Anche “il più forte di tutti” Muhammad Ali, celeberrimo boxeur, ha sofferto a causa della malattia di Parkinson. Così come altre celebrità, dal frontman dei Black Sabbath Ozzy Osbourne - che aveva una forma rara di origine genetica - all’attore Alan Alda e il cantautore Neil Diamond: il Parkinson non guarda in faccia nessuno, neppure i vip.
Lo sa bene Michael J. Fox: pare che i primi sintomi siano apparsi durante la lavorazione di Ritorno al Futuro - Parte III, ma quelli più evidenti li ha sperimentati per la prima volta sul set di Doc Hollywood. Dall’esperienza di Michael J. Fox, che dal 1990 lotta appunto contro il Parkinson, è nata una fondazione di ricerca, cosa che ha fatto anche Muhammad Ali: informazione e sensibilizzazione in questi casi non mancano mai, tanto che l’11 aprile ricorre la Giornata mondiale del Parkinson. L’attore aveva 29 anni quando ha ricevuto la diagnosi: nel 10-15% dei casi, l’esordio avviene infatti prima dei 45 anni.
Ma cosa significa riscontrare sintomi precoci e perché è importante riconoscerli?
Quali sono i sintomi precoci
I sintomi che si presentano quando il Parkinson è stato già diagnosticato o si è vicini alla diagnosi, sono abbastanza noti alla vista: postura incurvata in avanti, movimenti lenti e rigidi, andatura strascicata.
Tuttavia ci sono dei sintomi vaghi e aspecifici - che presi singolarmente significano molto poco - ma che si presentano nel momento in cui già il 50% dei neuroni dopaminergici è stato irreversibilmente perduti, compromettendo il sistema motorio, si legge su Medscape.
In generale l’esordio del Parkinson è graduale e progressivo e questi sintomi si possono presentare in maniera asimmetrica:
- Disturbo del comportamento del sonno Rem, ovvero ovvero sogni vividi accompagnati da movimenti fisici, come urla, pugni o calci durante il sonno. L’80% delle persone colpite da questo sintomo potrebbe sviluppare la malattia entro 15 anni;
- Stipsi. Il Parkinson colpisce anche il sistema nervoso enterico, a causa dell’accumulo di una proteina, l’alfa-sinucleina, il che porta a una stitichezza patologica. Il riscontro del sintomo, se accompagnato da altri, può precedere la diagnosi di 10-20 anni;
- Disfuzione olfattiva, ovvero perdita dell’olfatto parziale (ipossia) o totale (anosmia). Accade sempre a causa dell’accumulo di alfa-sinucleina;
- Micrografia, cioè rimpicciolimento della scrittura. È legata alla riduzione del controllo della psicomotricità fine;
- Depressione e ansia;
- Ridotta espressività facciale;
- Dolore diffuso;
- Affaticamento;
- Riduzione dell’oscillazione delle braccia.
Cosa fare per la prevenzione
Come detto, il singolo sintomo è aspecifico, ed è importante che si presentino più sintomi insieme affinché squilli un campanello d’allarme e si possa procedere alla dovuta diagnosi con esami e test di imaging. Chiaramente, prima avviene la diagnosi e meglio si può rallentare la progressione della malattia: i pazienti che presentano questi sintomi, infatti, dovrebbero sottoporsi a monitoraggi regolari per registrare eventuali cambiamenti neurologici.
L’importanza di fare esercizio fisico
Si ritiene tuttavia che il rallentamento, si legge in un articolo dell’Università del Maryland, può essere agevolato da una dieta corretta ed esercizio fisico. Quest’ultimo, per esempio, contribuisce allo sviluppo di forza muscolare, equilibrio, resistenza e coordinazione, in particolare se si tratta di esercizio aerobico, che coinvolge anche il cuore.
Preferire proteine e cibiintegrali
Per quanto riguarda la dieta, dovrebbe constare di alimenti integrali, proteine magre e il giusto equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Un buon esempio è rappresentato dalla dieta mediterranea, ricca di grassi buoni e antiossidanti.
Bere tanta acqua, consumare caffeina e utilizzare
eventualmente integratori può completare il quadro, ma per questi ultimi due dettagli, è meglio chiedere consiglio al proprio medico di fiducia: non ci sono abbastanza ricerche che diano certezze in tal senso.