La scomparsa di Umberto Bossi scuote profondamente il mondo politico italiano, a partire dal suo popolo, la comunità leghista che si stringe attorno alla famiglia del suo fondatore con affetto e commozione. Il dolore attraversa militanti, dirigenti e simpatizzanti, consapevoli di aver perso una figura che ha segnato in modo indelebile la storia del movimento.
A testimoniare la portata del lutto è innanzitutto Matteo Salvini che decide di cancellare tutti gli impegni in agenda per fare immediato rientro a Milano. E scrive: «Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Ciao, Capo. A Dio». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (foto a sinistra), «esprime il suo sincero cordoglio per la scomparsa di un leader politico appassionato e un sincero democratico». Giorgia Meloni (foto a destra) affida ai social parole che riconoscono il ruolo storico del leader leghista: «Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra».
All'interno della Lega, il ricordo è carico di riconoscenza e identità. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana fa notare come nel giorno della Festa del Papà sia venuto a mancare il padre della Lega, «per me un padre politico. È un dolore profondo e lacerante». Giancarlo Giorgetti posta una foto in sua compagnia. Gian Marco Centinaio sottolinea come Bossi sia riuscito a costruire una comunità attorno a ideali destinati a durare nel tempo. Roberto Calderoli sottolinea la profondità del loro rapporto. «Siamo cresciuti insieme, invecchiati insieme, affrontato gioie e malattie insieme. Perdo papà Umberto, perché per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e politico».
Il cordoglio travalica però i confini della Lega e coinvolge l'intero arco parlamentare. Giuseppe Conte riconosce in Bossi «un protagonista della storia politica recente del nostro Paese». Matteo Renzi definisce il Senatùr «un pezzo di storia repubblicana. L'ho conosciuto personalmente tardi, ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica». Pierluigi Bersani saluta «l'avversario più dignitoso che ho avuto, e alla fine quello a cui ho voluto più bene».
Dal centrodestra arrivano parole che intrecciano memoria personale e riconoscimento politico. Guido Crosetto ricorda un rapporto personale fatto di stima e di amicizia, sottolineando il pragmatismo del leader leghista: «Era di buonsenso, mai superficiale e molto realista».
Antonio Tajani piange un «protagonista di primo piano del cambiamento in Italia», oltre che grande amico di Berlusconi. Il ministro Paolo Zangrillo aggiunge che Bossi «credette nel sogno politico di Berlusconi, un patto costruito su valori comuni», nel segno della libertà.
Maurizio Gasparri ne evidenzia il coraggio e la capacità innovativa, mentre Ignazio La Russa definisce Bossi «un gigante» per la sua capacità di interpretare l'umore del Nord. Il ministro Giuseppe Valditara, infine, saluta il «coraggioso alfiere della libertà».