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Accordo Ue-India, svolta sul commercio e taglio dei dazi: cosa succede ora

Bruxelles e Nuova Delhi chiudono uno storico accordo di libero scambio: riduzione dei dazi su quasi il 97% delle esportazioni europee, focus su manifattura e automotive e obiettivo di raddoppiare gli scambi entro il 2032, in chiave strategica e geopolitica

Accordo Ue-India, svolta sul commercio e taglio dei dazi: cosa succede ora
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L’Unione europea e l’India hanno finalizzato un accordo di libero scambio definito “storico” da entrambe le parti, con un taglio stimato fino a circa 4 miliardi di euro l’anno di dazi sui prodotti europei destinati al mercato indiano. L’intesa, arrivata dopo un negoziato lungo e accidentato (avviato nel 2007 e rilanciato nel 2022), punta a ridisegnare i flussi commerciali tra due economie che già oggi scambiano beni e servizi su volumi rilevanti e che, in un mondo di catene del valore sempre più politicizzate, cercano nuove sponde e nuove certezze.

"Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo concluso la madre di tutti gli accordi commerciali. Stiamo creando un mercato di due miliardi di persone. Questa è la storia di due giganti: la seconda e la quarta economia mondiale. Due giganti che scelgono la partnership, in un vero e proprio approccio win-win. Un messaggio forte: la cooperazione è la migliore risposta alle sfide globali", ha dichiarato Ursula von der Leyen, nel suo discorso al vertice Ue-India a Nuova Delhi. Questo accordo commerciale integrerà ulteriormente le nostre catene di approvvigionamento e rafforzerà il nostro potere manifatturiero congiunto - spiega -. Ridurrà fino a 4 miliardi di euro di dazi doganali annuali per gli esportatori di tutte le dimensioni. E creerà buoni posti di lavoro per milioni di lavoratori, qui in India e in Europa. Oltre 6.000 aziende europee sono già presenti in India. Sono responsabili di 3,7 milioni di posti di lavoro in India e, con questo accordo in vigore, possiamo affermare con certezza che molti altri ne arriveranno".

Secondo la Commissione europea, l’accordo elimina o riduce i dazi su circa il 96,6% delle esportazioni di beni dell’UE verso l’India, con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare le esportazioni europee di beni verso il Paese entro il 2032. Nel dettaglio, Bruxelles cita esempi ad alto impatto simbolico e industriale: le tariffe indiane sul vino scenderebbero dal 150% al 75% all’entrata in vigore, con ulteriori riduzioni nel tempo fino a livelli anche intorno al 20%; l’olio d’oliva passerebbe dal 45% a zero in un percorso pluriennale.

Il dossier più sensibile resta quello dell’automotive. L’India applica da anni dazi molto elevati sulle auto importate, barriera che ha limitato l’espansione dei marchi europei nonostante l’enorme potenziale del mercato. L’intesa prevede un percorso di riduzione dalle aliquote attuali, che arrivano fino al 110%, con una discesa graduale fino al 10% nel tempo per alcune categorie. Per i veicoli elettrici a batteria sarebbe invece previsto un periodo iniziale di esclusione, indicativamente di cinque anni, per proteggere gli investimenti e la produzione locali. È un compromesso che fotografa la realtà indiana: un mercato dominato dai produttori domestici e da pochi grandi gruppi, con una politica industriale orientata a far crescere la filiera nazionale — soprattutto nella transizione elettrica — senza rinunciare però a un’apertura che può attrarre tecnologia, investimenti e una maggiore integrazione nelle catene globali del valore.

Il pacchetto si concentra su un’ampia gamma di beni, dalla meccanica alla chimica fino ad alcune voci dell’agroalimentare, e include capitoli regolatori e di accesso al mercato che, nelle intese commerciali moderne, contano quanto i dazi. Non si tratta però di una liberalizzazione totale: alcune aree restano esplicitamente sensibili. Tra queste figurano comparti come lattiero-caseario, carne bovina e zucchero, esclusi dalle concessioni più incisive per ragioni di equilibrio politico interno e di tutela dei settori più vulnerabili.

L’annuncio politico, tuttavia, non equivale a un’operatività immediata. Il testo deve passare attraverso la fase di revisione giuridico-linguistica e affrontare poi i passaggi istituzionali previsti, dal Consiglio dell’UE al Parlamento europeo, fino alle procedure interne indiane. Secondo le indicazioni disponibili, l’accordo è ora in vaglio legale e l’entrata in vigore potrebbe avvenire entro circa un anno, una volta completato l’iter di ratifica.

UE e India mostrano interessi convergenti sul piano strategico. Per Bruxelles, l’intesa si inserisce in una più ampia strategia di diversificazione e riduzione delle vulnerabilità geopolitiche, accelerata negli ultimi anni anche attraverso nuovi accordi commerciali. Per Nuova Delhi, l’intesa con l’Europa si colloca in una stagione di apertura selettiva ai mercati esteri, in un contesto segnato da tensioni tariffarie globali e dalla ricerca di partner economici stabili e alternativi.

Nel breve periodo, i benefici più immediati riguardano le imprese europee che esportano in India e che oggi affrontano barriere tariffarie elevate. Le riduzioni su auto, bevande alcoliche e diversi beni industriali alleggeriscono i costi di ingresso e migliorano la competitività dei prodotti europei. Al tempo stesso, non mancano i timori: alcuni settori industriali dell’UE temono che l’apertura del mercato indiano resti parziale o che le condizioni di concorrenza non siano pienamente simmetriche.
Dal lato indiano, l’accordo promette un accesso più ampio a un mercato ad alto potere d’acquisto e può rafforzare il posizionamento delle aziende inserite nelle filiere euroasiatiche.

Parallelamente, Nuova Delhi mantiene una linea prudente, difendendo i comparti più sensibili e scandendo le aperture — in particolare nel settore automobilistico ed elettrico — per limitare possibili contraccolpi sociali e industriali.

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