Gli Stati Uniti continuano ad ampliare il loro schieramento militare in Medio Oriente, e ora tocca ai sistemi per la guerra elettronica. Nella giornata di ieri un aereo da guerra elettronica Ea-37b Compass Call dell'Aeronautica degli Stati Uniti ha attraversato l'Atlantico per fare scalo alla base di Ramstein e fare rotta verso il Medio Oriente, dove potrebbe svolgere un ruolo essenziale nel supporto logistico dell'ormai sempre più probabile nuova operazione militare contro l'Iran.
Sviluppato per sferrare attacchi elettronici, il Compass Call, basato sulla cellula del business jet Gulfstream G550, è un velivolo di nuova generazione progettato appositamente per interrompere le comunicazioni, disturbare radar e i sistemi di comando nemici, per consentire al pacchetto d'attacco di colpire i suoi obiettivi con la massima efficacia.
L'Ea-37b, che presto entrerà a far parte della flotta dell'Aeronautica Militare - che proprio ieri ha inviato un Gulfstream nella regione, anche se non c'è un collegamento diretto con le manovre americane - è considerato una parte essenziale della modernizzazione delle capacità di guerra elettronica aviotrasportata. Dominare lo spettro elettromagnetico ed esercitare le capacità di disturbo per negare, degradare e interrompere le comunicazioni dell’avversario, limitare la consapevolezza situazionale dell'avversario, rappresenta infatti un vantaggio decisivo nella guerra moderna convenzionale, offre la vera superiorità sul campo di battaglia. Questo spiega la presenza di un aereo come il Compass Call in un teatro operativo.
Oltre alla capacità operativa di interrompere simultaneamente le reti di comando e controllo, i sistemi radar e i segnali di navigazione nemici, isolando le unità avanzate dalle strutture di comando e compromettendo in tempo reale il processo decisionale dell'avversario, l'Ea-37b Compass Call può condurre operazioni di disturbo stand-off estese da distanze superiori a 450 km, al di fuori della portata della maggior parte dei sistemi di difesa aerea tattica, creando le "condizioni permissive" per gli aerei attaccanti.
Attualmente gli Stati Uniti hanno schierato nelle basi aeree del Medio Oriente un discreto numero di asset che potrebbero essere impiegati insieme ai bombardieri strategici a lungo raggio nei raid chirurgici contro gli obiettivi prefissati in Iran che potrebbero contemplare anche un largo impiego di missili da crociera Tomahawk lanciati dai cacciatorpedinieri.
Oltre alla forza aerea imbarcata dalla portaerei Uss Abraham Lincoln, che sta per raggiungere l'area di responsabilità del Centcom nel Golfo, e conta almeno novanta velivoli tra caccia multiruolo F-35c e F-18 Hornet e Super Hornet, aerei per la guerra elettronica Ea-18 Growler e ai velivoli Awacs imbarcati E-2 Hawkeye, il Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti ha dispiegato tre squadroni di cacciabombardieri F-15e Strike Eagle, e un buon numero di aerocisterne KC-135 per rifornimento in volo e aerei da trasporto strategico C-17 per garantire un "ponte logistico". Sono inoltre a disposizione diversi aerei per il comando e controllo E-3 AWACS e droni per missioni di pattugliamento, monitoraggio e intelligence come gli Mq-4 Triton.
Quella che Trump ha definito un' "armata statunitense" che si sta dirigendo verso la regione del Golfo, forte di ulteriori sistemi di difesa aerea Patriot e Thaad posti a protezione degli asset statunitensi e alleati, in caso di una ritorsione dell'Iran, è ormai prossima al completo dispiegamento.
La domanda, adesso, è se la Casa Bianca si limiterà a imprimere la massima pressione sul regime di Teheran come strumento di negoziazione, o se è pronta a colpire per assestare un duro colpo agli ayatollah e contribuire al processo di destabilizzazione.