"Vogliono uccidermi". L'atroce verità su Saman: spuntano audio e video choc

Qualche ora prima della scomparsa, Saman ha inviato un messaggio audio al fidanzato in cui rivela di aver sentito sua madre parlare dell'omicidio

"Vogliono uccidermi". L'atroce verità su Saman: spuntano audio e video choc

"Vogliono uccidermi". Saman Abbas sapeva di avere i giorni contati, ne era certa. Il 30 aprile scorso, qualche ora prima di avviarsi coi genitori in quella stradina sterrata di campagna, da cui non avrebbe più fatto ritorno, aveva inviato un audio al fidanzato. "Se non mi senti, chiama la polizia", lo aveva avvertito. Oggi, quel messaggio vocale è al vaglio della Procura di Reggio Emilia, che contesta ai cinque indagati la premeditazione del delitto. "Difficile sapere adesso chi sia l'esecutore materiale del delitto, non sappiamo neppure la modalità", ha spiegato il pm Isabella Chiesi. E nel frattempo spunta pure il video che incastra i parenti: nei tre frame diffusi dagli inquirenti, si vedono lo zio e due cugini della ragazza passare con pale e secchio.

L'audio choc: "Unica soluzione"

I coniugi Abbas avevano deciso che Saman doveva essere punita, drammaticamente punita. Al punto, forse, da progettare il delitto della loro primogenita, con la complicità dei parenti, nei giorni precedenti alla misteriosa scomparsa. Qualche ora prima di andare incontro alla morte, Saman avrebbe sentito sua madre, Nazia Shaheen, parlare dell'omicidio come "unica soluzione" per una donna che contesta i dettami pachistani. Sconvolta, come riporta anche il Giornale oggi in edicola, ha messo in guardia il fidanzato: "L'ho sentito con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me. Se non mi faccio sentire per più di 48 ore chiama le forze dell'ordine". Un grido d'aiuto disperato, l'utimo. Per i magistrati viene indotta dai genitori a seguirli fuori dalla cascina e consegnata allo zio, Danish Hasnain, ritenuto l'escutore materiale delitto. Lo stesso che al telefono con una donna connazionale, oltre a parlare di un "lavoro fatto bene" rassicura: "Se ci chiedono di lei diremo che è in Pakistan". Forse, l'ha strangolata.

Il dettaglio dello zainetto

C'è un video che getta ombre sui genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen. È la continuazione del filmato acquisito dalle telecamere di sorveglianza dell'azienda agricola di Novellara, in prossimità dell'abitazione di famiglia. È il 30 aprile, la data del presunto delitto. Saman esce di casa - con uno zaino di colore chiaro in spalla - insieme ai genitori per dirigersi dietro casa. Qui, secondo gli investigatori, sarebbe stata consegnata allo zio, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio. Passano dieci minuti e i coniugi Abbass rientrano in casa comparendo davanti alle telecamere senza Saman. Il padre, poco dopo, esce ancora di casa, si dirige ancora nei campi e ritorna nuovamente nell'abitazione. Ma stavolta con lo zainetto che indossava la figlia poco prima. In quel lasso di tempo, i carabinieri pensano che la giovane sia stata ammazzata. E il suo corpo poi occultato nella zona agricola, chissà dove.

La fossa in campagna

A sostegno delle indagini per omicidio, c'è un estratto video che immortala un gruppo di tre persone, con fare sospetto, dirigersi nei campi in prossimità dell'abitazione degli Abbass. Come mostrano i frame diffusi oggi dagli inquirenti, i tre sono dotati di due pale e un secchio, oltre a un sacchetto azzurro e un piede di porco. La data di registrazione del filmato è fissata allo scorso 29 aprile, 24 ore prima che di Saman si perdessero le tracce. In altri frammenti video, si vedono gli stessi individui rientrare dopo circa 2 ore e mezza. I recenti sviluppi investigativi, hanno confermato trattarsi di due cugini della ragazza e uno zio. Forse, ipotizzano gli inquirenti, hanno scavato la fossa in cui seppellire Saman il giorno successivo. Anche ieri le ricerche non hanno dato esito e nei prossimi giorni si chiederà aiuto alla tecnologia: un elettromagnetometro in grado di scandagliare il sottosuolo in profondità. Intanto, sul fronte giudiziario, il pm attende di fissare l'incidente probatorio per ascoltare il fratello 16enne che avrebbe confidato agli inquirenti che ad ammazzare Saman sarebbe stato lo zio Danish Hasnain, 33 anni.

"Aveva litigato con mamma e papà"

C'è un super teste in questa drammatica vicenda che, forse, potrebbe segnare la svolta decisiva del caso. Si tratta del fratello minore di Saman, anch'egli ospite in una struttura protetta per Minori del Reggiano. Ascoltato dagli investigatori, il ragazzino avrebbe confermato le ipotesi degli inquirenti sostenendo che, la sera della presunta scomparsa, la 18enne avrebbe discusso animatamente con i genitori per via del matrimonio combinato col cugino pakistano. Un'opposizione che, stando ai recenti sviluppi dell'inchiesta, la 18enne avrebbe pagato a caro a prezzo. Lo confermano le carte dell'inchiesta: "Nella notte tra il 30 aprile il 1°maggio ci sarebbe stata una lite coi genitori. Questo perché la ragazza si rifiutava di sposare il cugino in Pakistan e padre e madre volevano impedire l’allontanamento", come aveva già fatto nell’estate 2020, quando aveva raggiunto il Belgio.

Lo zio Danish — difeso dall’avvocato Lalla Gherpelli - sarebbe "l’esecutore materiale" del delitto commesso in concorso "materiale e morale" con Nazia e Shabbar Abbas, il quale, intervistato dal Resto del Carlino sabato, aveva detto che "la figlia sta in Belgio" e che lui, nel rientrare in Italia "il 10 giugno", avrebbe "chiarito tutto con i carabinieri". Ma così non è stato. Ora, non resta altro che trovare il cadavere di Saman: una ragazza musulmana col sogno proibito della libertà.

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