Quel "sogno d'amore" letale che uccise la prof Gloria Rosboch

Quattro anni fa la professoressa Gloria Rosboch veniva strangolata e gettata in una cisterna. "Un sogno d'amore finito in truffa sentimentale", spiega a ilGiornale.it la psicoterapeuta Amalia Prunotto

Quel "sogno d'amore" letale che uccise la prof Gloria Rosboch

Il 19 febbraio del 2016, all'interno di una vasca di scolo a Rivara, in località Rossetti nel Canavese, viene rinvenuto il corpo senza vita di una donna. Si tratta di Gloria Rosboch, insegnante 49enne di Castellamonte (Torino), della quale si erano perse le tracce dal 13 gennaio. La vittima era stata gettata in un pozzo da Gabriele Defillippi, ex studente di 22 anni, che aveva estorto alla professoressa circa 187mila euro con la promessa mendace di un futuro insieme ad Antibes in Costa Azzurra, per poi ammazzarla. Una truffa sentimentale, giunta a conclusione con un epilogo drammatico, a cui ha partecipato anche il compagno di Gabriele, il 53enne Roberto Obert.

Ma cos'è una truffa affettiva? "Una forma di adescamento che avviene attraverso i social in cui le vittime si ritrovano, in maniera del tutto inconsapevole, in una condizione di plagio nei confronti di uno o più manipolatori. Cadono in una vera e propria truffa finanziaria, arrivando a perdere anche ingenti forme di danaro nel tentativo di procurarsi un sogno d'amore", spiega a ilGiornale.it la psicoterapeuta Amalia Prunotto del Movimento Acta (Azione Contro Truffe Affettive). Nel caso della professoressa Rosboch, quel "sogno d'amore" si è tramutato nel peggiore degli incubi pensabili.

"Defilippi, prima di truffare e uccidere Gloria Rosboch, ha ricattato altre donne, le ha adescate su internet e, dopo averle sedotte, le ha ricattate e obbligate a pagarlo per non pubblicare le foto scattate durante i loro rapporti sessuali. Le vittime di soggetti disturbati come Defilippi sono persone vulnerabili con le quali questi mostri creano una falsa relazione, un falso rapporto di intimità e di fiducia", chiarisce la criminologa Ursula Franco che ha profilato i due killer di Gloria.

Chi era Gloria Rosbosch

Gloria Rosboch, 49 anni, viveva a Castellamonte, una piccola località in provincia di Torino, insieme ai genitori. Insegnava francese presso la scuola media Cresto e, nelle ore libere dagli impegni scolastici, seguiva le partite di calcio alla tivù, passione che condivideva col papà Ettore. Era una donna pacata, senza vezzi né vanità, riservata e poco dedita alla vita mondana. Aveva qualche amica con cui scambia messaggi e confidenze, ma non ha alcuna frequentazione assidua fuori dal contesto familiare. "Era una donna molto intelligente, istruita e di famiglia borghese. Eppure, è caduta in questa trappola - spiega la dottoressa Amalia Prunotto - Questo perché la truffa affettiva è un fenomeno trasversale che può coinvolgere chiunque, indipendentemente dall'età, dal sesso e dalla estrazione sociale. Nessuno può proclamarsi indenne ed è errato pensare che solo soggetti vulnerabili possano cadere in questo genere di trappole".

La scomparsa

Nel primo pomeriggio del 13 gennaio 2016 Gloria esce di casa per incontrare Gabriele Defilippi. Ai genitori racconta, però, di dover presenziare a una riunione a scuola. Lo fa per evitare loro preoccupazioni in quanto, specie mamma Marisa, non vedono di buon occhio il giovane De Filippi. Questi nel 2014 aveva convinto la figlia a investire i risparmi di una vita – circa 187mila euro – in una società immobiliare ma, dopo essersi garantito il malloppo, è sparito nel nulla. Ma Gloria si fida del suo ex allievo ed è certa che non l'abbia ingannata.

"Personaggi come il Defilippi scelgono soggetti vulnerabili ai quali si mostrano affidabili, fingono con loro di avere una morale e desideri in comune, prospettano un rapporto sentimentale a lungo termine, recitano la parte dei compagni protettivi e interessati al loro benessere, mentre in realtà hanno un unico obiettivo, un tornaconto economico - spiega la criminologa Ursula Franco - Non appena le vittime comprendono di essere state manipolate e truffate e chiedono indietro i loro averi, questi soggetti le accusano di creare problemi nella relazione e poi accampano sempre nuove scuse per non riconsegnare il denaro. Sono capaci di minacciarle e diffamarle pubblicamente, a volte arrivano perfino a denunciarle per molestie".

Fatto sta che Gloria quella maledetta sera di gennaio non rientra a casa. Sua cugina ne denuncia la scomparsa ai carabinieri di Rivarolo Cavanese. Il giorno successivo iniziano le ricerche coordinate dalla procura di Ivrea in tutto il perimetro di Castellamonte. Vi partecipano carabinieri, vigili del fuoco, volontari e personale del 118. Ma della professoressa non vi è traccia: sembra sparita nel nulla.

L'omicidio

Quel freddo pomeriggio di gennaio, pressappoco alle ore 15, Gloria raggiunge Gabriele Defilippi e il suo complice, Roberto Obert, alla rotonda che dista circa un chilometro dalla sua abitazione. I due killer la attendono a bordo di una Twingo bianca, armati delle peggiori intenzioni. Alla guida della vettura c'è Obert che si finge un avvocato mentre sul sedile posteriore è seduto Gabriele. Ignara di quanto le sarebbe accaduto da lì a poco, la professoressa si accomoda accanto all'ex alunno. "Era seduta davanti. Io guidavo e dietro a lei c’era Gabriele. Lui la intortava", spiegò Obert nel faccia a faccia col 22enne davanti al procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando.

Gloria, immersa nella conversazione, commette due errori fatali. Non dà peso al fatto che l’auto diretta a Valperga si inoltri in un bosco, quello della discarica. E consegna a Obert, all’inizio del viaggio e su suggerimento di Defilippi, il suo cellulare, dopo averlo spento: l’unica ancora di salvataggio. Lo fa con serenità, testimoniò Obert, perché “è lui a chiederglielo”, riferendosi Gabriele. “La Finanza potrebbe intercettarci, meglio se chiudiamo i telefoni”, sarebbe stata la scusa del giovane. E così, quando inizia il tragitto che la consegnerà alla morte, Gloria non ha alcun mezzo per chiedere aiuto.

I due la conducono in prossimità di una vasca di scolo a Rivara, in zona Rossetti. Gabriele la strangola con una corda,"all'improvviso" raccontò Obert. E quando la professoressa è già morta, la getta a testa in giù, completamente svestita, nella cisterna. Il 56enne partecipa al delitto, complice e testimone oculare di una esecuzione terrificante.

Quella truffa da 187mila euro

Il corpo senza vita di Gloria viene rinvenuto dai carabinieri di Ivrea con l'ausilio dei vigili del fuoco il 19 febbraio 2016, un mese dopo la denuncia di scomparsa. L'esito dell'autopsia eseguita dal medico legale Roberto Testi prova che la vittima è morta per strangolamento. A poche ore dal ritrovamento del cadavere la Procura di Ivrea apre dunque un fascicolo per omicidio volontario e soppressione di cadavere. Nel mirino degli inquirenti finisce Gabriele Defilippi, già fortemente sospettato della misteriosa scomparsa dell'insegnante. A fare il suo nome è Roberto Obert: "È stato lui a strangolarla. Io non c'entro", si difese il 56enne quando condusse i militari dell'Arma sulla scena del crimine. Dalle indagini emerge un dettaglio non trascurabile circa la relazione tra la prof e l'ex allievo.

Il 28 settembre 2015 la Rosboch, tramite l'avvocato Stefano Caniglia, aveva presentato una querela contro Gabriele Defilippi per dei soldi mai restituiti. Gloria aveva conosciuto il ragazzo nel 2005 a Castellamonte, dove anch'egli era residente. Il loro rapporto di amicizia era continuato nel corso degli anni evolvendo in una relazione sempre più intima. "Posso affermare che il nostro rapporto diventava più stretto, nonostante la differenza di età - scrisse Gloria nella querela - La sua personalità molto suadente mi induceva a fidarmi di lui". Defilippi l'aveva convinta a investire il suo denaro (187 mila euro) per aprire una nuova attività ad Antibes, in Costa Azzurra. "A Ferragosto mi propone un lavoro completamente nuovo e diverso dall’attuale, in relazione alla sua società", continuò la prof. Ed è in quella occasione che, per la prima volta, il ragazzo le avrebbe prospettato un futuro insieme. Una sera, a Vidracco, in Valchiusella, i due erano a cena quando l'ex allievo le raccontò "di come sarebbe stata la nostra vita insieme se avessi accettato di andare a lavorare ad Antibes. Saremmo stati ospiti di un piccolo residence, senza troppe incombenze domestiche. Una vita magnifica insieme".

La querela apre a nuovi scenari sul delitto dell'insegnante di Castellamonte, quello di una truffa sentimentale. La sera del 19 febbraio, Gabriele Defilippi e Roberto Obert vengono arrestati con l'ipotesi di omicidio e soppressione di cadavere. Anche Caterina Abbattista, madre del 22enne, finisce nel mirino degli inquirenti. Secondo l’accusa, la donna sapeva i piani del figlio, ma non avrebbe fatto nulla per fermarlo. Anzi, lo avrebbe poi “coperto” durante le ricerche del corpo della donna. Nel registro degli indagati viene iscritta anche un'amica del ragazzo, Efisia Rossignoli: si sarebbe finta un'operatrice bancaria nel tentativo di rassicurare Gloria sulla veridicità investimento.

I mille volti di Gabriele Defilippi

Quindici profili attivi su Facebook, decine di travestimenti e una sessualità multipla. È una vita decisamente al limite quella di Defilippi, segnata da relazioni instabili e consumo di droghe. "Gabriele Defilippi è un soggetto affetto da un grave disturbo di personalità, ha tratti antisociali e narcisistici - spiega la dottoressa Ursula Franco - È un mentitore abituale, un megalomane, un millantatore. È incapace di provare empatia, senso di colpa e rimorso. È un soggetto estremamente pericoloso. Non ha mai smesso di recitare, dopo l’arresto ha detto: “Come vi permettete? Non capisco il motivo per cui mi state trattenendo” e “Quando ho visto Gloria morire, sono rimasto impietrito, avevo anch’io paura dell’assassino, non sono riuscita a difenderla… voglio farla finita… No, non posso più vivere.” Defilippi ha recitato di fronte al magistrato sentimenti che non prova ma che ha imparato a mettere in scena allo scopo di manipolare il suo prossimo. Durante la permanenza in carcere cercherà di truffare il sistema carcerario, si servirà infatti di tutte le sue doti manipolatorie per mostrarsi agli operatori nelle vesti di un uomo nuovo. Nel dicembre 2018, il Defilippi ha dichiarato pubblicamente: “Studiare è un modo per chiedere scusa ai genitori della professoressa Gloria Rosboch. Da quando sono in carcere sono una persona diversa, ho abbandonato i personaggi che recitavo prima ma tutti i giorni faccio i conti con la mia coscienza. Ho deciso di iscrivermi a Scienze Politiche e laurearmi, poi un giorno vorrei lavorare, ricominciare una nuova vita. L’università è un primo passo del mio percorso di riabilitazione. Un modo per dimostrare concretamente che non sono più il Gabriele del passato, quello che indossava le maschere e che pensava di conquistare tutto con l’inganno. Non posso dimenticare quello che è successo. Con lo studio e questo percorso che ho intrapreso voglio chiedere scusa alla famiglia Rosboch, anche se sono consapevole che non saranno accettate. Per dare un senso a queste scuse è necessario dimostrare di essere un Gabriele diverso. So cosa ho fatto e quanto mi pesa lo so solo io".

Roberto Obert: vittima o manipolatore?

Quando si trovano davanti al procuratore Ferrando, Defilippi e Obert si accusano vicendevolmente circa la paternità del delitto. "L’hai uccisa tu!", grida Gabriele puntando il dito contro il 56enne. Obert ribatte: "Peccato che era già morta. Era già morta quella poverina! E chi tirava la corda coi guanti? Tu tiravi, hai tirato la corda coi guanti! E in un men che non si dica, gli tirato il collo col cappio… Tiravi a due mani, con tutta la tua forza!". Defilippi reagisce alle accuse spiegando che è Obert a fermare la macchina: "Scende, sale dietro e la strozza", è la sua versione. Ma il procuratore non gli crede. La Rosboch, dalla ricostruzione ultima del misfatto, viene spinta giù dalla macchina, spogliata dei vestiti e dei gioielli, trascinata per terra e buttata a testa in giù nella cisterna. Muore subito, dopo la stretta al collo che la sorprende mentre parla col ragazzo di cui è ancora innamorata. Dunque Obert è vittima o anch'egli carnefice? Qual è il suo ruolo?

"Obert era, come si definisce lui, un “servo” del Defilippi, un uomo completamente soggiogato: “Mi comportavo come un servo, sia perché affascinato sia impaurito. Gabriele era molto suadente, potrei dire che ero invaghito di lui. È stato Gabriele a prendere l’iniziativa, devo confessare che ero fortemente attratto da lui. Gabriele ha una personalità molto forte, al di là della sua età. Non ricordo esattamente come sia iniziata, so per certo che è stato lui a prendere l’iniziativa quando lui ha capito che io ero attratto fisicamente da lui. È capitato anche che abbiamo avuto rapporti a tre, alcune volte in albergo, altri nei pressi del parco dei Lumini di Torino, nei pressi del cimitero monumentale di Torino. In questi casi succedeva che ci incontravamo per avere dei rapporti sessuali e poi insieme decidevamo dei rapporti a tre. Quando aveva problemi mi cercava. Ricordo che all'inizio della nostra relazione mi agganciò chiedendomi una somma di denaro di 200 mila euro che gli servivano per un affare. Avendo io capito che qualcosa nel discorso non andava, e anche per il fatto che non avevo soldi, non acconsentii. Io ho telefonato anche alla mamma per chiederle come mai era sparito, lei mi ha detto che era un periodo che era molto nervoso. Ci siamo reincontrati all'inizio di gennaio del 2016 a Castellamonte e lui era di nuovo tutto gentile. Mi riferì che aveva i suoi problemi, in particolare che una donna di Castellamonte lo aveva denunciato perché le avrebbe preso 187mila euro. Gabriele, dopo aver passato i sui primi tre giorni in prigione, ritengo che mi abbia coinvolto apposta, perché mi ha visto debole. Adesso devo ammettere che appare quasi impossibile spiegare il mio comportamento. A volte ho avuto paura, quando ad esempio, dopo l'omicidio volevo andar via, lui mi ha detto: “Dove cazzo vai?”. Devo ancora dire che io in questo momento ho paura di cosa potrà dire Gabriele e ho paura che qualcuno dentro il carcere possa farmi del male perché non so con chi è invischiato. Frequentava delle persone su a Pinerolo poco raccomandabili. Lui mi raccontava così, che erano dì una famiglia mafiosa. Me lo disse diverse volle, non so se per minacciarmi.

I processi e le condanne

Il 14 febbraio del 2017 inizia il processo per il caso Rosboch. Gabriele Defilippi assistito dal suo legale, l’avvocato Giorgio Piazzese, chiede il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. L’obiettivo è quello di dimostrare un vizio parziale di mente dell'imputato in misura dei problemi psichici che sarebbero stati evidenti, secondo la difesa, già in tenera età del reo confesso. Nel dossier depositato dai difensori di Defilippi ci sarebbero, infatti, i referti dell’Asl del 2007 e 2008 da cui si evincerebbe che già all'età di 12 anni Gabriele avesse una personalità fuori dal comune, "disturbata".

"Sicuramente aveva una mente molto lucida e un’intelligenza sopra la media - spiegò il procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando - Ma il disturbo di personalità non è sempre rilevante per la capacità di intendere e volere". Anche Roberto Obert, assistito dall'avvocato Celere Spaziante, chiede il rito abbreviato. Segue invece l'iter processuale standard Caterina Abbattista, che sin dal primo giorno si era professata innocente ed estranea alla vicenda.

Il 14 dicembre del 2018 la Corte d'assise d'appello condanna Gabriele Defilippi a 30 anni di reclusione per omicidio volontario e soppressione di cadavere. A Obert, invece, viene comminata una pena di 19 anni. Il 18 dicembre del 2019, la prima sezione penale della Cassazione conferma entrambe le sentenze prevedendo un lieve sconto di pena per Obert (da 19 a 18 anni e 9 mesi). Assolta invece dall'accusa di concorso in omicidio Caterina Abbattista: per il giudice della Corte d'Ivrea non avrebbe partecipato all'omicidio dell'insegnante. La donna dovrà scontare una pena di 14 mesi per truffa.

"Amore criminale"

Una truffa sentimentale ha condannato la professoressa Rosboch a una morte tanto crudele quanto assurda. Ma Gloria non è stata la sola persona ad essere caduta nella rete dei "manipolatori affettivi". L'associazione Acta ha stimato circa 10mila casi in poco più di 2 anni.

"Si parla di "truffe affettive" per la profondità di queste situazioni e perché può colpire non solo come modalità di seduzione relazionale – spiega la psicoterapeuta Amalia Prunotto – Le vittime, uomini o donne di tutte le età, sono agganciate su diversi piani, non solo su quello sentimentale. I manipolatori, vere e proprie organizzazioni criminali, sono in grado di profilare perfettamente colui o colei che intendono adescare attraverso dei test di personalità e con un linguaggio mirato. Usano i social o le chat perché il web dà dipendenza garantendo un contatto quotidiano con la vittima. È un lavorio lungo e graduale che culmina col plagio totale della persona prescelta. L'intento ovviamente è quello di estorcerle denaro. E quando la vittima si rende conto di essere caduta in una trappola talvolta può essere troppo tardi". Un problema complesso e articolato dunque, che miete silenziosamente una vittima dietro l'altra. "È una vera e propria pandemia perché si tratta di un fenomeno trasversale e mondiale - conclude la dottoressa Prunotto - Bisognerebbe parlarne di più e fare qualcosa di più".

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti