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La geografia dell’attacco in Venezuela: Caracas come sistema di nodi e la strategia "a cintura"

Esplosioni, basi militari e corridoi logistici: come la capitale venezuelana è stata attraversata da un attacco a più nodi, tra città, costa e periferia

La geografia dell’attacco in Venezuela: Caracas come sistema di nodi e la strategia "a cintura"
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Nella notte appena trascorsa, Caracas è stata attraversata da una sequenza di esplosioni, blackout localizzati e sorvoli a bassa quota che hanno immediatamente rivelato una verità geografica: l’evento non si è concentrato su un solo punto, ma ha toccato più nodi strategici del sistema urbano e periurbano della capitale venezuelana. Le ricostruzioni della stampa americana e venezuelana concordano su un disegno a cintura, che avvolge la città collegando basi militari interne, complessi logistici periferici e il corridoio costiero che costituisce la principale porta d’accesso alla capitale.

Il punto più citato e documentato è la Base Aérea La Carlota, installazione aeronautica situata nel cuore dell’area orientale di Caracas. Testimonianze raccolte parlano di esplosioni, fumo visibile da edifici residenziali e finestre scosse in diversi quartieri adiacenti. Media venezuelani indipendenti hanno confermato boati notturni e interruzioni elettriche nell’area, descrivendo una base letteralmente incastonata nel tessuto urbano. Dal punto di vista geografico, La Carlota è un bersaglio “sensibile” non solo per il suo valore militare, ma perché ogni evento che la riguarda si riverbera immediatamente sulla città: è visibile, udibile, difficilmente isolabile. Per questo diventa anche il fulcro narrativo delle prime ore, il luogo dove la percezione civile dell’attacco prende forma.

Il secondo polo che emerge con chiarezza è Fuerte Tiuna, il più grande complesso militare del paese e snodo centrale dell’apparato di difesa. Testimoni collocano esplosioni nell’area, mentre corrispondenti stranieri segnalano un blackout esteso nei settori meridionali di Caracas, proprio in prossimità del complesso. Qui la geografia è diversa: meno visibilità simbolica rispetto a La Carlota, ma maggiore peso logistico e operativo. Fuerte Tiuna rappresenta il baricentro militare della capitale; anche un evento limitato nelle sue vicinanze ha un significato che va oltre il danno materiale, incidendo su comunicazioni, coordinamento e controllo del territorio.

Accanto ai due poli principali, la stampa venezuelana ha raccolto segnalazioni di esplosioni o boati anche in aree collinari e periferiche dell’area metropolitana: settori a est come El Hatillo, riferimenti generici verso l’ovest della città, e rumori percepiti in quartieri non immediatamente adiacenti alle grandi basi. In questi casi, i media sono stati prudenti: si tratta di testimonianze diffuse nelle ore concitate della notte, non sempre corroborate da immagini o riscontri indipendenti, ma indicative dell’estensione geografica della percezione dell’evento.

Fuori dalla valle di Caracas, ma strettamente connesso alla capitale, emerge il corridoio costiero. Le cronache citano il Porto di La Guaira, installazioni della Marina e l’area di Maiquetía, principale scalo aereo del paese. Testimoni parlano di esplosioni e movimenti militari lungo questa fascia, mentre la sospensione dei voli civili nello spazio aereo venezuelano rafforza l’idea di un teatro operativo attivo. Dal punto di vista geografico, La Guaira e Maiquetía non sono “fuori” Caracas: ne sono l’estensione funzionale. Colpire o anche solo creare instabilità in questo corridoio significa interrompere o minacciare l’accesso marittimo e aereo della capitale, una scelta che ha un impatto immediato sulla sicurezza percepita e sulla logistica nazionale.

Alcune ricostruzioni includono anche Higuerote, più distante dal centro urbano ma parte di un arco geografico che si estende verso est. Qui le segnalazioni riguardano infrastrutture aeroportuali e militari minori. La sua presenza nella mappa mediatica suggerisce che l’azione – o almeno la percezione dell’azione – non si limiti alla capitale, ma disegni un perimetro più ampio lungo la costa e le sue retrovie.

Il presidente colombiano Gustavo Petro riferisce su X che sarebbero stati colpiti il Palacio Federal Legislativo sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez.

Stando all'elenco condiviso da Petro, tra gli altri obiettivi menzionati compaiono la base n.3 dei caccia F-16 a Barquisimeto e l'aeroporto privato di Charallave, a sud di Caracas.

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