Il branco, i migranti e le baby gang: "Le falle dietro la violenza incontrollata"

Secondo il giudice penale del tribunale di Roma, Valerio de Gioia, nel nostro ordinamento giuridico ci sono diverse falle. Questo spiegherebbe il perché sono in aumento i fenomeni di violenza

Il branco, i migranti e le baby gang: "Le falle dietro la violenza incontrollata"

Violenza e ancora violenza. È questo il termine che sta ricorrendo con maggiore frequenza nelle ultime settimane sulle pagine di cronaca. Un’escalation di fatti criminosi che sembrano non aver fine.

Dallo stupro attuato con le modalità di “branco” la notte di Capodanno a Milano nei confronti di alcune ragazze fino a quello perpetrato in ascensore a Segrate ai danni di una donna, da parte di un cittadino libico recidivo nei reati contro la persona. Ma c’è anche il caso del vigile urbano aggredito e disarmato, sempre nel capoluogo lombardo, da parte di un gruppo di ragazzi. E ancora la “baby gang” di Bologna che nell’ultimo mese ha terrorizzato ragazzini e anziani divenuti mire di azioni violente. Per non parlare poi dell’uomo che a Napoli colpiva con pugni le donne che incontrava per strada. Questi solo alcuni casi emblematici.

Cosa sta succedendo? Cosa c’è che non va? “Gli interventi legislativi – dice a IlGiornale.it il giudice penale del tribunale di Roma Valerio de Gioia - sono per lo più concentrati sulla fase della repressione piuttosto che della prevenzione”.

Perché stiamo assistendo a questa escalation di atti violenti nelle ultime settimane?

“Non saprei, uno dei motivi può essere ricercato nella grande attenzione che le istituzioni e le forze dell’ordine riservano al rispetto delle nuove regole volte al contenimento della nuova ondata pandemica. Questo, forse, induce taluni a pensare di poter godere di una sostanziale impunità in relazione alle classiche condotte di reato”.

Cosa c’è che non funziona nel nostro ordinamento giuridico?

“Gli interventi legislativi sono per lo più concentrati sulla fase della repressione piuttosto che della prevenzione. Si preferisce aumentare le pene, nella convinzione, spesso errata, che ciò tratterrà il criminale dal commettere reati”.

Come secondo lei dovrebbero essere impostate le leggi e le relative sanzioni?

“Le leggi devono essere scritte in modo più chiaro, così da essere immediatamente percepibili dal cittadino, e devono prevedere sanzioni, sì proporzionate alle differenti condotte di reato, ma certe nella loro applicazione. Chi sbaglia deve sapere che pagherà per il suo comportamento”.

Crede che le pene siano corrispondenti e proporzionate all’entità di certi reati?

“Sì. Il legislatore però dovrebbe indicare una forbice edittale (minimo-massimo) più contenuta così da ridurre la discrezionalità del magistrato. Spesso di fronte a identici fatti di reato si assiste a una evidente disparità di trattamento”.

Su quale tipologia di reato secondo lei serve maggiore incisività?

“Su tutti i reati caratterizzati dalla violenza sulle persone (non solo fisica ma anche psicologica), in particolare a danno dei soggetti cosiddetti vulnerabili e cioè donne, bambini e anziani”.

Sulla base dell’attuale ordinamento giuridico che dunque presenta diverse falle, in una scala da 1 a 10, quanto possiamo ritenerci tutelati e al sicuro?

“Rispondo con un meno 6”.

Da diverso tempo si solleva la questione della mancanza di personale delle forze dell’ordine nelle città. Quanto influisce questa circostanza?

“È determinante: lo Stato deve investire in sicurezza. Solo un'adeguata prevenzione e una capillare presenza sul territorio, consente di contenere la drammatica ascesa del numero di reati”.

Andiamo a un caso concreto. Dal "branco" della notte di capodanno a Milano agli altri casi in cui degli stranieri hanno usato violenza non curanti delle nostre leggi. C'è un problema di integrazione?

“Non è solo un problema degli stranieri, anche i nostri concittadini spesso commettono reati senza neanche rendersi conto della rilevanza penale e della gravità delle loro condotte. Se ne accorgono solo dopo aver riportato la condanna. Ma a quel punto è già troppo tardi”.

E nel caso del cittadino libico che ha stuprato una donna in ascensore a Milano? Aveva già commesso reati contro la persona, doveva pur sapere che stava commettendo un reato...

“Questo investe una tematica diversa, quella della recidiva e della mancata adozione di misure cautelari idonee a scongiurare la reiterazione del reato. Chi è gravato già da precedenti penali deve sapere che la pena, in caso di condanna, è più elevata. La sua condotta infatti è indice di una maggiore pericolosità sociale”.

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