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Usa e Taiwan rafforzano i legami militari: come funziona il nuovo “hub di potenza di fuoco”

Taiwan e Stati Uniti rafforzano la cooperazione militare con un nuovo centro di coordinamento per integrare armi e intelligence

Usa e Taiwan rafforzano i legami militari: come funziona il nuovo “hub di potenza di fuoco”
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Taiwan ha effettuato un passo significativo nel rafforzamento della propria postura difensiva, annunciando la creazione di un nuovo centro di coordinamento della potenza di fuoco in collaborazione con gli Stati Uniti. Il Joint Firepower Coordination Centre, il più alto livello di struttura di questo tipo mai istituito sull’isola, nasce in un contesto di crescente pressione militare da parte di Pechino. Gli obiettivi di questa mossa? Migliorare l’integrazione tra sistemi d’arma statunitensi e capacità missilistiche sviluppate localmente. Ma anche coordinare la pianificazione di attacchi di precisione a lungo raggio e lo scambio di intelligence tra le diverse forze armate taiwanesi, rafforzando così la capacità di risposta asimmetrica dell’isola. Il ministro della Difesa Wellington Koo Li Hsiung ha sottolineato che la cooperazione militare con Washington non rappresenta una novità, ma piuttosto un’evoluzione di meccanismi già esistenti e “istituzionalizzati”, chiarendo al tempo stesso che il nuovo centro non implica alcuna forma di supervisione statunitense sulla catena di comando taiwanese. Per ragioni di sicurezza, i dettagli operativi restano riservati.

Un altro passo verso il T-Dome?

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il nuovo hub si inserirebbe nel più ampio programma di difesa noto come “Taiwan Shield” o “T-Dome”, annunciato dal presidente William Lai con l’intenzione di creare una difesa multilivello contro missili, droni, razzi e attacchi aerei provenienti dalla Cina continentale. Come spiegato da Chen Yeong Kang, ex ammiraglio e deputato del Kuomintang, la sfida principale per Taiwan non è tanto la mancanza di sensori o armi, quanto la loro integrazione in un’unica architettura di rete capace di fondere dati, tracciare bersagli e fornire un quadro operativo comune.

In questo senso, l’adozione di concetti ispirati all’Integrated Battle Command System (IBCS) statunitense rappresenta un salto di qualità, pur con i limiti legati alle ridotte capacità spaziali dell’isola, che la rendono ancora dipendente dai satelliti di allerta precoce americani. In ogni caso, il cuore del nuovo centro è un sistema avanzato di comando e controllo C5ISR con una forte enfasi sul “targeting”, fondamentale soprattutto per colpire obiettivi mobili in finestre temporali estremamente ristrette.

La mossa di Taiwan

Nei prossimi cinque anni Taiwan prevede di acquisire diverse migliaia di munizioni di precisione, combinando acquisti dagli Stati Uniti e produzione nazionale. Tra i sistemi più rilevanti figurano i missili antinave supersonici Hsiung Feng III, i missili da attacco terrestre Hsiung Feng IIE a raggio esteso, il missile Yun Feng ad alta quota e velocità, oltre ai missili tattici M57 per i lanciarazzi Himars.

Con gittate che in alcuni casi raggiungono i 1.000 chilometri, queste armi conferiscono a Taipei una capacità di attacco a lungo raggio senza precedenti. Tuttavia, il pieno sviluppo di queste capacità è legato a delicate dinamiche politiche interne. Il maxi-pacchetto di armamenti statunitensi da 11,1 miliardi di dollari, insieme a uno speciale bilancio per la difesa da 39 miliardi di dollari, è bloccato dalle opposizioni in Parlamento, con il rischio di ritardi significativi se non verranno firmate in tempo le lettere di offerta e accettazione.

Koo ha avvertito che eventuali

rinvii non solo rallenterebbero la modernizzazione militare, ma potrebbero anche minare la fiducia degli alleati, proprio mentre la Cina intensifica esercitazioni, simulazioni di blocco e incursioni aeree intorno all’isola.

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