Emicrania infantile, la sperimentazione vincente con anticorpi monoclonali

L'eccellenza IRCCS-Università San Raffaele, è diventata il primo reclutatore al mondo nel trial clinico sul trattamento con anticorpi monoclonali antiCGRP, il Fremanezumab, dell'emicrania pediatrica e adolescenziale

Prof. Piero Barbanti,  Direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele e Professore di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma
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È una notizia che apre una grande speranza sulla cura pediatrica e adolescenziale dell'emicrania che in Italia colpisce oltre 7 milioni di persone, tra cui il 10% sono bambini. Arriva dall'IRCCS-Università San Raffaele, che è diventata la struttura prima al mondo nel reclutamento per il trial clinico con anticorpi monoclonali antiCGRP (Fremanezumab) dell'emicrania pediatrica e adolescenziale.

Le parole del Prof. Piero Barbanti

Siamo i primi reclutatori al mondo nel trial clinico sul rivoluzionario trattamento con anticorpi monoclonali antiCGRP (Fremanezumab) per l'emicrania cronica in età pediatrica e adolescenziale (6-17 anni). Un dato di enorme prestigio per l’Istituto San Raffaele vista anche la complessità di reclutare piccoli pazienti e adolescenti”. A rivelarlo il Prof. Piero Barbanti, Direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele e Professore di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma.

Il farmaco dalle grandi aspettative

Fino ad oggi abbiamo usato come cura antidepressivi, antiepilettici, calcio-antagonisti e beta bloccanti” spiega il neurologo, “questi trattamenti sono poco tollerati, inducendo spesso sonnolenza, variazioni di peso o disturbi della concentrazione". Quello che si sta sperimentando è invece un farmaco preventivo specifico e selettivo per l'emicrania in bambini e ragazzi. Si tratta del Fremanezumab ed è un anticorpo monoclonale anti CGRP, già in commercio per l’adulto: "Lo stiamo utilizzando sperimentalmente al San Raffaele - spiega il professore - e potrebbe essere una svolta. Attualmente siamo i leader mondiale di questa sperimentazione in quanto a numero di soggetti studiati, 27 in totale, il più piccolo ha 9 anni, il più grande 17. Il farmaco, iniettato sottocute mensilmente ha grandissima efficacia e agisce rapidamente anche nelle forme croniche associate a depressione, non presentando sostanzialmente eventi avversi”.

I numeri impressionanti del fenomeno

Come accennato, in Italia 7 milioni di persone soffrono di emicrania, il 10% sono bambini e ragazzi e si stima che fino al 2% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni abbia mal di testa più di 15 giorni al mese. Andando più nello specifico oltre il 40% dei ragazzi è colpito da cefalea mentre 10 bambini su 100 soffrono di emicrania, una forma comune di cefalea primaria. Si tratta di percentuali in aumento, condizionate da carenza di sonno, alimentazione irregolare, stress e crescente uso di sostanze psicoattive anche tra i più giovani.

La giornata della Neurologia

L'importante annuncio, arriva a poche ore dalla Giornata Nazionale della Neurologia del 22 settembre, una ricorrenza per porre l'accento su un problema estremamente diffuso e per mettere in campo esperienze e novità proprio come quella portata avanti dall'Università San Raffaele di Roma. "la vera sfida oggi- sottolinea Barbanti - è riuscire a intervenire sin dall’infanzia per plasmare la salute neurologica dell’adulto intercettando le cefalee già in epoca scolare, sensibilizzando genitori, ragazzi, professori e dirigenti scolastici. All’età di dieci anni, la prevalenza dell'emicrania nei bambini è approssimativamente del 5% e aumenta nel corso dell'adolescenza fino a percentuali che raggiungono il 28% nelle femmine e il 15% nei maschi in età post-adolescenziale. Prima della pubertà, l'emicrania colpisce allo stesso modo ragazzi e ragazze. Dall’adolescenza, l'emicrania interessa più le femmine che i maschi in un rapporto 3:1" conclude il professore.

Anche l’emicrania cronica, ovvero più di 15 giorni di cefalea al mese per

un periodo maggiore o uguale a 3 mesi, è comune nei bambini e negli adolescenti, con una prevalenza dello 0,6% nei bambini tra i 6 e i 12 anni, percentuali che aumentano fino all’1,8 % negli adolescenti tra i 12 e 17 anni.

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