Traffico di stupefacenti: sgominata associazione a delinquere

I militari della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno tratto in arresto 10 soggetti

Traffico di stupefacenti: sgominata associazione a delinquere

Alle prime luci dell'alba di mercoledì 20 novembre, gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno inflitto l'ennesimo duro colpo alla criminalità organizzata reggina, smantellando un'intera organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti. I militari hanno dato esecuzione a un'ordinanza di applicazione di misura cautelare personale in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 10 soggetti originari di Reggio Calabria. Tutti sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico di droga, illecita detenzione, spaccio e produzione di sostanze stupefacenti. In particolare la misura cautelare in carcere è stata emessa nei confronti di: Domenico Di Grande (classe 1959), Valentino Buzzan (classe 1960), Roberto Bevilacqua (classe 1984), Giuseppe Simone (classe 1974), Domenico Genoese Zerbi (classe 1971), Fabio Puglisi (classe 1979), Carmelo Tommasini (classe 1987), Fedele Zaminga (classe 1976) e Sebastiano Trunfio (classe 1982). L'esecuzione delle suddette misure cautelari rappresenta l'epilogo di articolate e complesse indagini della Direzione Distrettuale Antimafia calabrese, dirette dal Procuratore Giovanni Bombardieri e coordinate dal Sostituto Procuratore DDA Giovanni Calamita.

Nel dettaglio i responsabili tratti in arresto appartenevano a un'associazione a delinquere stabilmente organizzata e operante nella zona centro-sud della città (quartieri di Pellaro e San Cristoforo). La stessa, capeggiata da Di Grande e da Buzzan, disponeva di ben 3 siti nei quali veniva coltivata marijuana (un'abitazione con annesso giardino nel rione San Cristoforo e due terreni in un agro della zona sud di Reggio). La droga veniva prodotta con metodologie tecnologicamente avanzate al fine di garantire una qualità eccellente dello stupefacente coltivato. Nel corso delle investigazioni sono altresì state scoperte 200 piante di cannabis dalle quali l'organizzazione avrebbe potuto ricavare diverse migliaia di dosi da distribuire alle piazze dello spaccio cittadino. Non è dunque casuale il nome attribuito all'operazione, "Pollice Verde". Si fa infatti riferimento alla maniacale dedizione posta in essere dai criminali alla produzione in house dello stupefacente, con relativo know how che, di fatto, sbaragliava la concorrenza e garantiva elevati profitti.

Nei siti di coltivazione è stato rilevato che le piante di marijuana venivano abilmente curate, annaffiate, raccolte, fatte essiccare e confezionate. In un secondo momento le dosi erano distribuite direttamente al consumo tramite una rete di pusher intranei, tutti partecipi all'associazione. Si trattava di un vero e proprio business "a chilometro 0". Ciò consentiva all'associazione di ottenere profitti più elevati rispetto ai concorrenti, grazie alla sensibile riduzione dei costi di produzione e dei rischi d'impresa connessi all'acquisto di partite di droga da altri soggetti. Il gruppo criminale era caratterizzato da una tipica struttura piramidale con ruoli interni ben definiti. Di Grande e Buzzan, promotori e dirigenti, sovrintendevano ai lavori di coltivazione, si adoperavano per la ricerca dei terreni e cedevano personalmente la marijuana ai vari pusher e ad una selezionata clientela. Gli altri membri, invece, si occupavano di cedere la droga al dettaglio, di procurare al clan nuovi consumatori e di fare da intermediari tra i capi e altri individui nella cessione e nel traffico di stupefacenti.

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