Ecco quando torna la Fornero

Tre "scalini" per il dopo Quota 100 ma anche un ritorno al passato: ecco la direzione in cui si dirige la riforma del sistema pensionistico e cosa può davvero cambiare

Ecco quando torna la Fornero

Un ritorno al passato con alcune novità: ecco cosa dobbiamo attenderci con la fine di Quota 100 e la nuova riforma del sistema pensionistico. L'ipotesi più accreditata è quella dei "tre scalini" e poi si torna a quanto accadeva nel 2018.

Così cambieranno le pensioni

Tra tutte le soluzioni che Palazzo Chigi ed il ministero dell'Economia stanno valutando ci sono Quota 102, 103, e 104 secondo uno schema crescente: in pratica, con 38 anni di contributi richiesti (come vale adesso per Quota 100), per uscire in anticipo dal mondo del lavoro, nel 2022 sarebbero necessari 64 anni, nel 2023 65 anni e nel 2024 66 anni. In questo meccanismo si inserisce però anche un'altra novità: con gli stessi scalini, si potrebbe raggiungere l'età pensionistica anche grazie ai contributi. Quindi, se il requisito dei 64 anni rimarrebbe lo stesso, dai 38 anni contributi richiesti nel 2022 si salirebbe prima a 39 (nel 2023) e poi a 40 nel 2024: così sarebbero favoriti tutti coloro che hanno iniziato a lavorare da giovani e non si allargherebbe più di tanto la platea che sarebbe già stata inglobata in Quota 100.

Tra Fornero e Ape sociale

Alla fine della fiera, comunque, c'è comunque lo spettro dei requisiti antecedenti il primo governo Conte. La Lega chiede a gran voce di non volere più la legge Fornero: per evitarla, si stanno ipotizzando misire di uscite anticipate legate al sistema contributivo ma anche una specie di "Opzione Donna" allargata anche alla platea maschile (con uscite, però, a 63-64 anni). Rimane in piedi anche la proposta del presidente Inps, Pasquale Tridico, che prevede soltanto un anticipo della quota contributiva dell’assegno per poi godere della pensione completa una volta compiuti i 67 anni di età. Per adesso, comunque, è tutto in aria (o meglio dire sulla carta): l'esecutivo è spaccato e si continua a discutere.

Non c'è la volontà, però, di abbandonare l’Ape sociale, l'uscita anticipata dal mondo del lavoro per le categorie impegnate in lavori gravosi, misura che potrebbe essere allargata e potenziata. Si ipotizza anche un fondo pensionistico che favorisca medie e piccole imprese così come ha proposto Claudio Durigon, responsabile Lavoro della Lega e sottosegretario al Mef. Come ci siamo occupati al Giornale.it, c'è anche il possibile potenziamento del contratto di espansione che consentirebbe di lasciare il mondo del lavoro 5 anni prima dalla sua naturale scadenza ad imprese con almeno 50-100 dipendenti: l'uscita anticipata sarebbe, in parte, a carico dell’azienda ma verrebbero inseriti lavoratori giovani come in una specie di "staffetta generazionale".

Cosa fare con i fondi

Il dossier inviato a Bruxelles, secondo fonti del Messaggero, ammonta a 600 milioni solo per le pensioni: i sindacati intendono sfruttare tutte le risorse rimaste con Quota 100 i cui fondi sono ancora svariati miliardi. Dall'altra parte, però, parte di quei soldi potrebbero sanare il bilancio della previdenza invece di sanare il deficit dello Stato dopo quest'anno e mezzo di pandemia. Insomma, la partita da giocare è ancora tutt'altro che finita: a questa si deve aggiungere il cambiamento del Superbonus edilizio del 110%, dal quale sarebbero escluse le abitazioni unifamiliari o farle rientrare mettendo un "tetto" al reddito dei proprietari.

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