Fiera Milano

Tradizione e brevetti per le calzature made in Italy di qualità

A theMicam nuove collezioni e storie di aziende familiari di successo. Flaminio Fabi, di Fabi spa: "Saper fare e innovazione alla base del nostro successo, iniziato 50 anni fa in un sottoscala. In Russia 40 negozi, la crisi del rublo pesa ma cresciamo su nuovi mercati". Dalla scarpa Flex Goodyear alle solette modellate su misura per il cliente

Tradizione e brevetti per le calzature made in Italy di qualità

Il made in Italy è il cuore l’anima di theMicam, la manifestazione internazionale della calzatura in corso a Fiera Milano fino al settembre con il meglio e il nuovo delle collezioni donna, uomo e bambino per la primavera e l’estate 2017. Ed ed un viaggi fra eccellenze del saper fare italiano, storie di successo di imprese che sono riuscite a conquistare mercati internazionali, storie di imprese familiari che affrontano la sfida della globalizzazione puntando sui valori della tradizione, sulla creatività e sull’innovazione. Sfida difficile soprattutto sul versante dell’export per le ricorrenti crisi internazionali e sul mercato interno che è fermo e non riparte.

E’ il caso - non l’unico - del calzaturificio Fabi Spa di Monte San Giusto in provincia di Macerata, distretto delle Merche, 30 milioni di euro di fatturato che prima della crisi russa era più alto, 330 dipendenti che produce calzature di qualità, segmento alto da 350 - 400 euro al paio, come racconta con passione Flaminio Fabi: “Noi stiamo puntando tutto sul valore e sulla qualità del made in Italy e investiamo in innovazione e ricerca…”. Sottolineatura iniziale per spiegare come si è sviluppata negli ultimi anni l’azienda nata cinquant’anni fa in un sotttoscala, quando Elisio e Enrico Fabi produssero il primo paio di scarpe artigianali e come si modella e cresce all’estero basandosi su punti fermi che fanno parte della sua storia.

Il primo è l’ecososteniblità, “da vent’anni la mia azienda è ecosostenibile dal punto di vista della produzione e della salute del consumatore: utilizziamo materiale atossici, collanti a base di acqua, il piede non va mai a contatto con materiali che possono danneggiarlo”, spiega Fabi. Premessa che si lega all’alto livello tecnologico delle linee di produzione e al rapporto “speciale” con i lavoratori. “Mio papà diceva io ho altri 300 figli oltre ai miei due… e ancora oggi è così perché i rapporti sono ottimi tanto è vero che abbiamo creato una finanziaria familiare per dare una mano ai dipendenti se si presentano problemi, lui conosceva i problemi di ciascuno di loro. L’attenzione al personale fa parte della nostra tradizione e della nostra storia, è fondamentale per chi come noi è radicato sul territorio e non solo. Abbiamo 230 dipendenti in Italia e 100 all’estero, in Bulgaria, dove abbiamo un tomaificio per la cucitura dei pezzi - spiega ancora Flaminio Fabi -. Sono tutte lavorazioni interne all’azienda: ad esempio realizziamo le suole, facciamo le lavorazioni laser, le applicazioni di strass e di altre finiture di pregio come i ricami. Abbiamo investito in tecnologia all’avanguardia per poter fare direttamente il lavoro. Il made in Italy è questo. Con l’esclusione - aggiunge - del reparto orlatura. Non si trovano più donne giovani che vengano a fare questo tipo di lavoro. In Italia cultura del lavoro con le mani sta scomparendo fra i giovani, così stiamo creando uno studio di formazione del personale all’interno per creare interesse, dare stimoli a chi ha voglia di fare. Occorre iniziare a capire il valore di certe cose, stiamo cercando di trasferire il know how alle nuove generazioni perché per arrivare dove sono arrivato io…”.

“Pensi che sono nato con la specializzazione di applicazione tacchi durante gli anni dell’Istituto tecnico commerciale: il mattino andavo a studiare ragioneria, il pomeriggio mi occupavo di tacchi da scarpe sulla catena di produzione - racconta -. Studio e lavoro che in due anni mi permise di comprare l’auto, una A 112, poi l’università continuando a lavorare. Se non abbiamo giovani pronti a raccogliere la sfida chi andrà avanti con certe lavorazioni, innoverà e migliorerà il prodotto? Conoscere e appassionarsi alle problematiche a tutto campo è fondamentale”. Tanto che Fabi, nello grande stand in fiera è impegnato in una discussione per una modifica da fare a un prototipo: spostare l’applicazione di una scarpa da donna di pochi millimetri in avanti. “Provandola ci siamo accorti che il piede tende a scivolare in avanti, va cambiata la posizione perché il piede tende scivolare in avanti e noi dobbiamo garantire il massimo confort alla scarpa che sarà indossata ogni giorno, e questo si impara sul campo. E questo significa qualità del prodotto”.

Amore per le scarpe ben fatte, ma “come diceva la mia nonna saggissima: non è bello quello che è bello, è bello quello che venne (vende, ndr)… Ovvero: Se è bello per me e il consumatore apprezza ma non ha i soldi per comprare si fa solo della poesia”. E qui il discorso si complica e non poco. Costi di produzione, tasse, burocrazia, lavoratori che al netto intascano troppo poco ogni mese sono “i nostri nemici, assieme alla globalizzazione e all’on line”. Per questo, e il messaggio rivolto alla politica, “dobbiamo avere qualcuno che ci salvaguardi e ci aiuti a essere competitivi, con i fatti”. Riferimento rivolto al mercato interno che non riparte e a quello estero, alla Russia innanzitutto, su cui pesano sanzioni e svalutazione del rublo mentre prima per il made in Italy era “soldi e amore”. Ora le cose sono cambiate “e ci stiamo muovendo anche su altri mercati: Medio Oriente, Arabia Saudita, Nordafrica, cercando di compensare il calo della Russia dove abbiamo 40 negozi”. E nei progetti ci sono Giappone, Corea, Cina e Sud America.

Negozi particolari quelli di Fabi che oltre alle scarpe propongono il total look del sistema moda e accessori e offrono servizi personalizzati per il cliente. Prodotti innovativi come quelli basati sul brevetto Flex Goodyear scarpa “simbolo”, impermeabile e flessibile con la suola modellante cucita a mano a cui si aggiungerà quello della nuova soletta “pro recettiva”: un sistema di lettura del piede consentirà di realizzare nei negozi la soletta su misura per una deambulazione perfetta, studio che vede impegnate università di Tor Vergata e Cnr, mentre con l’Istao di Ancora è allo studio un microchip da inserire nella calzatura per sapere con l'iPhone dove si trova.

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