
È il 1980: su richiesta di Michael Ledeen, analista americano e allora consulente del Consiglio di sicurezza nazionale del suo Paese, Pazienza viene incaricato di trovare le prove a supporto di un presunto rapporto – in quegli anni decisamente poco ortodosso, per non dire imbarazzante – tra il fratello dell’allora presidente democratico in carica Jimmy Carter, Billy, e la Libia di Gheddafi, acerrima nemica degli USA.
Neanche a dirlo, Pazienza – nel giro di poco tempo – trova prove schiaccianti, che svelate per mezzo stampa in America provocano un vero e proprio terremoto in corrispondenza delle elezioni presidenziali. Elezioni in cui trionfa il repubblicano Ronald Reagan. Per Francesco Pazienza è la consacrazione come agente segreto, ma questa operazione gli porterà non pochi problemi.

Nel corso delle indagini sulla Strage di Bologna, il pm Domenico Sica lo accuserà – insieme a molte altre persone, compreso l’ex vice capo del Sismi Pietro Musumeci – di aver agito per interesse personale servendosi di uomini e mezzi del servizio segreto militare, nonché di aver dato vita a una struttura parallela che prenderà il nome di “Super Sismi”, che avrebbe avuto un ruolo di collegamento tra il servizio segreto ufficiale ed elementi mafiosi, con specifico riferimento all’operazione – condotta sempre da Pazienza – per liberare il consigliere della DC Ciro Cirillo sequestrato dalle Br nel 1981, operazione che si avvalse del supporto della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Pazienza ha sempre negato l’esistenza di questa struttura, definendosi un “libero professionista” dello spionaggio. Saldato il suo debito con la giustizia, oggi Francesco Pazienza vive nella sua Lerici in compagnia della sua Evita, una cagnolina cui dedica tutte le sue attenzioni. Ancora oggi, giornalisti e semplici curiosi intasano il suo telefono e suonano al suo citofono, nella speranza – forse – di vedersi rivelato uno dei tanti misteri di cui è ancora depositario, o magari di avere accesso al suo sterminato archivio dove sono sepolte le memorie inconfessabili del nostro Paese. A tutti – o quasi – Pazienza offre un sorriso, il suo celebre umorismo e nient’altro. Spia una volta, spia per sempre.

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