Da Gaza all'Iraq: la rete di milizie degli ayatollah che minaccia Israele

Nel corso di decenni, l'Iran ha addestrato e supportato decine di gruppi terroristici in varie aree del Medio Oriente, creando un vero e proprio asse orientato verso gli stessi obiettivi di Teheran

Da Gaza all'Iraq: la rete di milizie degli ayatollah che minaccia Israele

Il mondo osserva con il fiato sospeso il Medio Oriente, in attesa della mossa dell’Iran che ha promesso vendetta contro Israele per l’uccisione di alcuni alti ufficiali dei pasdaran a Damasco. La minaccia è reale, vista la capacità della Repubblica islamica di proiettare la propria forza militare in ampie zone del Levante. Il momento, per gli ayatollah, è molto propizio. Dall’inizio della guerra a Gaza, la moltitudine di milizie che Teheran ha sostenuto e armato nei decenni si è mobilitata simultaneamente per raggiungere due obiettivi comuni: distruggere lo Stato ebraico e combattere contro gli Stati Uniti.

La strategia dei proxy

Per molto tempo, l’Iran è sembrato essere condannato al ruolo di paria del Medio Oriente. È un Paese a maggioranza sciita e la sua popolazione parla principalmente persiano, in una regione del mondo dove dominano l’arabo e la fede islamica sunnita.

La Repubblica islamica è però riuscita a trasformare la sua posizione di outsider in una condizione di forza, rivolgendosi alle minoranze sciite nelle varie nazioni musulmane e offrendo loro armi, addestramento e sostegno finanziario. Gli ayatollah hanno inoltre potuto contare sul supporto del governo siriano, loro alleato fin dagli anni settanta del secolo scorso. Ad oggi l’Iran gestisce una rete di 20 fazioni, designate dagli Stati Uniti come gruppi terroristici. Questi gruppi condividono molti degli obiettivi di Teheran, ma hanno anche aspirazioni prettamente locali. Spesso, inoltre, sfuggono al controllo diretto del burattinaio che vorrebbe manovrare questa galassia di miliziani per i suoi scopi.

Hamas: la porta per la causa palestinese

Il movimento terroristico che controlla la Striscia di Gaza e i suoi alleati garantiscono all’Iran un canale di comunicazione diretto con la causa palestinese, che ha ampia risonanza in tutto il Medio Oriente. Dopo gli attacchi del 7 ottobre contro Israele, è emerso che Teheran ha fornito ad Hamas e ai gruppi minori più di 100 milioni di dollari all’anno per sostenere la loro guerriglia ai danni dello Stato ebraico.

I pasdaran, inoltre, hanno addestrato numerosi miliziani palestinesi nelle loro basi, in particolare all’uso di lanciarazzi anticarro e fucili di precisione, e hanno insegnato loro come fabbricare armi nella Striscia. Gli ayatollah hanno anche contrabbandato all’interno dell’exclave grandi quantità di materiale bellico, in particolare i missili utilizzati per bombardare le città ebraiche.

Hezbollah: i vecchi alleati

Il Partito di Dio è la forza politica e militare più importante del Libano. L’Iran ha contribuito attivamente alla creazione del suo braccio armato negli anni ottanta, durante la guerra civile che ha devastato il Paese dei cedri. Nel corso del tempo, non ha mai smesso di supportarli a livello finanziario, anche se l’afflusso di denaro è progressivamente diminuito a causa delle sanzioni ordinate dai vari presidenti degli Stati Uniti.

Nonostante ciò, Teheran ha inviato agli Hezbollah equipaggiamento sofisticato, che ha permesso loro di accumulare un arsenale notevole sia dal punto di vista numerico, sia per le sue capacità di “bucare” le difese israeliane. Secondo gli analisti di Washington, la milizia sciita è dotata di centinaia di missili con sistema di guida di precisione ed è il proxy iraniano più disciplinato e meglio addestrato.

Houthi: i ribelli del Mar Rosso

Il movimento yemenita è l’aggiunta più recente alla rete iraniana. Governa di fatto il Paese dal 2014, quando ha conquistato la capitale San’a’ e i territori più popolosi. Rimasti per molti anni in secondo piano, gli Houthi sono tornati al centro dell’attenzione da quando hanno iniziato ad attaccare con missili e droni le navi in transito nel Mar Rosso per mostrare il loro sostegno alla causa palestinese.

Da Teheran, i ribelli hanno ricevuto principalmente armi e addestramento. Secondo gli esperti statunitensi, contano tra le loro fila circa 20mila combattenti, a cui si aggiungono unità specializzate nell’uso di vettori da crociera e velivoli senza pilota. Negli ultimi mesi, hanno avuto diverse frizioni con l’Iran per via della sua reticenza a impegnarsi in prima persona contro Israele.

Iraq: una galassia di milizie

Per quasi vent’anni, l’Iraq è stato un terreno fertile per la formazione di gruppi sciiti che, sebbene siano meno conosciuti di Al Qaeda o dell’Isis, hanno mostrato le loro capacità militari a partire dal 7 ottobre con attacchi diretti a Israele e alle basi statunitensi. Tra questi, quattro sono degni di nota: Kata’ib Hezbollah, Harakat al Nujaba, Kata’ib Sayyid al Shuhada e Asa’ib Ahl al Haq.

I primi due hanno lanciato 166 attacchi contro installazioni militari degli Usa, uccidendo in totale tre soldati e ferendone altri 70. L’Iran li ha riforniti di armi, supporto tecnico e strategico, denaro e addestramento. A livello numerico, questi gruppi sono composti da poche migliaia di combattenti, ad eccezione di Kata’ib Hezbollah che, secondo gli analisti di Washington, può schierarne tra i 10mila e i 30mila.

Siria: il governo alleato

Nel Paese flagellato dalla guerra civile, l’Iran ha dirottato fondi sia alle forze governative, sia ad una serie di milizie pro-Assad composte da sciiti, sunniti, alawaiti e cristiani. I pasdaran hanno una forte presenza a Damasco, dove diversi loro ufficiali sono stati uccisi da Israele nel corso degli ultimi mesi. Le Guardie della rivoluzione, inoltre, mantengono in loco due unità, le brigate Fatemiyoun e Zainebiyoun composte rispettivamente da rifugiati afgani e pakistani.

In Siria, inoltre, gli alleati di Teheran producono, riadattano e immagazzinano le armi che vengono poi distribuite sia all’interno del Paese, sia nel resto della regione.

Secondo l’intelligence israeliana, inoltre, nel corso degli ultimi 15 anni il governo di Damasco ha destinato alcune delle sue fabbriche di armi alla modifica di missili a corto raggio, per dotarli di sistemi di guida di precisione. Gli stessi vettori, questi, utilizzati dagli Hezbollah.

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