Il digiuno intermittente è una scelta benefica per la salute del cervello, con esiti positivi per la memoria e l'attenzione, riducendo al contempo gli stati infiammatori e l'ansia. A stabilirlo è uno studio nato da una collaborazione tra la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, l'Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e l'University of California Irvine.
La ricerca, pubblicato sulla rivista Acta Physiologica, pone a confronto i risultati di una dieta ad alto contenuto di grassi con quelli di un regime alimentare bilanciato giornaliero e quelli di un digiuno intermittente. Gli esiti hanno posto i riflettori il ruolo del succinato, una molecola organica fondamentale nel metabolismo cellulare per la produzione di energia, con un ruolo attivo sull'infiammazione cerebrale. E come il digiuno intermittente ne abbia migliorato le prestazioni.
Digiuno intermittente, di cosa si tratta
Il digiuno intermittente era già noto nel V secolo a.C., il medico e filosofo greco Ippocrate era solito prescriverlo come rimedio per una serie di patologie. Ma solo nel 1990 il ricercatore Ronald Hart osservò gli effetti positivi della restrizione calorica giornaliera sui topi, con benefici significativi sulla longevità. Negli ultimi anni il digiuno intermittente è tornato al centro dall'attenzione, sia per le diverse modalità che per i benefici per la salute, la perdita di peso e anche per il benessere del cervello.
Il digiuno intermittente è una regime alimentare che si basa sull'astensione dal cibo all'interno di una serie di finestre temporali. La più popolare è quella del digiuno 16:8, ovvero il digiuno rientra all'interno delle 16 ore giornaliere mentre nelle restanti 8 si può accedere al cibo. Ma questa particolare tipologia di regime alimentare conta diverse modalità, le più comuni sono:
digiuno a tempo limitato, con un consumo del cibo tra le 4 e le 12 ore, ma senza conteggio delle calorie;
digiuno12:12, nelle prime si può accedere al cibo e nelle successive 12 ore si passa alla fase di digiuno. Ad esempio si inizia a mangiare alle 8 del mattino, con la colazione, e si finisce alle 20 con la cena;
digiuno intermittente 14:10, si digiuna per 14 ore e si può accedere al cibo nelle altre 10;
digiuno a giorni alterni, dove vi è un'alternanza tra giorni dove è presente un'alimentazione classica e giorni in cui si consumano zero o al massimo 500 calorie;
dieta 5:2, questa è una sorta di digiuno diluito all'interno della settimana e che prevede un limite di 500 calorie per 2 giorni e 5 giorni di alimentazione bilanciata. Ne abbiamo parlato in questo articolo: Dieta 5:2, cos'è e quali sono i benefici per l'organismo
Digiuno intermittente, cosa dice lo studio
Lo studio pubblicato su Acta Physiologica ha posto a confronto una dieta ad alto contenuto di grassi, con una bilanciata giornaliera e un digiuno intermittente di 24 ore. Gli esiti hanno sottolineato le reazioni chimiche date dalle tre tipologie di stile alimentare, il passaggio da una dieta ricca di grassi a una bilanciata o al digiuno intermittente riduce sia il peso corporeo che la massa grassa. Ma in particolare migliora la tolleranza al glucosio, un dato significativo nella prevenzione del diabete di tipo 2. Ma solo il digiuno intermittente riesce a ridurre gli stati d'ansia, aumentare il comportamento esplorativo e, in particolare, ridurre significativamente lo stato di infiammazione cerebrale.
Tutto merito del succinato che, come accennato, è una molecola utilissima nel metabolismo cellulare per la produzione di energia, con un ruolo fondamentale sull'infiammazione cerebrale. "Grazie a tecniche avanzate di metabolomica, siamo riusciti a individuare il succinato come una molecola chiave che mette in comunicazione il metabolismo del corpo con il cervello", come sostiene Amalia Gastaldelli, dirigente di ricerca dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, responsabile del gruppo di ricerca sulle Malattie Metaboliche e di analisi Multi-Omiche, e che insieme a Paola Tognini ha attivato lo studio. Durante la fase di digiuno intermittente si ha una riduzione dei livelli di succinato nel plasma, con relativo aumento nel fegato e nel tessuto adiposo, con effetti benefici anche per l'umore.
Una scoperta molto importante che può favorire approcci nutrizionali e medici utili a combattere l'obesità, una problematica molto presente fin dall'infanzia e che può favorire diverse patologie quali diabete, malattie cardiovascolari, disturbi cognitivi, malattie neurodegenerative e neuropsichiatriche. Secondo Andrea Tognozzi, studente del corso di dottorato in Scienze cliniche e traslazionali dell'Università di Pisa, collaboratore del Laboratorio di Biologia (Bio@SNS) della Scuola Normale Superiore e primo autore dello studio: "Somministrare succinato da solo riproduce gran parte degli effetti del digiuno a intermittenza, soprattutto a livello di cambio di comportamento e diminuzione di ansia; come se la molecola fosse il ‘segreto’ del digiuno intermittente".
Tutti benefici del digiuno intermittente
Seguire una delle tipologie di digiuno intermittente offre innumerevoli benefici per l'organismo, come accennato anche dallo studio, in particolare nell'aumento della BDNF ovvero una proteina che supporta la crescita e la funzione dei neuroni, migliorando le funzioni cognitive. Riduce lo stato infiammatorio a livello cerebrale, migliora l'attenzione e le funzioni cognitive, riducendo l'ansia e favorisce un'azione preventiva nei confronti di alcune malattie quali ictus, Malattia di Alzheimer e Morbo di Parkinson. Migliorando al contempo anche la sensibilità insulinica così da stabilizzare i livelli glicemici.
Per otettenere risultati validi è fondamentale chiedere supporto a un nutrizionista esperto,
così da introdurre adeguatamente il digiuno intermittente all'interno della quotidianità. Valutando il proprio stato di salute e le necessità mediche personali, senza invalidare terapie o causare danni al propri benessere.