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5mila soldati e manovre anti-Cina: scatta l'esercitazione Salaknib in Asia

L’edizione 2026 dell’esercitazione Salaknib segnerà un salto di qualità nella collaborazione tra Usa e Filippine, con l’ingresso per la prima volta di contingenti provenienti dal Giappone e dall’Australia

5mila soldati e manovre anti-Cina: scatta l'esercitazione Salaknib in Asia
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Un totale di 5mila soldati schierati, due fasi operative e un messaggio politico molto chiaro inviato alla Cina. Nell’Indo-Pacifico la cooperazione militare tra gli Stati Uniti e i loro partner si fa sempre più stretta e multilaterale. L’edizione 2026 dell’esercitazione Salaknib, infatti, segnerà un salto di qualità nella collaborazione tra Usa e Filippine, con l’ingresso per la prima volta di contingenti provenienti dal Giappone e dall’Australia. Chiare le intenzioni di Washington: trasformare delle esercitazioni bilaterali in una rete di sicurezza regionale più fitta, orientata alla difesa delle isole remote, alla gestione di eventuali crisi nello Stretto di Taiwan e alle tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Le manovre si svolgeranno tra aprile e giugno, integrando addestramento congiunto, operazioni combinate, scambi tra esperti e capacità di risposta umanitaria in caso di calamità naturali.

Esercitazioni militari rafforzate

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il dispiegamento di 300 soldati scelti giapponesi rappresenta una novità assoluta per Salaknib. Nello specifico, la scelta di Tokyo riflette un’evoluzione strategica: non più semplici accordi a due, ma “minilateralismi” flessibili tra alleati accomunati da interessi convergenti.

Dal canto suo, il capo dell’esercito filippino, il generale Antonio Nafarrete, ha parlato esplicitamente di “conoscere il proprio alleato”, spiegando che l’obiettivo è testare sul campo la compatibilità operativa tra forze armate diverse.

L’inclusione di Giappone e pure Australia aggiunge un livello di coordinamento che va oltre la simbolica presenza diplomatica, e che include l’analisi di scenari complessi, la condivisione di intelligence, e la gestione di risposte rapide a fantomatiche crisi. Detto altrimenti, l’addestramento congiunto diventa parte integrante di una strategia di deterrenza multilivello, in cui la presenza coordinata vale quanto la semplice somma delle singole forze nazionali.

Giappone e Australia al fianco di Usa e Filippine

Il valore aggiunto del Giappone risiede soprattutto nella sua esperienza nella difesa di territori insulari dispersi e vulnerabili. L’arcipelago nipponico, in particolare la catena delle Nansei, condivide caratteristiche strategiche simili a quelle delle province settentrionali filippine come Batanes: entrambe rientrano nella cosiddetta “prima catena di isole”, cintura geografica cruciale per l’equilibrio militare nel Pacifico occidentale.

Negli ultimi decenni Tokyo ha inoltre sviluppato competenze avanzate in operazioni anfibie, guerra litoranea e sistemi di anti-access/area denial, capacità che Manila punta a rafforzare.

L’attivazione nel 2024 dell’Accordo di Accesso Reciproco tra Giappone e Filippine ha poi creato il quadro legale per dispiegamenti incrociati di truppe, ampliando lo spettro delle attività congiunte possibili. Parallelamente, l’Australia consolida il proprio ruolo attraverso un progressivo avvicinamento strategico a Manila.

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