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Feriti Crans-Montana, la speranza si chiama bromelina. Ecco cos'è

Enzima estratto dall’ananas, è al centro delle cure dei giovani ustionati nell’incendio di Crans-Montana. Utilizzata nei centri grandi ustionati, permette di ridurre le complicazioni

Feriti Crans-Montana, la speranza si chiama bromelina. Ecco cos'è

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana, sulle Alpi svizzere, ha lasciato dietro di sé un bilancio drammatico, 40 vittime, decine di feriti e una comunità sconvolta. Tra i 116 feriti identificati, molti hanno riportato ustioni gravi (fino al 70% del corpo) e traumi complessi. Undici giovani italiani sono stati trasferiti in Italia, all’Ospedale Niguarda di Milano, dopo una prima stabilizzazione in Svizzera. Sette di loro versano in condizioni critiche, con ustioni estese e, in alcuni casi, danni da inalazione.

In queste ore decisive, accanto alla terapia intensiva e alla chirurgia specialistica, un ruolo centrale lo sta giocando un farmaco poco conosciuto fuori dagli ambienti medici, la bromelina, un enzima estratto dall’ananas che ha rivoluzionato il trattamento delle ustioni gravi.

Cos’è la bromelina e perché è così importante

La bromelina è un estratto enzimatico ricavato dal gambo dell’ananas (Ananas comosus). In ambito clinico non ha nulla a che vedere con gli integratori alimentari, viene utilizzata come farmaco topico ospedaliero, autorizzato in Europa con il nome commerciale NexoBrid, ed è destinata esclusivamente ai centri per grandi ustionati.

Il suo utilizzo è indicato nelle ustioni termiche di secondo e terzo grado, quando sulla pelle si forma l’escara, il tessuto necrotico che impedisce la guarigione e favorisce infezioni e complicanze.

Come agisce l’enzima che “seleziona” i tessuti

Applicata direttamente sull’area ustionata sotto forma di gel, la bromelina agisce attraverso un processo chiamato escarolisi enzimatica. In pratica, gli enzimi sciolgono selettivamente il tessuto necrotico, lasciando intatto quello vitale sottostante.

Dopo circa quattro ore, il farmaco viene rimosso insieme ai tessuti ormai disciolti. Il risultato è una ferita “pulita”, con i capillari aperti e pronta per le fasi successive della cura. Un aspetto fondamentale è che questo processo riduce drasticamente le perdite ematiche, rendendo possibile un intervento precoce anche in pazienti molto instabili.

La rivoluzione rispetto alla chirurgia tradizionale

Prima dell’introduzione della bromelina, la rimozione dell’escara avveniva quasi esclusivamente in sala operatoria, tramite bisturi. Un intervento efficace, ma invasivo, che comportava rischi elevati, sanguinamenti importanti, perdita di tessuto sano e la necessità di attendere giorni prima di poter intervenire, oltre ad essere un intervento estremamente doloroso.

"Il farmaco provoca un’escarolisi enzimatica evitando le massive perdite ematiche che altrimenti comprometterebbero la sopravvivenza del paziente", spiega Giuseppe Perniciaro, direttore del Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Villa Scassi di Genova. "È una procedura selettiva che ci permette di preservare il tessuto buono". La bromelina consente inoltre di trattare aree delicate come volto, mani, bocca e articolazioni, fondamentali per la qualità della vita futura del paziente.

Perché è stata richiesta con urgenza per i feriti di Crans-Montana

Dopo l’arrivo dei feriti più gravi al Niguarda, l’ospedale milanese ha chiesto con urgenza 15 flaconi di bromelina al Centro Grandi Ustionati di Villa Scassi, uno dei pochi in Italia a disporre di scorte e competenze consolidate nell’uso del farmaco. Villa Scassi è riconosciuto dalla European Burns Association ed è stato tra i primi centri in Europa, insieme a Berlino e Madrid, a sperimentare la bromelina negli anni scorsi. Il costo complessivo dei flaconi richiesti si aggira intorno ai 20 mila euro, una cifra elevata che riflette la complessità produttiva e l’elevata specializzazione del farmaco.

I ragazzi ustionati

I giovani italiani trasferiti in Italia presentano ustioni che vanno dal 10 al 70 per cento della superficie corporea. Alcuni sono ricoverati in terapia intensiva, altri in reparti specializzati, ma tutti necessitano di cure complesse e prolungate. Oltre alla rimozione del tessuto necrotico, i percorsi terapeutici prevedono supporto respiratorio per i danni da inalazione, interventi chirurgici successivi, innesti cutanei, terapia metabolica e un lungo lavoro di riabilitazione fisica. La prognosi resta riservata e il percorso di guarigione sarà lungo, anche dopo la fase acuta.

La ricerca guarda al futuro, nuove “pelli” e materiali innovativi

Accanto all’uso della bromelina, la ricerca nel campo delle ustioni sta esplorando nuovi materiali per migliorare la gestione delle ferite e delle cicatrici patologiche, spesso dolorose e deformanti. Si studiano pelli di derivazione animale e materiali sintetici, ancora in fase sperimentale, per valutarne resistenza, durata ed efficacia nel tempo. L’obiettivo è ridurre le conseguenze funzionali ed estetiche delle ustioni e migliorare la qualità di vita dei pazienti nel lungo periodo.

Una rete di centri specializzati contro le grandi emergenze

La gestione di tragedie come quella di Crans-Montana dimostra quanto sia fondamentale una rete di centri altamente specializzati e coordinati a livello internazionale. La collaborazione tra ospedali svizzeri e italiani ha permesso trasferimenti rapidi e cure mirate, mentre farmaci come la bromelina hanno aperto nuove possibilità terapeutiche.

In questo contesto, l’enzima estratto dall’ananas si

conferma uno degli strumenti più avanzati nella lotta contro le ustioni gravi, non una cura miracolosa, ma una svolta concreta che sta già facendo la differenza per molti dei giovani sopravvissuti all’incendio.

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