Leggi il settimanale

Carc, pro Pal e sinistra estrema in piazza. A Roma gli antagonisti bruciano foto di Meloni e Nordio

A Roma la manifestazione più corposa, corteo anche a Torino sotto la pioggia battente, a Bologna sfilano i no cpr. Slogan e cartelli contro il governo e le "guerre imperialiste a danno dei popoli". Attacchi al governo, ma anche a Trump e Israele

Carc, pro Pal e sinistra estrema in piazza. A Roma gli antagonisti bruciano foto di Meloni e Nordio
00:00 00:00

È partito da piazza della Repubblica, a Roma, il corteo per dire "no al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida". È questa infatti la frase del "Comitato per il no sociale" stampata sullo striscione in testa. "Giù le mani dall'Iran" e "Giù le mani da Cuba" si legge su alcuni cartelli esposti dai manifestanti. Su altri "Diciamo no all'Italia peggiore" con i volti di Salvini, Bossi e Santanchè. E "L'Italia ripudia i ministri traditori della Costituzione". Numerosi i riferimenti alla Carta, come un fantoccio di una donna con i colori della bandiera italiana stesa su un lettino d'ospedale. Sotto, una croce e la scritta rossa "Costituzione". Una ragazza ha il volto completamente truccato di nero, mentre al centro, dagli occhi alle guance, in bianco, il "No" che fa da leitmotiv alla manifestazione. Tra i gruppi arrivati dalle altre regioni d'Italia anche i collettivi da Torino e Napoli.

Non sono mancati i momenti di tensione con due cartelloni, uno con l'immagine della bandiera degli Stati Uniti e uno con la foto del presidente Usa Donald Trump, bruciati quando il corteo aveva raggiunto via Cavour. Nello stesso momento un gruppo di manifestanti ha esposto uno striscione con su scritto "Contro le aggressioni imperialiste-Difendere Cuba socialista". In fiamme anche una bandiera di Israele.

A piazza dell'Esquilino bruciati con i fumogeni due cartelloni che ritraevano la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro Carlo Nordio, nel corso del corteo a Roma. La prima immagine raffigurava la premier mentre teneva a guinzaglio e con la museruola il ministro della Giustizia. Sopra la scritta: "No al vostro referendum". Mentre la seconda fotografia rappresentava la stretta di mano tra Meloni e Netanyahu con su scritto: "No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati".

Un gesto stigmatizzato anche da sinistra e magistrati. "'Il M5S è contrario ad ogni forma di violenza e a gesti che la richiamano. Per questa ragione condanno senza esitazioni e con fermezza quanto accaduto poco fa in piazza a Roma, dove sono state bruciate le immagini della premier Giorgia Meloni e del ministro Carlo Nordio", ha detto Giuseppe Conte, "Questo governo deve andare a casa con la forza delle idee e della democrazia, non a colpi di odio e violenza. Mancano una manciata di giorni all'appuntamento del referendum, a chi scende in piazza oggi e nei prossimi giorni dico: continuiamo a spiegare e ribadire le ragioni del NO democraticamente, con aperte discussioni. Rifiutiamo tutti le manifestazioni di violenza che anzi si prestano alle strumentalizzazioni di chi vuole dipingere il vasto popolo del NO come un coacervo indistinto di odio e intolleranza".

"Pensare che bruciare le immagini di Nordio e Meloni sia un atto che contenga un qualche senso è quanto di più distante dal nostro modo di intendere questa campagna referendaria. Credo che la stanchezza per questo tipo di rivendicazioni sia oramai trasversale e collettiva", ha aggiunto il presidente del Comitato Giusto dire No, Enrico Grosso, "Solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio".

"Esprimiamo la nostra solidarietà alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio per quanto accaduto al corteo di Roma", afferma poi l'Associazione nazionale magistrati (Anm), "Il nostro invito ad abbassare i toni nel corso di questa campagna referendaria è sempre valso e sempre varrà per chiunque e a prescindere dai propri orientamenti personali e collettivi”.

Manifestanti sono scesi in piazza anche in altre città. Come a Torino, dove, nonostante la pioggia battente, ad aprire il coteto è uno striscione che recita: "Criminale è chi sostiene il genocidio. Contro le aggressioni di Usa e Israele. Free Palestine Free Iran". "Ancora una volta, nonostante la pioggia, siamo in piazza - hanno spiegato dal microfono - perché pensiamo ci sia l’urgenza impellente di prendere la parola per dire ancora una volta no a guerre imperialiste a danni dei popoli”.

“Contro le aggressioni violente alla Palestina e all’Iran e contro i decreti che cercano di silenziare il dissenso nel Paese vogliamo rispondere con la mobilitazione nelle piazze - hanno aggiunto - abbiamo imparato dalla Palestina cosa vuol dire resistere e lottare per un mondo giusto contro un sistema che si regge sulla sopraffazione. Solo il popolo può salvare il popolo, solo noi possiamo salvare questa guerra e abbiamo il dovere di farlo. Vogliamo che si interrompano i rapporti con Israele, che si interrompa la produzione di armi sul nostro territorio, vogliamo la libertà per tutti i popoli non vogliamo elemosinare la dignità , i palestinesi ci hanno insegnato che non bisogna lottare per sopravvivere ma per vivere felici e liberi”, hanno detto ancora.

Diverse centinaia di manifestanti sono scese in piazza a Bologna per protestare contro le politiche del governo Meloni: "Diciamo no ai Centri di permanenza per il rimpatrio e al decreto sicurezza". Ma anche "no al referendum sulla giustizia, al carovita, al riarmo, alla guerra e ai suoi re- despoti" affermano i presenti, mentre sfilano per il centro, tenendo strette in mano le bandiere della pace, e con lo slogan "Donna vita libertà". Il corteo, promosso dalla rete No Cpr, a cui hanno aderito una sessantina tra movimenti, associazioni e sindacati, è partito da piazza XX Settembre e si dovrebbe concludere a piazza San Francesco. Tra gli altri, alla protesta anche il municipio sociale autogestito Labas, il Tpo, la sigla Fiom Cgil e i consiglieri comunali Detjon Begaj e Simona Larghetti. "Vogliono costruire nuovi Cpr anche in Emilia-Romagna, fanno fermi preventivi per chi manifesta e colpiscono la deontologia medica", spiega un'attivista poco prima della partenza, riferendosi all'inchiesta sui certificati anti-Cpr, che ha coinvolto il reparto di malattie infettive dell'ospedale di Ravenna.

Al corteo, dice, "c'è anche uno spezzone sanitario, con lo striscione 'la cura non è reatò per esprimere loro solidarietà". "Diciamo no ai Cpr a Bologna e ovunque: questa è una battaglia regionale e cittadina contro un modello razzista che i viola i diritti umani" ha aggiunto il Begaj.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica