Il dibattito sul referendum si fa sempre più infuocato. Legittimo in una democrazia, ma quando si passa alla violenza allora scatta l’allarme. Chi vota Sì è nel mirino: non solo viene accostato a CasaPound, agli imputati e alla massoneria deviata, ma viene anche insultato nel corso di un’iniziativa per sostenere la riforma. E quanto accaduto a Chieri, in provincia di Torino, è il sintomo di come l’intolleranza della sinistra abbia assunto contorni sempre più preoccupanti.
Questa mattina, davanti al gazebo divulgativo di Fratelli d’Italia, alcuni ragazzi - “a cui il Comune aveva concesso uno spazio per la vendita di libri” - hanno esposto dei cartelli che contenevano scritte “gravemente offensive”. Tanto che, per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente, è stato necessario l’intervento delle Forze dell’ordine. Solo grazie alla professionalità degli uomini in divisa è stata riportata la calma per garantire il regolare svolgimento delle attività autorizzate.
La denuncia è arrivata da Davide Nicco, presidente del Consiglio regionale del Piemonte, secondo cui è stato ormai superato il limite della dialettica civile: “Se per un referendum si arriva alla degenerazione violenta della politica, con insulti organizzati e l’intervento della forza pubblica, significa che stiamo imboccando una strada pericolosa per la nostra democrazia”.
Alla sinistra bisogna ricordare che il referendum è uno strumento alto di partecipazione popolare, previsto dalla Costituzione per consultare i cittadini. Schierarsi per il Sì è legittimo. Così come lo è fare propaganda per il No, a patto che non si usi la campagna elettorale come pretesto per aggredire verbalmente e delegittimare politicamente l’avversario. Perciò Nicco si è rivolto alle opposizioni che stanno inondando i salotti televisivi e i social per mettere il bastone tra le ruote al referendum: “Il dissenso è legittimo, l’intimidazione no. L’insulto non è mai militanza: è solo un segno di impoverimento del confronto pubblico. Non possiamo accettare che il clima politico degeneri fino a richiedere l’intervento della forza pubblica per garantire la libertà di espressione. La democrazia si difende con il rispetto, non con l’odio organizzato”.
Anche Fabrizio Bertot, segretario provinciale del partito, ha condannato il modus operandi della sinistra e del fronte del No al referendum: “Hanno cercato di intimidire gli amici di Fratelli d’Italia di Chieri imbrattando la zona del nostro gazebo con volantini abusivi ricchi dei
soliti insulti e delle noiose minacce. Nessun problema. Loro sono loro e noi siamo dall’altra parte. Da quella del popolo, da quella dello Stato, da quella dei cittadini onesti. E soprattutto da quella del Sì al referendum”.