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"15 miliardi di armi esportate": cosa c'è dietro gli affari di Putin

Nonostante sanzioni e isolamento, la Russia continua a esportare armi per miliardi, usando il mercato militare come leva economica e politica

"15 miliardi di armi esportate": cosa c'è dietro gli affari di Putin
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Nel bel mezzo delle tensioni geopolitiche, e colpita dalle sanzioni occidentali, la Russia continua a mantenere attivo uno dei suoi motori economici più sensibili: l’export di armi e armamenti di vario genere. Le cifre sono emblematiche. Nel corso del 2025, Mosca ha incassato oltre 15 miliardi di dollari dalla vendita di sistemi militari a più di 30 Paesi, una somma ingente che racconta molto più di un semplice successo commerciale. A confermarlo è stato lo stesso Vladimir Putin durante una riunione della Commissione per la cooperazione militare-tecnica con gli Stati esteri, sottolineando come il settore abbia resistito alle “pressioni senza precedenti” esercitate dall’Occidente per isolare l’industria bellica di Mosca. Le esportazioni di armi, oltre a essere fonte di valuta pregiata, rappresentano infatti uno strumento di influenza politica, una leva diplomatica e un modo per mantenere in vita un complesso militare-industriale messo sotto stress dalla guerra in Ucraina.

Gli affari di Putin con le armi

Secondo quanto riportato da Defence Blog, la Russia non solo ha rispettato la maggior parte dei contratti di fornitura previsti nel 2025, ma ha anche rafforzato il proprio portafoglio di nuovi ordini in vista del 2026. Putin, in particolare, ha rivendicato la capacità del sistema di cooperazione militare di “continuare a funzionare in condizioni difficili”, nonostante i tentativi occidentali di bloccare i rapporti con i partner di Mosca.

I proventi delle esportazioni, ha spiegato il Cremlino, vengono reinvestiti nella modernizzazione degli impianti industriali, nell’aumento della capacità produttiva e nel finanziamento di programmi di ricerca futuri. Ufficialmente, una parte significativa della produzione rimane destinata anche a usi civili, ma è evidente che il cuore del sistema resta legato alla difesa. Parallelamente, la Russia sta portando avanti oltre 340 progetti militari congiunti con 14 Paesi, un dato che segnala una fitta rete di relazioni strategiche che va ben oltre la semplice compravendita di armamenti.

Africa, cieli e droni: ecco il nuovo mercato russo degli armamenti

A colpire non sono solo i volumi degli affari sopra citati, ma anche la trasformazione geografica e tecnologica delle esportazioni. Dopo il 2022, non a caso, la mappa dei clienti del Cremlino si è spostata sempre più verso l’Africa e verso Paesi sottoposti a sanzioni o con accesso limitato ai mercati occidentali. In questi contesti, Mosca si propone come fornitore alternativo, meno vincolato da condizioni politiche e diritti umani.

Allo stesso tempo, la composizione delle vendite è cambiata: i sistemi legati all’aviazione - caccia, aerei da addestramento, droni e servizi spaziali - rappresentano una quota crescente degli ordini, mentre le esportazioni di veicoli corazzati e sistemi missilistici risultano in calo rispetto al periodo prebellico. Questa evoluzione riflette sia le esigenze operative della Russia, che deve dare priorità al fronte interno, sia la domanda internazionale, sempre più orientata verso tecnologie aeree e senza pilota.

In questo scenario, l’export militare diventa quindi una valvola di sfogo

economica ma anche un messaggio politico: nonostante l’isolamento, la Russia resta un attore centrale nel mercato globale delle armi. Dietro quei 15 miliardi di dollari non c’è solo business, ma una strategia di lungo periodo.

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