Hezbollah nella notte ha deciso di intervenire nel conflitto tra Iran e Israele, lanciando i suoi missili contro quest'ultimo. Il gruppo libanese è considerato il principale "proxy" della Repubblica Islamica in Medio Oriente e Teheran fornisce a Hezbollah una vasta gamma di armamenti, dai razzi a corto raggio ai missili balistici più sofisticati, oltre a droni e tecnologie avanzate e, inoltre, l'Iran sostiene Hezbollah con ingenti somme di denaro, stimate in centinaia di milioni di dollari all'anno. Per cui è evidente che sebbene Hezbollah operi in Libano, le sue decisioni strategiche più rilevanti sono strettamente allineate con gli interessi geopolitici di Teheran. E questa notte Israele per far fronte ai lanci provenienti dal Libano ha deciso di attivare per la prima volta il suo sistema Iron Bean, noto in ebraico come Magen Or (scudo di luce).
A differenza dell'Iron Dome, che lancia un missile intercettore Tamir per colpire fisicamente la minaccia, l'Iron Beam utilizza un laser in fibra ad alta energia, che colpisce il bersaglio, surriscaldandolo fino a farlo esplodere o a renderlo inoffensivo nel giro di pochi secondi. Può essere utilizzato su razzi, droni o colpi di mortaio. Non sono stati resi noti i dettagli tecnici ma gli esperti sostengono che questi laser operino con una potenza di output nell'ordine dei 100 kilowatt o superiore. Il bersaglio viene esposto al laser per un tempo compreso tra i 2 e i 5 secondi: il calore indebolisce la struttura fino a farla collassare a causa della pressione aerodinamica ma può anche far detonare direttamente la testata esplosiva contenuta nel bersaglio mentre è ancora in volo, lontano dall'area protetta.
I vantaggi nell’utilizzo dell’Iron Beam rispetto all’Iron Dome sono evidenti, soprattutto in termini di costi, perché mentre un missile Tamir ha un costo di diverse decine di migliaia di dollari, un singolo sparo di Iron Beam costa solo il prezzo dell'elettricità necessaria per attivarlo (pochi dollari) ed è potenzialmente infinito. Sembra il sistema ideale per respingere gli attacchi ma, ovviamente, proprio per il suo meccanismo di funzionamento ha dei limiti legati alle condizioni climatiche, per esempio, perché soffre la dispersione causata da nebbia, pioggia intensa, nuvole basse o polvere.
Inoltre, la necessità di tenere nel mirino il bersaglio per un tempo prolungato (5 secondi in queste circostanze sono un tempo lunghissimo) ne limita l’operatività: se i bersagli sono troppi e arrivano simultaneamente da angolazioni diverse, il sistema non riesce a gestirli tutti in rapida successione. Tuttavia, il primo utilizzo contro i missili di Hezbollah, come dimostrano i video registrati questa notte, può definirsi soddisfacente per Israele.