Tiene banco il caso delle liste dei giuristi, ex giudici della Consulta, che voteranno Sì al referendum della Giustizia. Dopo la scoperta de Il Giornale sui messaggi Whatsapp nella chat dei costituzionalisti del No sul trio composto da Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e da Nicolò Zanon, il centrodestra ha reagito. La sottolineatura sia di Fratelli d'Italia sia della Lega riguarda la "gravità" di quanto emerso. "Altro che difesa della Costituzione - ha detto Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega: qui siamo davanti a una battaglia di potere condotta da correnti che vogliono intimidire e delegittimare. Il referendum di marzo serve proprio a questo: restituire credibilità alla giustizia, separare le carriere e mettere fine a un sistema chiuso e autoreferenziale. Chi reagisce con la gogna dimostra di avere paura del cambiamento".
Pure Fratelli d'Italia, con il senatore Salvatore Sallemi, vicepresidente del gruppo e componente della commissione Giustizia, è intervenuto. "Una vera e propria gogna, una caccia alle streghe. Solidarietà a questi insigni giuristi colpiti dal furore ideologico di quella parte della magistratura che difende lo status quo per continuare ad usare la giustizia per fini politici", ha fatto presente il meloniano. Nella chat dei costituzionalisti del No, è circolata la tesi secondo cui anche la Consulta fosse diventata vittima delle correnti. E questo a causa della posizione favorevole al Sì espressa da Barbera, Prosperetti e Zanon.
Infine, Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, ritiene che questo sia l'ennesimo caso in grado di comprovare la necessità di un cambiamento: "Le reazioni scomposte, le falsità sistematiche e il dileggio contro chi sostiene la riforma non sono un incidente di percorso: sono la prova che il sistema si sente
minacciato. E quando i privilegi vengono messi in discussione, chi li detiene reagisce sempre allo stesso modo. Ecco perché la riforma va portata fino in fondo, senza arretramenti e senza timidezze", chiosa l'europarlamentare.