Nella puntata di Report andata in onda ieri su Rai Tre, il conduttore Sigfrido Ranucci è tornato sul caso di Nicole Minetti e, in particolare, sullo scontro con il ministro Carlo Nordio per le dichiarazioni rilasciate al programma “È sempre Cartabianca”, su Rete 4, sulla possibile presenza del ministro nel ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Il ministro della Giustizia pare abbia intrapreso le vie legali per tutelarsi e Ranucci, prima della puntata, ha comunque voluto specificare dai social che “davanti all'eventuale denuncia del ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l'azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese”.
Quindi, una volta in onda, ha ripercorso la vicenda spiegando di essere “stato accusato di aver dato una notizia non verificata” e ha ripetuto le sue parole: “Siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore, dove una fonte ci ha detto di aver visto Nordio i primi giorni di marzo in Uruguay e di averlo visto nel ranch di Cipriani. Stiamo verificando una pista e quindi la prendiamo con il beneficio dell'inventario”. Una verifica in corso non è una verifica effettuata, a rigor di logica, perché significa che deve essere ancora completata. Ma Ranucci dal suo punto di vista, dà un’altra lettura alla vicenda: “Ora sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po' diversa”.
Nei fatti, però, in concretezza, la notizia non è verificata. Però è stata intanto fatta circolare, è stata diffusa e, si sa, una volta che una notizia entra nell’etere o nel web è difficile da fermare anche se, a verifica conclusa, dovesse rivelarsi non corretta. L'ad Rai, Giampaolo Rossi, in un'intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, ha spiegato che l’azienda difende “il giornalismo d'inchiesta. Ma non quello fondato su fonti non verificate”. La Rai, ha aggiunto, “ha a cuore il giornalismo d'inchiesta che fa parte della sua storia. Ma il Servizio Pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un'accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Ranucci era stato autorizzato ad andare in una trasmissione per presentare il suo libro, non per partecipare a un talk”.
Sul caso è intervenuta anche Giusi Bartolozzi, ex capo di Gabinetto del ministro della Giustizia: “Non mi farò travolgere da questa vergognosa macchina del fango. Non più. Non conosco i signori Cipriani, padre o figlio che sia, né tantomeno la signora Minetti. Non ho mai parlato con loro né li ho mai incontrati. Ranucci vorrà poi spiegare quali siano le fonti di stampa secondo cui avrei gestito la richiesta di grazia. Per la vicenda in questione, non ho mai avuto contatti né con gli uffici del Quirinale che hanno direttamente ricevuto l'istanza di grazia della signora Minetti, ne con le autorità giudiziarie interessate della relativa istruttoria, che è stata coordinata - in assoluta autonomia - dal competente Dipartimento per gli affari di giustizia del ministero”. Bartolazzi ha poi spiegato di aver “unicamente trasmesso al Quirinale, come sempre avviene, il provvedimento del ministro una volta firmato” e ha smontato le ricostruzioni fatte da Ranucci, anche quella di una colazione fatta dal ministro due anni fa a Venezia “con l'omologo americano in occasione del G7”, quindi ben prima della grazia firmata da Sergio Mattarella. “Questo non è giornalismo di inchiesta ma macchina del fango.
Queste mie parole di netta smentita non potranno mai avere la forza di un programma televisivo di prima serata, motivo per il quale Ranucci - o altri avventori che come lui azzarderanno falsità - sarà chiamato a risponderne nelle dovute sedi”, ha concluso Bartolozzi.