Guerra in Ucraina

"A Kiev volevano che la Russia soffocasse nel sangue". Putin tende la mano alla Wagner

Il presidente russo ha spiegato in un discorso televisivo alla nazione che ci saranno conseguenze per chi ha organizzato la rivolta del 24 giugno. "Tutti i tentativi di creare disordine falliranno"

"A Kiev volevano che la Russia soffocasse nel sangue". Putin tende la mano alla Wagner

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Putin parla alla nazione: "Wagner patrioti. Russia salvata dalla distruzione"

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Un discorso insolitamente breve, poco più di cinque minuti in tutto, ma dritto al punto, quello pronunciato dal presidente russo Vladimir Putin. Il capo dello Stato ha parlato in diretta dal Cremlino a oltre 48 ore dallo stop alla marcia su Mosca organizzata dal capo della compagnia militare privata Wagner, Evgenij Prigozhin, condannando le azioni dei responsabili. Subito dopo ha iniziato una riunione con il ministro della Difesa Sergej Shoigu, il procuratore generale Igor Krasnov, il capo di stato maggiore del Cremlino Anton Vaino, il ministro dell'Interno Vladimir Kolokoltsev, il direttore dell'Fsb Alexander Bortnikov, il capo della Guardia nazionale Viktor Zolotov, il del Fso Dmitry Kochnev e il capo del comitato investigativo Alexander Bastrykin.

"Tutti i tentativi di creare disordine interno andranno a fallire", ha esordito Putin davanti ai suoi cittadini a reti unificate. "La maggior parte dei combattenti della Wagner sono patrioti", ha continuato, offrendo una scelta a chi ha partecipato alla rivolta armata del 24 giugno: arruolarsi nell'esercito regolare, tornare dalle proprie famiglie oppure rifugiarsi in Bielorussia dal presidente Alexander Lukashenko, ringraziato da Putin nel suo discorso. "La rivolta sarebbe stata soffocata, ma i neonazisti ucraini – ha detto il capo del Cremlino – volevano proprio questo, che soldati russi uccidessero altri russi, che la nostra società si spaccasse, soffocasse nel sangue. Invece tutti i nostri militari, i nostri servizi speciali, sono riusciti a conservare la loro fedeltà al loro Paese, hanno salvato la Russia dalla distruzione".

Tornando sull'ammutinamento, Putin ha definito i fatti di due giorni fa "attività criminale che mira a indebolire il Paese", "una minaccia colossale", aggiungendo che gli organizzatori saranno assicurati alla giustizia. Parole patriottiche e di unità che arrivano dopo un imbarazzante silenzio tamponato dalle dichiarazioni del suo addetto stampa, Dmitry Peskov, il quale ha anticipato al famoso conduttore russo Vladimir Solovyov le affermazioni di questa sera descrivendole come "determinanti per il destino della Russia", salvo poi fare dietrofront e bollare tutto come una fake news. Il giallo nel giallo.

"Misure volte a evitare spargimenti di sangue sono state intraprese su mio ordine diretto fin dall'inizio degli eventi del 24 giugno", ha proseguito Vladimir Putin. "Fin dall'inizio degli eventi, su mie dirette istruzioni, sono state prese misure per evitare un grande spargimento di sangue. Ci è voluto del tempo, anche per dare a coloro che hanno commesso un errore la possibilità di cambiare idea, per chiarire che le loro azioni sono state fortemente respinte dalla società, per le conseguenze tragiche e devastanti per la Russia, per il nostro stato, che avrebbe potuto portare l'avventura in cui sono stati trascinati".

Se è vero però che Putin ha per la prima volta nominato la Wagner in pubblico, è mancato anche stavolta un riferimento esplicito al fondatore e comandante dei mercenari che ha aizzato i suoi uomini dando ordini direttamente dal canale Telegram della sua società di catering.

Oggi Prigozhin ha rotto il silenzio che durava dalle 19:30 di sabato scorso, quando ha comunicato l'intesa raggiunta grazie alla mediazione del presidente bielorusso Lukashenko. E nel suo lungo messaggio vocale ha giustificato le azioni dei suoi miliziani, poiché se non si fossero ribellati si sarebbero dovuti adeguare al recente decreto governativo che obbliga tutti corpi militari privati a firmare un contratto col ministero della Difesa di Mosca. "Dall'1 luglio Wagner avrebbe cessato di esistere", ha spiegato l'ex "chef di Putin".

Prigozhin, ufficialmente sotto inchiesta nel suo Paese, è dunque vivo e a piede libero, ma non è dato sapere dove si trovi: se in Bielorussia, se in uno dei campi di addestramento Wagner nei territori occupati in Ucraina o addirittura in Russia.

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