Al terzo posto del podio dei peggiori, questa settimana, il Pd che si schiera contro la proposta di legge sulla "Promozione e valorizzazione dei viaggi della memoria e del ricordo". L’intento del centrodestra in Regione Lazio è chiaro e più che condivisibile: "ricordare le vittime degli orrori del nazifascismo e del comunismo titino" in modo da "prevenire il ripetersi di simili tragedie". Sacrosanto, tutti dovrebbero essere d'accordo. Il Pd, invece, si tira indietro accusando appunto il centrodestra di riscrivere la Storia in modo sbagliato e ideologico. "Così come presentato è irricevibile e ambiguo – dicono – poiché a una equiparazione tra la Shoah e le Foibe". E dove sta il problema? Forse che, per certa sinistra, gli italiani infoibati sono vittime di serie B? La polemica è pretestuosa, soprattutto a fronte dell'incredile spaccatura che è consumata nel partito, a pochi giorni dalla giornata della memoria, sul contrasto all'antisemitismo. I riformisti si sono infatti rifiutati di firmare un ddl debole che mira a non infastidire troppo le piazze pro pal a cui la sinistra ammicca di continuo.
Sul secondo gradino abbiamo Alessandro Barbero, ex docente di Storia medievale arruolato dal "fronte del no" contro la riforma della giustizia. Ormai manca poco al voto e la campagna elettorale, purtroppo, si colora anche di variopinte tesi per gettare discredito sulla legge Nordio. Anche Barbero, non sappiamo bene con quali competenze in materia, si è sentito in dovere di dire la sua. Ci fa sapere che al referendum voterà "no". Per tutta una serie di ragioni che esperti (molto più autorevoli di noi in materia) hanno fatto letteralemente a pezzi facendo notare enormi strafalcioni di contenuto. A noi, comunque, interessa sottolineare due punti. Il primo, che non poteva mancare perché lo spauracchio della dittatura alle porte è un condimento che insaporisce qualsiasi invettiva del progressista perfetto, è il fantasma dello "stato autoritario". Il secondo è: "Sono un uomo di sinistra e anche io voterò No". Entrambi svelano l'ideologia di chi è contrario alla riforma. Una riforma che mira a una giustizia giusta sminando un Sistema che da decenni dà prova di essere tutt’altro che giusto.
Al primo posto c'è la sinistra che si prepara alla missione artica. Li vediamo già: via la kefiah, su il colbacco; ammaina la bandiera del Venezuela, issa quella dell'Unione europea; inverti la rotta della Flotilla e lascia Gaza al suo destino; straccia i cartelloni "Palestina libera" e rispolvera un grande classico "Yankee go home". All'urlo "Giù le mani dalla Groenlandia", il campo largo ritrova l'unità nella coraggiosissima opposizione a Trump (adesso sì che il tycoon ha paura!) e nell'attacco (sai che novità!) alla Meloni. Dalla Schlein a Conte tutti a pretendere una presa di posizione del governo. Se non li sapessimo pacifisti duri e pure, ci verrebbe quasi da temere che vogliano muore guerra agli Stati Uniti. Di sicuro troverrebbero un alleato in Francia dove Emmanuel Macron gioca a fare il duro con Trump. Forse, ora che la sua carriera politica è bella che finita, sgomita per un posticino a Bruxelles. Chissà! Sta di fatto che, con percentuali al lumicino, non rappresenta più nemmeno i francesi.
Eppure non fa altro che alzare polveroni che dividono i Paesi dell’Unione europea e creano nuove frizioni con Washington. E intanto i nemici dell’Occidente si fregano le mani. Ma finiscono tutti quanti sempre a schiantarsi contro un muro quando, anche questa volta, l'accordo viene trovato.