Leggi il settimanale

Askatasuna, trent'anni di impunità e violenze per il centro sociale

Dagli assalti Tav alle devastazioni per Cospito, l'ex Casermetta è il simbolo dell'anarchia tollerata. La cronologia della violenza che non viene fermata

Askatasuna, trent'anni di impunità e violenze per il centro sociale
00:00 00:00

L'assalto alla redazione de La Stampa è solo l'ultimo atto violento del centro sociale Askatasuna, che a Torino detta legge ormai da quasi 3 decenni dallo stabile occupato di viale Regina Margherita. Eppure, nonostante questo, invece di procedere con lo sgombero, il Comune di Torino sta cercando di percorrere la strada del bene comune, che porta a una legittimazione del centro sociale nonostante la lunga storia di violenze che lo contraddistingue.

Chi è Askatasuna

Dal 1996 occupa l'ex Casermetta Reale, Askatasuna è un nome che in basco significa "libertà", utilizzato furbamente per coprire un’occupazione abusiva di un bene demaniale e l’organizzazione di una lunga serie di violenze. La sua storia ventennale non è quella di un innocuo circolo culturale, ma l’esempio lampante della tolleranza di cui hanno goduto a Torino i movimenti antagonisti a discapito dell'ordine pubblico. Nonostante le numerose ingiunzioni di sgombero emesse dalla magistratura, l'esecuzione è sempre stata bloccata. La motivazione, inaccettabile per chi crede nello stato di diritto, è sempre la stessa: la paura che un intervento delle forze dell'ordine possa scatenare una guerriglia urbana. Questo immobilismo ha trasformato la Casermetta in una vera e propria zona franca, un simbolo del fallimento delle istituzioni nel ripristinare la legalità su un bene dello Stato.

Le violenze No Tav

Askatasuna non è un semplice luogo di ritrovo, ma la base logistica per l'ala più violenta del movimento No Tav e per i disordini che ciclicamente paralizzano il capoluogo.Gli attivisti che gravitano attorno al fortino sono stati protagonisti di scontri violenti e attacchi organizzati. I fatti più gravi e ricorrenti sono legati ai tentativi di assalto ai cantieri Tav in Val di Susa, dove i militanti mettono in atto vere e proprie guerriglie che li vedono contrapporsi alle forze dell'ordine. La violenza che utilizzano è atta ad arrecare il peggior danno possibile con oggetti contundenti, petardi e razzi, con l'obiettivo di sabotare un'opera pubblica strategica per il Paese. Tali azioni sono state il pilastro della Procura per sostenere l'accusa, poi caduta, di "associazione per delinquere". L'identità violenta di Askatasuna si conferma intatta anche negli ambiti urbani, dimostrando come il centro sociale riesca a capitalizzare ogni occasione di protesta per scatenare la guerriglia, con infiltrazioni utili a scatenare i disordini.

Le guerriglie urbane

Nel febbraio e marzo del 2023, Torino è stata ostaggio di quella che le cronache hanno definito una vera e propria guerriglia urbana in solidarietà all'anarchico Cospito, detenuto al 41-bis. Il centro sociale ha svolto un ruolo di primo piano nella mobilitazione, culminata in scontri violentissimi. I manifestanti, molti dei quali identificati come legati ad Askatasuna, hanno devastato il centro cittadino usando sassi, bottiglie, bastoni e cartelli stradali come armi. Il bilancio di quei cortei fu pesante: poliziotti feriti, vetrine di negozi distrutte, atti di vandalismo contro banche e l'incendio di cassonetti e autovetture. Terminata la "moda Cospito", i cortei a sostegno della Palestina sono diventati il nuovo terreno di scontro: le forze dell'ordine hanno identificato militanti di Askatasuna tra i soggetti che hanno cercato di forzare i cordoni di sicurezza per raggiungere e contestare eventi istituzionali o accademici, come convegni al Politecnico o eventi con la presenza di ministri. Episodi che hanno provocato feriti tra gli agenti e tentativi di irruzione in sedi istituzionali come il Salone del Libro, dimostrando che il collettivo trasforma sistematicamente il dissenso in violenza fisica e aggressione al potere costituito. Gli ultimi esempi sono l'evento nella redazione de La Stampa e le violenze di Bologna durante Virtus-Tel Aviv.

Il maxi-processo

Il maxi-processo che ha coinvolto decine di attivisti aperto per i fatti No Tav, pur avendo portato a ben diciotto condanne per reati quali violenza e resistenza, ha visto l'assoluzione dall'accusa di associazione per delinquere "perché il fatto non sussiste". La Procura, che sosteneva l'esistenza di una struttura criminale organizzata dedita alla violenza, ha visto crollare la tesi più grave, lasciando così intatta la narrazione degli antagonisti di essere solo "conflittuali" e non "criminali". Ma i tempi sono maturi per prendere una decisione seria e ferma sul centro sociale, che non può continuare a essere il punto organizzativo per le violenze in città e non solo. "Il centro sociale Askatasuna va chiuso. Noi da tempo l'abbiamo detto, anche come Forza Italia.

Ci sono state tante manifestazioni di FI per chiedere che vada chiuso questo centro sociale anarchico, perché è fonte costante di aggressione e di violenza", ha dichiarato il vicepremier Antonio Tajani.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica