La “flotta ombra” sta capitalizzando sul caos generato dallo scoppio del conflitto in Iran e rischia, in un day after che al momento tarda a intravedersi, di uscirne rafforzata come non mai. La guerra in corso in Medio Oriente sta infatti permettendo alle centinaia navi della shadow fleet che trasportano petrolio e gas dei Paesi canaglia (principalmente Russia, Iran e Venezuela) di aggirare le sanzioni che i Paesi occidentali hanno predisposto e rafforzato nei loro confronti proprio poco prima del 28 febbraio. Una conseguenza inaspettata della nuova tempesta nel Golfo che, riferisce il Financial Times in una lunga inchiesta, sarebbe frutto dell’allentamento delle restrizioni decretato dagli Stati Uniti e dalla dipendenza crescente globale dal “petrolio fantasma”.
Il presidente americano Donald Trump ha revocato temporaneamente le sanzioni su circa 15 miliardi di dollari di petrolio che la Repubblica Islamica ha movimentato in mare. Il quotidiano britannico calcola che Teheran abbia esportato milioni di barili di greggio dalla fine del mese scorso guadagnando probabilmente più di 140 milioni di dollari al giorno. Almeno 15 sarebbero le petroliere iraniane che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dall’inizio del conflitto, la maggior parte delle quali ha nascosto la posizione per parte del tragitto. Nella fase attuale, anche il greggio russo è stato “graziato” dal tycoon - una mossa che ha allarmato i partner dell’America - permettendo a Mosca di incassare fino a 150 milioni di dollari al giorno in entrate di bilancio extra grazie all’aumento dei prezzi del petrolio. Un ulteriore incremento dei guadagni è previsto man mano che i traffici della Federazione si sposteranno dalla Cina verso l’India, una rotta più breve e redditizia.
La capacità da parte della flotta ombra di sfruttare il caos del conflitto in Iran, spiegano gli esperti, è la prova della sua tenace capacità di resilienza. Gli analisti avvertono inoltre che tali caratteristiche tendono a persistere e a evolversi e che, finchè ci saranno barili che dovranno essere movimentati al di fuori dei canali ufficiali, ci saranno operatori, attirati da tariffe di trasporto e distorsione dei prezzi, disposti ad assumersi dei rischi.
Il fenomeno dell’armada fantasma non è nuovo. Centinaia di navi obsolete, con proprietà poco trasparenti e assicurazioni dubbie, solcano mari e oceani da una quindicina di anni permettendo a Iran e Venezuela di eludere le sanzioni internazionali. Il sistema delle navi ombra è esploso dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Secondo il Financial Times, a partire dal dicembre del 2022, 1065 navi hanno trasportato il greggio russo, iraniano e venezuelano verso acquirenti in tutto il mondo. All’interno di questo gruppo, sarebbero 621 i cargo, sprovvisti di assicurazioni occidentali e con proprietari che rimangono segreti, oggetto di sanzioni occidentali imposte da almeno un’autorità. In alcuni casi, le azioni di contrasto hanno portato alla revoca della registrazione della bandiera rendendo apolidi 59 imbarcazioni.
Diversi i metodi sviluppati dalle navi fantasma per occultare le loro attività. Tra questi, la disattivazione dei transponder che ne segnalano la posizione, la contraffazione di documenti, il cambio di nome, di bandiera e di proprietà. Le imbarcazioni della shadow fleet analizzata dal Financial Times si “nascondono” in un quarto dei casi e quelle collegate al regime degli ayatollah disattivano i transponder in circa il 40% dei casi. Almeno una nave su tre ha cambiato bandiera almeno tre volte da dicembre 2022 e immagini satellitari dimostrano che alcuni cargo sono stati riverniciati in mare per celare la propria identità. È il caso della Tasca, battente bandiera panamense, che l’anno scorso, poco dopo essere stata inserita in black list dagli Stati Uniti, è stata riverniciata da arancione a verde.
Dall’inizio del conflitto in Iran, la flotta ombra continua a operare senza interruzioni. A circa 150 miglia da Singapore, in quello che è descritto come l'epicentro dell’illegalità marittima, almeno otto petroliere avrebbero effettuato trasferimenti ship to ship (STS), uno stratagemma adoperato dalle navi fantasma per occultare l’origine del greggio. Gli addetti ai lavori segnalano inoltre che l’allentamento delle restrizioni sul petrolio di Mosca sta portando a un aumento delle navi apolidi che decidono di issare apertamente la bandiera russa.
Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha descritto la deroga statunitense come una misura temporanea volta a evitare carenze di approvvigionamento ma un ex funzionario del Tesoro, riferisce sempre il Financial Times, ha sostenuto che l’iniziativa di Washington è stata approvata solo per “accontentare” il presidente Trump. La stessa fonte ha descritto la mossa americana come un “regalo a Vladimir Putin” destinato ad avere “solo un impatto marginale sui prezzi globali del petrolio”. Dall’altra parte dell’Atlantico ,la responsabile degli Affari esteri e della politica di sicurezza dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha dichiarato che Bruxelles non seguirà l’esempio degli Stati Uniti. “Se vogliamo che (il conflitto in Ucraina) finisca, Mosca deve avere meno soldi per la guerra, non di più”.
Parole che si accompagnano ai sequestri di navi ombra da parte dei Paesi del Vecchio Continente anche dopo lo scoppio della guerra in Iran e che sembrano confermare che, anche su questo fronte, si starebbe consumando l’ennesimo scontro tra l’America e i suoi alleati storici.