In una puntata di Doctor House c’è il caso di una ragazza affetta da CIPA, una malattia rara che non ti fa percepire dolore, e neppure la temperatura. Che sembra una figata, lì per lì, quasi un superpotere, se non si pensa alla funzione che ha il dolore, avvisare il corpo che qualcosa nel corpo non va bene. Chi non sente dolore può rompersi un osso senza accorgersene, ustionarsi, mordersi lingua e dita, non percepire infezioni o lesioni. Non sentire dolore è quindi molto pericoloso. La nostra specie, come gran parte delle altre specie animali, non sarebbe arrivata fin qui senza dolore: è il segnale che ci fa ritrarre una mano dal fuoco o che ci impedisce di camminare su caviglia spezzata, o di rendersi conto quando è il caso di arrendersi durante un combattimento (siamo arrivati fin qui usando clave e poi spade e lance).
Tuttavia a noi, quando pensiamo al dolore, vengono in mente le nostre cefalee, le nostre sciatiche, i mal di schiena, (il dolore alla gamba di House…), che senso ha continuare a sentirli? Qual è l’utilità di quei dolori? I dolori cronici rendono la vita difficile alle persone, incluso me, che non sopportando il minimo dolore ho in casa una farmacia.
In futuro però potrebbe esserci una svolta: un gruppo della Stanford University ha individuato nei topi un circuito nervoso che sembra tenere acceso il dolore cronico anche quando il dolore acuto, quello utile come segnale d’allarme, ha svolto la sua funzione. Per farla semplice: gli scienziati hanno visto che il dolore cronico, prima di arrivare alla corteccia sensoriale, passa attraverso due “corsie” parallele nel talamo, una specie di doppio passaggio di smistamento. Entrambe le vie fanno il proprio lavoro di sostegno al dolore cronico, per cui se ne blocchi una, l’altra continua a tenere acceso il sistema. Non c’è un unico cavo da staccare, sono due linee che si coprono a vicenda. Con nuove tecniche di laboratorio sono riusciti a bloccare entrambi i segnali, nel paper la formula chiave si chiama “chemogenetic silencing”, ovvero un silenziamento chemogenetico: i ricercatori modificano quei neuroni in modo che possano essere spenti in maniera mirata usando una sostanza somministrata dall’esterno.
Quindi, i nostri dolori inutili hanno il tempo contato? Probabilmente sì, ma non sappiamo quanto
tempo. Vi ho omesso un dettaglio: tutto questo è stato provato sui topi, e tra uomini e topi, se non siamo nel romanzo di Steinbeck, qui c’è di mezzo la realtà clinica, e dovremmo soffrire per niente ancora per un bel po’.