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Pro Pal chiamano una nuova piazza: “Stop a ogni accordo con Israele”. Sale l’allerta nella Capitale

In occasione della Nakba, le sigle per la Palestina hanno chiamato una doppia manifestazione, che sta attirando anche le sigle antagoniste

Pro Pal chiamano una nuova piazza: “Stop a ogni accordo con Israele”. Sale l’allerta nella Capitale
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Vogliono di nuovo bloccare tutto e le date sono due: 16 e 18 maggio (giorno dello sciopero generale). "78 ANNI DI GENOCIDIO, 78 ANNI DI RESISTENZA", è quanto denunciano i pro Pal che hanno dato appuntamento ai loro seguaci per la manifestazione che sabato si terrà nella Capitale alle ore 16 in quella che loro hanno ribattezzato come Piazza Gaza (ovvero Piazza dei Cinquecento). Tra le richieste c'è ovviamente un lungo elenco per sabotare le relazioni Italia-Israele: "Chiediamo la fine della complicità italiana con il governo israeliano, l’interruzione immediata della vendita e dell’esportazione di armi verso Israele, la cancellazione di ogni accordo militare, tecnologico, economico e di intelligence con Israele; a rottura degli accordi tra Comune di Roma, municipi e istituzioni italiane con lo Stato israeliano, l’interruzione del memorandum d’intesa tra Italia e Israele, la cessazione dell’accordo UE-Israele e di ogni cooperazione economica e militare con Tel Aviv". Tra gli appelli non manca quello per liberare i loro sodali capitanati da Mohammad Hannoun, oggi in carcere con l'accusa di essere il capo di Hamas in Italia insieme ad altri tre suoi collaboratori.

Al fianco delle formazioni palestinesi si inseriscono quelle antagoniste, con in testa i Carc che hanno pubblicamente sostenuto la manifestazione. Non è la prima volta che il partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo si schierano dalla parte dei gruppi palestinesi nelle manifestazioni e nei cortei, insieme alle altre realtà della sinistra radicale, come i centri sociali, le formazioni antagoniste e gli anarchici, che in massa hanno già confermato la presenza. Per lo più la questione palestinese è irrilevante nelle logiche di queste formazioni, che però da quasi tre anni a questa parte hanno capito di poterla “usare” per il proprio interesse e tornaconto per raggiungere l’obiettivo. Quale? Contestare il governo Meloni generando il caos nelle piazze. I Carc sostengono da tempo di voler rendere “ingovernabile il Paese” per forzare l’insediamento di un governo di blocco popolare e ogni occasione è utile, secondo loro, per creare disordini.

Antagonisti e anarchici, invece, se la prendono genericamente contro lo Stato e non hanno particolari ambizioni, se non quella di arrivare allo scontro con le forze dell’ordine, imbrattare i muri e, in generale, vandalizzare le città per poi prendersela contro lo Stato. Un copione noto, per nulla inedito. L’attenzione è massima, il corteo, come già accaduto in altre occasioni, potrebbe mutare improvvisamente aspetto e da semplice manifestazione pro Pal diventare l’inda violenta vista in altre occasioni, soprattutto per la presenza al suo interno dei sobillatori e degli elementi determinanti per provocare gli scontri.

In più occasioni, dopo cortei che sono diventati guerriglia, i manifestanti compatti hanno rifiutato l’idea degli "infiltrati", suggerita soprattutto dalla sinistra istituzionale per giustificare la violenza, che al contrario viene rivendicata come forma di ribellione. Ovviamente in totale spregio della legge e delle sue regole. Le manifestazioni del 16 e del 18 maggio, quindi, sono tra quelle che rischiano di essere segnate di rosso nel calendario.

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