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Portacontainer a incastro con catapulte elettromagnetiche: la nuova invenzione che svela i piani di Pechino

Pechino ha trasformato una nave cargo in una portaerei modulare per droni con catapulte elettromagnetiche. Un sistema dual-use, economico e difficile da individuare, che può ridisegnare gli equilibri della guerra navale

Portacontainer a incastro con catapulte elettromagnetiche: la nuova invenzione che svela i piani di Pechino
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La Cina ha sviluppato un'innovativa portaerei portacontainer modulare, ossia una nave commerciale facilmente e rapidamente trasformabile in una piattaforma per il lancio di droni da combattimento e forse anche di aerei leggeri. L’unità, lunga circa 100 metri e costruita originariamente come nave cargo, è stata riconvertita in pochi giorni con un sistema di lancio elettromagnetico montato su quattro container collegati, formando una sorta di pista modulare. Sulla coperta, come si nota da alcune immagini diffuse sul web, sono già presenti droni stealth pronti al decollo, insieme a sistemi difensivi come cannoni automatici da 30 mm, radar a matrice attiva e celle missilistiche verticali simili a quelle di una fregata. Ecco che cosa sappiamo.

La strana portaerei cinese

Questa soluzione sfrutta l’economicità dello scafo e la facilità di gestione con pochi uomini, rendendo la nave perfetta per un impiego massiccio e discreto. Sebbene le foto circolate non dimostrino una capacità operativa completa, il progetto rappresenta un possibile salto tecnologico per la Marina cinese, che sembra aver padroneggiato la tecnologia dei lanci elettromagnetici già testata sulla portaerei Fujian. L’uso di droni “usa e getta” potrebbe poi ovviare al problema della loro cattura dopo il volo, ma resta aperta la questione della loro effettiva efficacia in scenari di combattimento reali.

Secondo quanto riportato dal Telegraph, la nuova portaerei portacontainer cinese non è un caso isolato: fa parte di una strategia più ampia che unisce navi militari convenzionali, grandi flotte mercantili dual-use e capacità di lancio rapido di droni. La citata Marina cinese dispone oggi del maggior numero di navi da guerra al mondo, oltre 370 unità, e in tonnellaggio l’equilibrio con gli Stati Uniti sta rapidamente cambiando. Solo nell’ultimo anno, Pechino ha commissionato navi per 213.000 tonnellate, tra cui una portaerei Type 003, una nave anfibia Type 075 e sette cacciatorpediniere Type 052D.

Usa e getta

L’accelerazione nella produzione navale, unita alla capacità di convertire rapidamente navi mercantili in piattaforme militari, mette pressione sulle flotte occidentali, anche su quella statunitense, la cui presenza nella prima e seconda catena di isole del Pacifico è limitata dai tempi di spostamento e dalla distanza dalle basi. Il concetto di “portaerei usa e getta” e la modularità dei sistemi catapulta rappresentano inoltre un nuovo livello di flessibilità strategica: navi economiche, numerose e difficili da distinguere nel traffico commerciale, possono estendere la portata dei droni, aumentare la raccolta dati e offrire capacità di attacco asimmetriche.

L’innovazione cinese si inserisce in un contesto più ampio di uso crescente dei droni nel combattimento navale moderno. Le nuove navi modulari potrebbero essere integrate con le portaerei convenzionali per il recupero dei droni riutilizzabili o operare con velivoli monouso, ampliando la capacità di sorveglianza e di attacco rapido. La Cina combina capacità militari convenzionali e merchant dual-use, costruendo piattaforme economiche ma numerose, che possono trasformare il controllo del mare in un esercizio di forza numerica più che di tecnologia pura.

Esperti occidentali suggeriscono che il modello cinese potrebbe rivoluzionare la guerra navale: navi piccole, modulari, economiche e difficili da identificare possono superare anche unità

tecnologicamente più avanzate se impiegate in grandi quantità. Paesi come Iran e Ucraina hanno già adottato strategie simili in scala ridotta, mentre la Cina lo fa su un livello globale.

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