Tutto come da programma. Al Senato vanno in scena le comunicazioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che sugli scontri di Torino durante il corteo per Askatasuna ribadisce la posizione del governo e definisce «un'insinuazione indegna» il voler adombrare che «le violenze» siano state «organizzate» o comunque «tollerate» dalle istituzioni. Al Quirinale, invece, si presenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per fare il punto sui due provvedimenti sulla sicurezza - un decreto legge e un disegno di legge - che andranno oggi in Consiglio dei ministri. Due provvedimenti - circa ottanta pagine in tutto - su cui il Colle chiedi chiarimenti e correttivi da giorni soprattutto su due punti: il cosiddetto scudo per le forze dell'ordine e il fermo preventivo. Sul primo, riferiscono fonti qualificate, l'intesa ci sarebbe da giorni, mentre sul secondo si è ormai alle limature. Insomma, un clima nel quale non sembrano essere all'orizzonte reali criticità, nonostante la materia sia particolarmente sensibile. «È in corso un confronto con il Colle, come accade sempre in queste occasioni», spiega in Senato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «C'è, come è giusto che sia, una maggiore attenzione visto che si tratta di provvedimenti che incidono sulle libertà personali, ma non è un'interlocuzione più complessa di altre», aggiunge. E, in effetti, niente a che fare con lo scontro sul decreto sport dello scorso agosto.
Detto questo, al netto di un clima che già da martedì sera sembrava disteso, a metà pomeriggio rimbalza quello che non può che essere letto come un altolà del Quirinale («Colle: su scudo e fermo preventivo ancora cose da cambiare», è il titolo del lancio di un agenzia di stampa). Eppure, non è uno scontro che si consuma in chiaro. Anzi. Palazzo Chigi fa infatti sapere che l'incontro tra il presidente Mattarella e Mantovano è stato «positivo» e conferma la costante «collaborazione istituzionale» tra governo e Quirinale. Insomma, le modifiche richieste - e note all'ufficio legislativo di Chigi da giorni - saranno compatibili con il relativo e necessario vaglio di costituzionalità. Tanto che oggi il Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni - che domani, in occasione del ricevimento per l'apertura dei Giochi Milano-Cortina, incontrerà il vicepresidente americano J.D.Vance, con il quale non è escluso un bilaterale - varerà sia il decreto che il disegno di legge sulla sicurezza. Una fattuale conferma del fatto che l'ipotizzato semaforo rosso del Colle non si è acceso.
Dopo le comunicazioni di Piantedosi, intanto, il Senato approva la risoluzione di maggioranza che assorbe la mozione di Azione di Carlo Calenda e su cui il governo aveva dato parere favorevole. Il documento ottiene 88 voti favorevoli, 56 contrari e nessun astenuto. In base al regolamento di Palazzo Madama, quindi, è preclusa la mozione unitaria del centrosinistra. Una risoluzione che l'Aula non voterà, ma che serve a dare un segnale politico di compattezza. Al di là dei distinguo, che pure ci sono, in calce al testo ci sono infatti le firme dei capigruppo di Pd, M5s, Avs e Iv. Il ministro dell'Interno ha appena ribadito la linea dell'informativa di martedì alla Camera. In verità è andato oltre, rispondendo alle critiche mosse dalle opposizioni e da «alcuni commentatori». «C'è chi ha persino adombrato l'idea - dice Piantedosi - che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un'accusa evidentemente grave e strumentale». E ancora: «È un'insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà. Le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l'attuale esecutivo. Sono oltre trent'anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi». Il titolare del Viminale è categorico: «Sono delinquenti per conto proprio, non agiscono per conto del governo».
Infine l'affondo: «Sostenere che si tratti di pedine manovrate da un livello occulto superiore serve solo a spostare l'attenzione, a costruire alibi e, in ultima analisi, a difendere Askatasuna e i suoi fiancheggiatori». Quindi, «dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi».