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I sondaggisti ora gelano le tesi del campo largo. "Ha vinto il No, non loro"

Noto: "Il voto al referendum è stato fluido". Centrodestra ancora in vantaggio sui rivali

I sondaggisti ora gelano le tesi del campo largo. "Ha vinto il No, non loro"
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Tra i dati dei sondaggisti e i consigli (non richiesti) al campo largo, la narrazione dell'«avviso di sfratto» al governo dopo il No al referendum, rischia di risultare come un effetto ottico. Intendiamoci: il colpo, per il centrodestra, è innegabile, ma il rovescio del Sì non implica automaticamente la strada spianata verso Palazzo Chigi per il centrosinistra.

Un voto politico, ma non tout court. Lo dice, al Giornale, Antonio Noto. Lo ribadiscono, a Elly Schlein e Giuseppe Conte, osservatori progressisti come Fausto Bertinotti e Massimo Cacciari. Al referendum «non ha vinto una coalizione, è oggettivamente sbagliato dire che ha vinto il centrosinistra e ha perso il centrodestra», ci spiega il direttore di Noto Sondaggi. Che sostanzia la sua analisi parlando del Sì e del No come di due schieramenti più fluidi di quanto si possa immaginare a uno sguardo superficiale. «Questo referendum commenta Noto - è stato vissuto come una sorta di elezione politica da parte dei leader. Nella realtà questo è falso. Si tratta di dati oggettivi. Se andiamo a vedere tra i partiti di opposizione, il 13-14% degli elettori di Azione ha votato contro l'indicazione di Calenda, che era per il Sì. Anche nel centrodestra in media il 13-14% ha votato contro l'indicazione dei partiti, ma nessuno ha detto che non si riconosceva più nel suo partito». Secondo lo studioso, che cita la sua ultima rilevazione per Porta a Porta risalente al giorno successivo al risultato del referendum, sono due i motivi che hanno spinto molti elettori a votare in difformità rispetto alla linea. «Il primo è un giudizio sul merito della riforma, il secondo è l'intento di dare una sveglia al proprio partito», ragiona. Si spiegano così le variazioni contenute registrate nel consenso delle forze politiche. Anche Nando Pagnoncelli, sul Corriere della Sera, pur rilevando dei cambiamenti più significativi, parla comunque di «contraccolpi contenuti» sui partiti. «Noi pensiamo che un elettore sia sempre un elettore militante, che condivide il 100% della linea del suo partito, ma nella realtà questo è falso - riflette ancora Noto - gli elettori condividono al 60-70% le posizioni del partito per cui votano. Perciò, un elettore di Fratelli d'Italia può votare No al referendum ma domani voterebbe lo stesso quel partito». Da qui, citando il sondaggio di Noto, il solo mezzo punto perso da FdI e lo 0,5% guadagnato dal Pd. Dunque, nonostante le difficoltà del centrodestra, il risultato del voto non implica automaticamente la remuntada del campo largo. E tra le ragioni della difficoltà nel leggere i risultati referendari c'è sicuramente, dice Noto, «il fatto che questo referendum ha visto la partecipazione di un elettorato che non aveva un partito come punto di riferimento e ha votato al referendum proprio perché non c'erano i partiti».

Se n'è accorto sicuramente l'ex presidente della Camera Bertinotti. «C'è stata una rivolta dal basso verso l'alto ma non c'è automatismo per le politiche», ha avvertito, parlando con La Stampa. Ed è diventato «virale», sui social, lo sfogo di Cacciari, andato in onda nell'ultima puntata di Accordi e Disaccordi, sul Nove.

«Pensate che col No al referendum avete trovato l'unità delle forze - per usare un eufemismo - del centrosinistra? Di che unità parla la Schlein?», ha incalzato davanti a Giuseppe Conte, presente in studio. Uno scossone, più che una rivoluzione.

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