A pochi giorni dall’apertura delle urne, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il costituzionalista Enrico Grosso si sono confrontati in tv – a Sky Tg24 – sul referendum sulla giustizia. Posizioni contrapposte sia sui contenuti della riforma sia sulle sue conseguenze, nessuna sorpresa dal faccia a faccia. Per quanto concerne l’affluenza, il Guardasigilli ha auspicato una partecipazione significativa al voto: "Spero che l'affluenza sia la più alta possibile, tra il 50 e il 60% almeno". Ha sostenuto che la riforma introdurrebbe "più garanzie" per i cittadini, in particolare attraverso la separazione delle carriere, e ha ribadito che "i due Csm resteranno assolutamente indipendenti ed autonomi". Sul meccanismo del sorteggio, invece, ha spiegato: "Eliminiamo il vincolo che lega elettori ed eletti. Il sorteggio non avviene tra passanti ignari, ma nell'ambito di magistrati valutati due o tre volte, che appartengono a un ordine superiore. Mi interessa che venga reciso questo vincolo con le correnti".
Di diverso avviso Grosso, che ha stimato "un'affluenza intorno alla metà degli aventi diritto" e ha avvertito che "se vincesse il Sì ci troveremmo di fronte ad un sistema che continua a proclamare che la magistratura è indipendente, ma mina l'effettività di quel principio". Secondo il giurista, la riforma inciderebbe soprattutto sul Consiglio superiore della magistratura, modificandone struttura e funzioni. "I costituenti vollero elettivo" il Csm e il cambiamento, a suo giudizio, non riguarda principalmente la separazione delle carriere, ma "modificare la struttura, la composizione e le competenze del Csm prevedendo il sorteggio, dividendo in due l'organo e togliendo al Csm la funzione disciplinare che è la più delicata".
Grosso ha inoltre sottolineato che non esiste un legame tra riforma ed errori giudiziari: "Non c'è alcun tipo di collegamento tra i casi di errore giudiziario e questa riforma", per poi aggiungere che tali errori sono fisiologici e già regolati da strumenti normativi. Il giurista ha anche respinto l’idea che la riforma rafforzi l’autonomia del pubblico ministero: "Non è vero che con la riforma il pm avrà maggiore autonomia rispetto ad ora", sostenendo invece che l’indipendenza attuale si fonda su "un Csm forte, autorevole ed elettivo".
Il confronto ha toccato anche il tema delle responsabilità dei magistrati. Nordio ha affermato che le sanzioni attuali per errori giudiziari sono spesso inefficaci, definendole "puramente platoniche, dei buffetti che non hanno avuto conseguenza nelle carriere dei magistrati". Grosso ha replicato: "Se quelle sanzioni non vi piacciono, se vi sembrano buffetti le può impugnare tutte ma non ne ha impugnato nessuna".
Sulle prospettive future, il ministro ha indicato come obiettivo una maggiore collaborazione istituzionale in caso di vittoria del Sì, auspicando un confronto con magistratura e avvocatura per le norme attuative. Grosso ha invece criticato il metodo seguito finora, sostenendo che non ci sia stato reale dialogo durante l’iter della riforma.
Infine, il giurista ha espresso preoccupazione per il clima del dibattito pubblico e per possibili effetti sull’equilibrio tra poteri dello Stato, affermando: "Non c'è scritto ovviamente dell'assoggettamento formale della
magistratura alla politica, ma di fatto così potrà avvenire". Ha concluso ribadendo che, a suo avviso, la riforma "non serve a risolvere i problemi della giustizia italiana" e invitando alla cautela nel modificare la Costituzione.