C’è una Cortina d’Ampezzo che non compare nelle cartoline e nemmeno nei rendering dei Giochi Olimpici appena terminati. È una Cortina domestica, fatta di stufe accese e tavoli apparecchiati, che nel Novecento ha funzionato da crocevia culturale senza bisogno di festival. Al centro, una donna: Rachele Padovan. Nata nel 1916 e scomparsa nel 1999, trasformò la propria casa in una sorta di ristorante privato ante litteram, dove la cucina ampezzana diventava pretesto e collante per discussioni letterarie, amicizie, talvolta scontri.
Attorno al suo focolare sono passati nomi che oggi riempiono bibliografie e teatri: Andrea Zanzotto, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Ernest Hemingway, Goffredo Parise, Neri Pozza, Filippo de Pisis, Franco Zeffirelli, Vittorio Gassman. A Cortina trovavano ospitalità, ma soprattutto un luogo dove la conversazione non era un accessorio del pasto: era la portata principale. I casunziei arrivavano insieme a un dibattito sulla lingua, la selvaggina accompagnava una discussione editoriale, lo strudel chiudeva la serata con qualche verità non sempre diplomatica.
Quella storia torna ora sotto forma di podcast. Il 18 febbraio, nel 110° anniversario della nascita di Padovan, sono usciti i primi cinque episodi di “Parole nel Ven(e)to. Rachele Padovan e la Cortina dei letterati buongustai”, progetto di Madagascar Communication sostenuto dalla Regione Veneto. Dieci puntate in tutto, con la seconda parte prevista il 5 marzo, in coincidenza con la massima sovraesposizione globale della località ampezzana, grazie ai Giochi Milano Cortina 2026.
Il racconto prende le mosse dalla stagione olimpica del 1956 e ricostruisce la formazione di Rachele, i primi incontri, la grande stagione letteraria di Cortina nel Novecento. A guidare l’ascolto è la voce di Silvia Fiore Scarabello, che intreccia memoria e narrazione con i ricordi della nipote Mina Buscicchio Balsamo, custode di un archivio familiare fatto di aneddoti e ricette. Perché la cucina, qui, non è folklore ma linguaggio.
Padovan non si limitò a cucinare: mise per iscritto un sapere che fino ad allora viaggiava quasi solo per via orale. Il volume “La Cucina Ampezzana”, oggi ripubblicato da Tarka Edizioni, raccoglie un repertorio che va dai piatti di montagna alle contaminazioni venete: radicchio trevigiano, bigoli padovani, bacalà vicentino, storione del Polesine, lesso con pearà, frittole veneziane. Un atlante gastronomico che dialoga con i territori evocati dagli scrittori di passaggio, dalla Treviso di Zanzotto alla Belluno visionaria di Buzzati, passando per la Venezia amata da Hemingway.
Ne esce un affresco corale in cui la tavola diventa luogo di relazione e la montagna smette di essere cartolina per tornare spazio abitato.
In tempi di grandi eventi e narrazioni muscolari, il podcast sceglie un registro diverso: più domestico, meno celebrativo. Ricorda che prima dei riflettori c’era una cucina, e che in quella cucina si è costruita una parte non marginale della storia culturale veneta. Senza hashtag, ma con un mestolo ben saldo in mano.