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Caffè corretto censura

Bevuto il caffè, mi dico: ma vuoi che in Italia ci sia il bavaglio della sinistra? Impossibile, penso. Accendo la tv e vedo la gazzarra in Parlamento degli amici di Hannoun che vietano a un deputato di destra di fare una conferenza stampa

Caffè corretto censura
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Ieri mattina ho scoperto di non poter pubblicare inchieste sul Covid, perché «ne riparleremo presto». Nero su bianco. Dai vertici del Pd. Così ho pensato di prendermi un caffè, come fanno gli italiani normali al mattino. Ma pochi minuti dopo, ho scoperto pure di far parte di una «pericolosissima lobby gay». Scusate se uso la parola gay e non quello scioglilingua da latte alle ginocchia Lgbtq+ che va tanto di moda in questi tempi oscuri. Di tale lobby farebbe parte il povero Massimo Giletti, che sappia io è stracolmo di fidanzate, un pizzico di Alfonso Signorini, che credo di avere incrociato una volta in vita mia in un ristorante a Milano mentre pagava il conto, e un fantomatico Signor B. di cui non voglio ipotizzare il nome perché non vorrei scoprire che magari è un mio vicino di casa, pur certo che non possa essere il grande Massimo Boldi, visto che l'hanno cacciato dai tedofori per aver detto che gli piace la «figa». Il tutto perché il Giornale fa il suo mestiere e pubblica un'inchiesta sul Covid ai tempi di Giuseppe Conte e del M5s e nuovi dettagli sull'affaire Sangiuliano, dove si scopre che il conduttore di Report Sigfrido Ranucci si scriveva proprio in quei giorni roventi con la Boccia.

Così, bevuto il caffè, mi dico: ma vuoi che in Italia ci sia il bavaglio della sinistra? Impossibile, penso. Accendo la tv e vedo la gazzarra in Parlamento degli amici di Hannoun che vietano a un deputato di destra di fare una conferenza stampa. Forse dovrei passare al tè.

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