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Demenza, la carenza di vitamina D può essere una causa. Lo studio

A confermarlo è uno studio scientifico recente pubblicato su Neurology Open Access e condotto dai ricercatori dell’American Academy of Neurology

Demenza, la carenza di vitamina D può essere una causa. Lo studio
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La carenza di vitamina D può influenzare la salute cerebrale in età senile comportando il maggior rischio di malattie neurodegenerative e demenza precoce,

A confermarlo è uno studio scientifico recente pubblicato su Neurology Open Access e condotto dai ricercatori dell’American Academy of Neurology.

Lo studio dell’American Academy of Neurology

Questa ricerca approfondita conferma che quando nell’organismo sono presenti alte concentrazioni di vitamina D il cervello corre meno il rischio di subire la presenza negativa della proteina tau.

Quest’ultima insieme alla proteina beta- amiloide è considerata uno dei bio- marcatori legati a malattie neurodegenerative gravi come Morbo di Alzheimer e Parkinson. La ricerca in questione è stata condotta su circa 800 soggetti adulti, uomini e donne, di un’età intermedia tra i 30 – 40 anni. Questi soggetti sono stati seguiti dall’équipe di ricerca americana per un periodo di circa 16 anni.

All’inizio dello studio ad essi sono stati misurati i livelli ematici di vitamina D. Quando questa vitamina risultava superiore a 30 nanogrammi per millilitro era considerata di un livello alto. Invece concentrazioni inferiori ai 30 nanogrammi per millilitro al contrario erano definite basse.

I risultati sorprendenti sul legame tra vitamina D e demenza

Allo trascorrere del periodo dei 16 anni i soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale per valutare la presenza nel cervello della proteina tau e di quella beta- amiloide. Questo esame diagnostico prezioso ha fatto emergere che tutti i soggetti che risultavano avere delle concentrazioni alte di vitamina D presentavano nel cervello una quantità di proteina tau inferiore rispetto a chi aveva concentrazioni basse della suddetta vitamina. Invece tra la concentrazione di vitamina D e beta- amiloide non è emersa alcuna correlazione.

Questa ricerca dimostra che è possibile intervenire sui fattori di rischio di alcune malattie neurodegenerative come la demenza precoce in maniera preventiva, prima ancora della comparsa dei primi segnali a livello cognitivo. Gli autori si sono resi conto che lo stato nutrizionale e metabolico di un soggetto può influenzare inevitabilmente l’accumulo di alterazioni cerebrali nel corso degli anni.

Naturalmente i ricercatori invitano ad interpretare con cautela i risultati del loro studio. A tal proposito hanno evidenziato che risulta difficile misurare l’impatto delle variazioni individuali negli anni successivi al monitoraggio da parte dell’equipe di ricerca. Necessario è quindi intraprendere ulteriori studi in merito per verificare l’ottimizzazione dei livelli di vitamina D nel tempo.

Ai

fini della medicina preventiva le future ricerche dovrebbero esplorare i dosaggi ottimali per la prevenzione, la durata necessaria del trattamento e l'interazione con altri fattori genetici e ambientali.

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