L'Europa si sta muovendo collegialmente in previsione di una possibile attività di sminamento nello Stretto di Hormuz. Dopo il segnale di apertura dato dall'Italia il 23 aprile, la Germania ha dato ordine a un cacciamine, il “Fulda”, di spostarsi nel Mediterraneo come preposizionamento in vista di una possibile missione nello Stretto.
L’Italia pronta a fornire due cacciamine e unità di scorta
Come accennato, Roma si è detta pronta a schierare fino a quattro navi, tra cui due dragamine, nell'ambito di una missione internazionale per bonificare lo Stretto di Hormuz dalle mine navali iraniane, come dichiarato dal capo di stato maggiore della Marina ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto a fine aprile. I leader europei si erano già riuniti a Parigi a metà del mese scorso per discutere di un'iniziativa multinazionale volta a proteggere la navigazione attraverso Hormuz, oggetto di un blocco navale da parte iraniana e di uno selettivo da parte statunitense.
La problematica principale, però, è data dalle mine che Teheran ha distribuito senza uno schema preciso nella parte meridionale dello Stretto, per interdire la navigazione ma soprattutto per costringere il naviglio in transito – previo pagamento di una tariffa all'Iran – a passare in prossimità delle proprie coste.
Secondo quanto riferito dal Csm Marina, il piano di emergenza elaborato dalla Difesa prevede un gruppo composto da due dragamine, una nave di scorta e una nave logistica. Già si prevedeva l'adesione di altre nazioni in ambito Nato per questo tipo di operazione, chiamando in causa Gran Bretagna, Francia, Belgio e Paesi Bassi i quali dispongono di capacità di sminamento.
Si fa ricorso alle capacità antimine della Nato
Ora anche la Germania vuole collaborare e in caso la missione internazionale ottenga il via libera, l'unità cacciamine “Fulda” si troverà a minore distanza dalla zona di operazione. Il “Fulda”, secondo quanto riferito infatti dalla marina tedesca, è salpato dalla base navale di Kiel-Wik nel pomeriggio di lunedì 4 maggio, facendo rotta per il Mediterraneo.
Oltre a una cornice internazionale, l'intervento tedesco nello Stretto di Hormuz richiede un mandato del Bundestag e se i parlamentari dovessero dare il via libera, la nave si troverebbe così già più vicina al luogo dell'intervento.
Il “Fulda” - della classe Frankenthal – è stato distaccato da una missione Nato nel Mar Baltico e nel Mare del Nord condotta dalla forza navale cacciamine Snmcmg1 (Standing Nato Mine Countermeasures Group 1) e dovrebbe essere inizialmente integrata in una task force antimine della Nato nel Mediterraneo. Domenica il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva esortato il suo omologo iraniano Abbas Araghchi a rendere immediatamente accessibile” lo Stretto, fondamentale per il commercio petrolifero e di fatto bloccato dall'inizio della guerra statunitense-israeliana contro l'Iran. Il ministero della Difesa tedesco aveva già annunciato il trasferimento del “Fulda”, affermando che grazie al preposizionamento si “risparmia tempo prezioso per mettere rapidamente in campo le capacità di dragaggio del "Fulda", molto apprezzate nell'Alleanza, una volta soddisfatte le condizioni stabilite dal governo federale”.
Anche la Germania, però, come condizioni per un intervento della marina tedesca nella regione, ha indicato “innanzitutto la fine delle ostilità”.
Le caratteristiche del cacciamine tedesco
Il “Fulda” fa parte di una classe di 12 unità cacciamine lanciata nel 1992 – di cui i primi due ceduti agli Emirati Arabi Uniti – di 650 tonnellate di dislocamento per 54 metri circa di lunghezza. L'equipaggio è composto da 41 tra ufficiali graduati e marinai e le navi sono costruite con scafi in acciaio non magnetico. Il sistema di propulsione comprende motori diesel Mtu ed eliche a passo variabile, con motori elettrici aggiuntivi utilizzati per le manovre silenziose durante le operazioni di caccia alle mine.
Per l'individuazione e la neutralizzazione delle mine marine, le navi sono equipaggiate con sonar a scafo e veicoli sottomarini a controllo remoto Pinguin B3. La classe è inoltre dotata di attrezzature per sommozzatori addetti alla caccia alle mine, tra cui una camera di decompressione e una gru.
I sistemi difensivi includono cannoni Bofors a doppio scopo, in fase di aggiornamento ai cannoni automatici MLG 27, e missili superficie-aria Stinger. Le apparecchiature per la guerra elettronica includono radar di navigazione e lanciatori di esche.
Una tregua molto fragile
Il “Fulda” dovrebbe impiegare circa 2 settimane per raggiungere la zona di Mediterraneo assegnatagli in attesa che si stabilisca la cornice legale internazionale per poter dirigersi verso Hormuz. La possibilità che il conflitto trovi una conclusione appare però ancora remota, nonostante il proseguimento dei colloqui tra i belligeranti.
Nonostante le parti continuino a lavorare diplomaticamente per trovare un accordo stabile, non ci sono ancora segnali che lascino presagire la conclusione del conflitto.
Proprio per questo domenica il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver ordinato al personale statunitense di guidare in sicurezza navi ed equipaggi di Paesi non coinvolti nella guerra con l'Iran fuori dallo Stretto di Hormuz. Ordine reso effettivo nella giornata di lunedì.
Trump ha affermato che i suoi rappresentanti stavano comunque avendo “discussioni molto positive” con la leadership iraniana, nonostante avesse dichiarato domenica scorsa di aver esaminato la loro più recente proposta di pace e di ritenerla “inaccettabile”, al punto che lo spostamento di forze Usa nella regione non è cessato.
Il presidente Usa ha aggiunto che queste discussioni “potrebbero portare a qualcosa di molto positivo per tutti”, ma ha avvertito che se l'Iran interferirà con questi sforzi per la sicurezza, “sarà necessario intervenire con fermezza”, lasciando presagire l'avvio di una seconda fase dell'operazione militare.