L'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro verrà sentito in Commissione parlamentare antimafia nell'ambito dell'inchiesta sul clan Senese, già affrontata dalla commissione durante il filone che ha riguardato "Affari di famiglia e Hydra". Come si apprende da fonti della presidenza la Commissione "procederà alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell'ordine, polizia e Gdf, Dap, l'Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario, nel rispetto dei principi di rigore, trasparenza e tempestività che ne caratterizzano l'azione istituzionale".
La decisione di procedere in questo modo, in piena trasparenza, è stata assunta con piena condivisione da parte della maggioranza, che ha altresì voluto evidenziare la necessità di fare chiarezza sulle modalità con cui informazioni relative a un'indagine in corso, di particolare delicatezza, siano state diffuse a mezzo stampa. La Commissione ribadisce il proprio "impegno a garantire il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto delle prerogative dell'autorità giudiziaria e a tutela della correttezza delle istituzioni".
Le accuse dell'opposizione
"Le notizie che arrivano dalla Procura di Roma sul caso del ristorante di cui era socio l'ex sottosegretario Delmastro sono ogni giorno più inquietanti", dichiara in una nota Chiara Braga, capigruppo Pd alla Camera. "Si parla di capitali mafiosi e alla giovane diciottenne socia a sua insaputa dell'esponente di FdI è stato notificato un avviso a comparire. Notizie sinceramente preoccupanti anche alla luce dell'affermazione della premier Meloni quando avrebbe sostenuto che non avrebbe più coperto nessuno. Dunque cosa sapeva? come è potuto accedere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla giustizia, sia potuto essere coinvolto in un'attività commerciale che avrebbe aiutato 'l'associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese'? Poiché è stata lei stessa a pretenderne le dimissioni, spetta ora a lei chiarire la vicenda al più presto in Parlamento. Il giorno in cui si festeggia il successo di inchieste contro la famiglia dei Casalesi, è davvero sconcertante che il governo scelga di chiudere gli occhi di fronte alla vicenda Delmastro".
"A nome di Italia Viva ho chiesto all'Ufficio di presidenza un approfondimento preciso e urgente su Delmastro e la vicenda del ristorante di Roma di cui era socio l'ex sottosegretario. Ritengo necessario che lo stesso Delmastro venga audito dalla Commissione Antimafia". Lo ha detto la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, al termine della riunione dell'Ufficio di presidenza della Commissione Antimafia. "È ineludibile accendere un faro sulla questione, verificando ogni aspetto e ascoltando tutte le persone in grado di dare al Commissione e al Parlamento un quadro preciso della vicenda, anche alla luce dei risvolti che emergono dalle indagini", aggiunge Paita.
"Adesso c'è la conferma dalle indagini della procura di Roma: l'ipotesi concreta è che la società 'Le 5 forchette Srl', di cui facevano parte Andrea Delmastro e altri tre esponenti di Fdi, fosse uno strumento di riciclaggio del denaro del clan senese", scrivono in una nota i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato (Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato). In sostanza - si legge - nel dicembre 2024 quella società sarebbe nata come ennesima 'lavatrice' per ripulire tanti soldi provenienti da attività gravemente illecite della criminalità organizzata e per, citando gli inquirenti, permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche. Per essere una 'leggerezza', come hanno detto Delmastro e la ex vicepresidente della regione Piemonte Elena Chiorino, è stata piuttosto grave. A proposito, la regione Piemonte pensa di tenere ancora come assessore multi-delega una persona coinvolta in una vicenda tanto indecente? Le dimissioni a metà di Chiorino sono state l'ennesima vergogna rifilata da Fdi a tutta Italia, l'ennesima dimostrazione di una classe dirigente indecente attaccata al potere.
Infatti fino alla batosta referendaria secondo Giorgia Meloni la 'leggerezza' di Delmastro era un peccato veniale per il quale poteva tranquillamente continuare ad amministrare la giustizia italiana. Ci sono voluti 15 milioni di no per dare uno scossone al castello di arroganza edificato da Meloni e da tutto il governo, ma evidentemente altri potenti segnali di dissenso dovranno arrivare dai cittadini esausti".