"L'Italia non sta dietro alla Meloni". L'assurda teoria di Di Battista

L'ex grillino prova a sminuire: "È stata votata dal 25% degli italiani e ha votato il 63% degli aventi diritto". Il tentativo (curioso) di smussare l'affermazione del centrodestra

"L'Italia non sta dietro alla Meloni". L'assurda teoria di Di Battista
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Una tesi sostenuta per vera certezza personale o per auto-convincersi di una realtà che non esiste? Alessandro Di Battista, sempre puntuale nel salotto televisivo di Dimartedì su La7, ha indossato i panni di commentatore della situazione politica in Italia e non ha risparmiato i soliti giudizi sulle vicende di attualità al centro del dibattito del nostro Paese. Il tutto poi è sconfinato in un'osservazione che ha l'obiettivo di smorzare i toni di entusiasmo del centrodestra alla luce del risultato delle elezioni politiche che si sono tenute il 25 settembre 2022: l'Italia non sta con Giorgia Meloni. Una teoria che lascia il tempo che trova.

L'ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha portato alcuni dati a sostegno della sua posizione, per convincere i telespettatori che tutto sommato non ha basi solide la narrazione secondo cui l'attuale presidente del Consiglio può godere del sostegno della gran parte dell'Italia. A tal proposito Di Battista si è soffermato su due elementi: prima ha sottolineato che Fratelli d'Italia ha ottenuto il 25% dei voti (in realtà 26%, per essere precisi) e poi ha voluto porre l'accento sull'affluenza che si è attestata al 63% (anche se ha sfiorato il 64%, se si vuole essere davvero puntigliosi).

"Ascolto un po' di retorica, sento sempre: 'C'ha il favore, c'ha la gente dietro, il sostegno...'. La Meloni è stata votata alle ultime elezioni politiche dal 25% degli italiani e ha votato il 63% degli aventi diritto. Quindi questa storia che il Paese sta dietro alla Meloni è falsa numericamente", ha affermato Dibba. Lo schema che vuole portare avanti è chiaro: il centrodestra si è affermato nettamente come coalizione, ma la portata della vittoria va ridimensionata a causa della bassa partecipazione al voto. La scarsa affluenza diventa una colpa di chi si afferma alle urne? Magari l'ex 5 Stelle dovrebbe interrogarsi sul motivo di una platea così vasta di astensionisti, tra cui figurano molti elettori grillini delusi dal Movimento una volta entrato nel palazzo della politica.

E di certo non si dimenticano gli atteggiamenti promossi dal M5S nel 2018, che in occasione delle elezioni politiche portò a casa il 32% circa con il 73% di affluenza. In quel caso neanche i grillini riuscirono a raggiungere il 50% dei consensi, eppure Di Battista&Co. si animarono con battaglie convinti di avere il sostegno del popolo. Evidentemente l'affluenza diventa un'arma da usare solo se a trionfare è il centrodestra.

In conclusione Dibba si è lasciato andare a un ulteriore commento: "Basti guardare anche le elezioni in Sardegna...". Bene, il centrodestra ha ottenuto poco meno del 49% mentre il campo largo giallorosso viaggia sul 43%. Un divario netto. Certo, va riconosciuto che la candidata Alessandra Todde ha ottenuto maggiori preferenze rispetto a Paolo Truzzu.

Ma i dati parlano di un centrodestra che, a livello di coalizione, continua a poter vantare l'appoggio di un'abbondante parte di italiani. Con buona pace di Di Battista che prova a smussare l'affermazione dell'attuale maggioranza.

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