Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 22:10
In evidenzaAggiornato alle ore 22:10
Interni

La piazza rossa della violenza

I "partigiani" del 2025 non desiderano affatto liberarsi di chi si sente il custode violento dei valori del comunismo

La piazza rossa della violenza

Sembra una storia vecchia come la sinistra ma non è mai banale. È la violenza antica di chi sogna la rivoluzione e vive di ideologie assolute, dove non c'è spazio per lo sguardo degli altri, per chi non vive la vita come loro. È una legge della storia, i primi nemici di queste bande intolleranti sono i riformisti. È successo ieri a Torino, alla vigilia del 25 aprile, per ricordare che sono passati 80 anni dalla liberazione. La scena è beffarda e surreale. Il palco di piazza Castello si sta svuotando, i sacerdoti della festa politica e nazionale scendono e sfilano, la cerimonia è finita. Solo che c'è un corteo rumoroso che sta arrivando. È l'anima «sociale» della piazza, di tutte le piazze, e di quelli che si sentono il cuore sacro della sinistra e cantano «Bella Ciao» e «l'Internazionale», portano la kefiah d'ordinanza e bruciano le bandiere d'Israele. L'unica pace che vedono in Ucraina è il deserto russo. La loro libertà è la menzogna dello Stato assoluto. Si erano già fatti sentire durante la fiaccolata, con le parole dell'antagonismo finto anarchico. La rabbia si scatena quando vedono davanti agli occhi le bandiere dell'Ucraina e dell'Unione Europea. C'è qualcosa in quei colori che li fa impazzire. Ci sono le cariche e gli scontri contro i «radicali» di +Europa e i parlamentari renziani. Non sono degni della liberazione. Il guaio è che i «rivoluzionari» sono benedetti da quel che resta dell'Anpi. I «partigiani» del 2025 non desiderano affatto liberarsi di chi si sente il custode violento dei valori del comunismo. Sì, perché il comunismo è di nuovo l'architrave ideologico della sinistra italiana, come se il tempo, di fronte all'incertezza di questa lunga stagione caotica, viaggiasse a ritroso, ritrovando le radici di un totalitarismo che non è mai stato culturalmente davvero ripudiato. Allora la novità di questo 25 aprile va guardata in faccia. L'intolleranza dei rossi è tornata in piazza.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.